UN’ALTRA SCOMODA VERITA’

Il movimento ecopacifista ed il complesso industriale-militare di Ermete Ferraro (*) Una “scomoda verità” è l’efficace titolo del docu-film di Al Gore sul riscaldamento globale del pianeta, che ci ha dimostrato che possiamo pensare agli Stati Uniti senza dovergli per forza associare concetti come globalizzazione, lotta al terrorismo islamico o guerra preventiva. Ebbene sì, la (pre)potenza mondiale che, nella sua megalomania, si ostina a chiamare se stessa “America” non è fortunatamente riducibile alla disastrosa e stereotipata immagine che ce ne siamo fatta in decenni di analisi dell’imperialismo statunitense, durante i quali gli USA, più che esportare “democrazia”, hanno letteralmente invaso il mondo col loro modello di sviluppo, distruttore di vite umane e di equilibri ambientali. C’è anche l’altra faccia degli Stati Uniti, rappresentata non solo da milioni di cittadini preoccupati per l’ambiente e desiderosi di pace, ma anche da moltissime personalità – della cultura, della politica e dello spettacolo e perfino dell’economia – schierate apertamente contro il cinismo di un’amministrazione che ha toccato il vertice dell’arroganza e dell’insensibilità nei confronti delle critiche che le piovono addosso, dall’interno e dall’esterno. In questi giorni il movimento pacifista si è mobilitato, in occasione dell’ultimo vertice del “Grandi” del mondo, per gridare forte e chiaro il suo NO! all’escalation delle politiche neoliberiste e guerrafondaie del governo Bush e dei suoi degni “alleati”, i cui enormi disastri il mondo intero sta pagando a caro prezzo, come è scritto nell’appello lanciato in tale occasione da varie associazioni italiane, ambientaliste e per la pace. In quel documento, infatti, il presidente degli Stati Uniti è accusato di aver fatto guerra: 1. alla pace ed al diritto internazionale, inventando la teoria della guerra preventiva e permanente; 2. alla convivenza pacifica, ponendosi a capo della crociata occidentale contro il mondo islamico; 3. alla pace in Medio Oriente, sostenendo la politica unilaterale di Israele; 4. alla democrazia, riducendo in nome della lotta al terrorismo i diritti individuali e collettivi; 5. alla giustizia, imponendo al mondo il liberismo economico e aumentando le disuguaglianze; 6. alla libertà, con il suo fanatismo religioso; 7. all’uguaglianza, facendo di ogni migrante un pericolo per la sicurezza; 8. al mondo intero, aggravando la catastrofe ambientale e il cambiamento di clima. Si tratta di “capi d’imputazione” sconvolgenti, che configurano una serie incredibile di “crimini contro l’umanità”, degni più delle corti internazionali di giustizia che dei pur polemici commenti dei media e di manifestazioni di protesta. Il “popolo della pace” – di cui fa parte anche VAS, che ha aderito alla manifestazione nazionale di sabato 9 giugno – fa benissimo, dunque, ad esprimere e diffondere l’opposizione a queste politiche scellerate, e soprattutto a chiarire le sue legittime proposte alternative. Esse vanno dal disarmo alla tolleranza inter-etnica ed inter-religiosa; dalle battaglie per i diritti umani e civili alle lotte per la giustizia sociale; dalle campagne per l’uguaglianza e l’accoglienza dei migranti a quelle per arrestare quanto prima la crisi degli equilibri ambientali e le conseguenze che ne derivano per il nostro Pianeta ed i suoi abitanti. Tutto questo va bene e sono state legittime e doverose anche le manifestazioni di protesta che – in Italia come in altri paesi europei – hanno accompagnato e seguito la decisione di ampliare, anziché ridurre, la perniciosa militarizzazione del territorio, concedendo terreni per nuove basi o allargando quelle preesistenti, in vista di strategie legate alle folli teorie sulla “guerra preventiva”. Bisogna però tener presente anche un’altra “scomoda verità”, forse più difficile da digerire di quella di cui si è fatto portatore Al Gore con la sua campagna internazionale contro le cause di un “global warming” ormai sotto gli occhi di tutti. Si tratta di quel legame indissolubile che unisce da sempre i guasti ambientali – sia locali sia globali – ad un modello di sviluppo, di difesa e di convivenza che porta in sé i semi della sopraffazione e della distruzione. Il fatto è che non è possibile ridurre i danni ambientali senza cambiare decisamente rotta e darsi priorità totalmente diverse, se non opposte. Non è possibile fronteggiare le catastrofiche conseguenze di uno sviluppo unilaterale, iniquo e senza limiti né scrupoli, se non ci si decide ad approfondire modelli alternativi, nonviolenti, equi e solidali, che troppo spesso restano generici slogans invece di concretizzarsi un gandhiano “programma costruttivo”. Non possiamo credibilmente cullarci nell’illusione che Bush – e la cosiddetta “America” di cui si pretende arrogantemente portavoce – siano gli unici e soli responsabili delle ingiustizie, dei guasti, delle guerre e di tutti i mali possibili, senza neppure sentirci un po’ complici di un sistema che ci pervade a tutti i livelli, omologandoci allo standard globalizzato di un consumismo energivoro e devastante. Non ha senso prendersela, giustamente, con le guerre a stelle-e-strisce di Bush ed accettare, allo stesso tempo, la necessità di una “difesa” che ci protegga dalla giusta rabbia di decine di milioni di sfruttati, emarginati e “diversi”, che quel modello lascia fuori della porta. Non possiamo limitarci a manifestare contro le guerre – da quelle vecchio stile a quelle “stellari” – se continuiamo a rimuovere, ormai da anni, il concetto stesso di antimilitarismo, liquidando a poco alla volta sia l’obiezione di coscienza al servizio militare (nel frattempo “promosso” a professione), sia l’obiezione fiscale alle crescenti spese militari del nostro Paese. Certo, è più che mai tempo di protestare, ma è anche tempo di prendere coscienza delle nostre stesse contraddizioni e dell’urgenza di scelte scomode, ma non più rinviabili, muovendoci nella direzione opposta a quella in cui ci sta portando la follia di quello che una volta veniva chiamato il “complesso militare-industriale”. E dobbiamo farlo rendendoci conto che quella logica di potere e di morte è sempre la stessa, anche se negli ultimi tempi sarebbe forse il caso di capovolgere quell’espressione, parlando di “complesso industriale-militare”, prendendo atto che gli interessi economico-finanziari sono sempre più predominanti e trainanti. La “scomoda verità” che dobbiamo riconoscere, a mio avviso, è che è finito il tempo di delegare scelte di questa portata ad una classe politica sempre più amorfa, compromessa e inaffidabile, perché l’unica rivoluzione può venire solo da noi, se ce la faremo a spezzare l’incantesimo di un modello di sviluppo nel quale siamo immersi fino al collo, diventando protagonisti di una svolta epocale. Stiamo attenti, allora, che la protesta non diventi un comodo pretesto per continuare ad andare dalla parte sbagliata, con la scusa che la colpa è dell’autista del pullman. E questo vale anche per i troppi pacifisti che non hanno ancora capito che l’ecologismo non è una variabile indipendente, ma anche per i troppi ambientalisti che non vogliano ancora convincersi che non esiste un impegno ecologista senza fronteggiare il rischio globale più temibile, un riarmo generalizzato e sconsiderato che ci sta abituando ad una guerra infinita. La verità – scomoda e sgradevole come tutte le verità – è che non possiamo continuare più a scendere a compromessi con una “civiltà” che ha confuso da qualche secolo il progresso con lo sviluppo, portandoci sul bordo di un baratro, dal quale possiamo sfuggire solo facendo qualche passo indietro ed imboccando finalmente nuove strade. In questo senso, al di là della condanna dei fanatismi e delle intolleranze religiose, credo che sia importante che il movimento eco-pacifista si decida a cogliere anche i “segni dei tempi” di una nuova e più profonda religiosità, capace di coniugare pace, ambiente e diritti umani e di dare anima e radicamento a quest’alternativa. Nel suo messaggio d’inizio d’anno per la “giornata della pace” lo stesso Benedetto XVI ha esplicitamente parlato della necessità di una “ecologia della pace”, e tutto il magistero del compianto Giovanni Paolo II ha svolto un’analisi spietata del legame perverso tra sviluppo iniquo, guerre e danni ecologici. E’ giunto, allora, il tempo che il movimento ambientalista e pacifista si scrolli di dosso i residui di un vetusto anticlericalismo, per cercare una convergenza indispensabile per un cambiamento che coinvolga e veda protagonista la base popolare del nostro Paese e sappia proporre valori trainanti, a partire dall’etica della responsabilità e della nonviolenza attiva. Ermete Ferraro (Referente naz. VAS per l’ecopacifismo)

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2 commenti su “UN’ALTRA SCOMODA VERITA’

  1. Intervento quanto mai opportuno in un momento in cui il Presidente del Consiglio del cosiddetto Centrosinistra, Prodi parla di totale convergenza con la politica di Bush.
    Nessuna forza politica, Rifondazione, Comunisti Italiani, Verdi, che pure hanno avuto i voti di molti di noi ecopacifisti che la pensiamo all’esatto opposto di Bush su tutti i temi della pace, della non violenza, dello sviluppo equo e solidale, del debito internazionale dei paesi poveri, ha detto una parola contro questa posizione ed ha chiesto a Prodi di chiarire che non parla a nome e per conto di molti che l’hanno votato.
    Sono molto d’accordo su una sottilineatura dell’intervento: il rischio di una omologazione- standardizzazione del sistema potere – opposizione senza cercare vie nuove di svolta per incidere sul reale cambiamento! Rilanciare la teoria e la pratica di un modello di vita e di sviluppo diverso, in una visione di percorso concreto, si pone quale questione centrale per i movimenti, le associazioni e la politica, sapendo che non è facile perchè ciascuno tende a conservare il suo status, la sua condizione attuale, che apporta spesso enormi vantaggi. La Chiesa ha una potenzialità enorme e può incidere in maniera decisiva sul comportamento di milioni e milioni di persone; non sempre appare coerente e credibile come lo è stato ai tempi di Papa Giovanni, che riusciva veramente ad entrare nel cuore di tutti credenti e non.
    Antonio D’Acunto, utopico ecopacifista.

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