LAVAVETRI E LAVACOSCIENZE

                                   di  Ermete FERRARO

 

Ogni volta che apro il quotidiano, durante le vacanze estive, ho sempre la strana sensazione di trovarmi davanti il giornale dell’anno prima, o forse di qualche anno fa, tanto le notizie e la loro esposizione in versione “estiva” tendono ad assomigliarsi spaventosamente. Che so: i soliti incendi boschivi, i soliti delitti inspiegabili, il solito gossip sulle vacanze dorate dei VIPs, le solite polemiche balneari tra leaders di partito, e via discorrendo.

Eppure, anche in questo monotono e provinciale quadro della c.d. “informazione”, talvolta spunta qualche vicenda un po’ particolare o quanto meno originale. Naturalmente anche questo rientra nel teatrino sempre aperto della politica nostrana, il cui “cartellone” estivo non può fare a meno di prevedere il lancio improvviso di questioni serie, che in quel clima si trasformano però in “querelles” un po’ stupide, ma capaci di punzecchiare i vari esponenti della scena politica.

Ecco allora che questi si sentono di fatto costretti a dire la loro nel merito, salvo verificare subito dopo che si tratta di un punto di vista del tutto diverso, se non opposto, rispetto a quello di coloro che dovrebbero esserne gli alleati di coalizione o, addirittura, i compagni di partito: aspetto questo che lascia molto soddisfatti i giornalisti “provocatori”, ma un po’ meno quelli che credevano di aver scelto un’alleanza che avesse un minimo di coerenza al suo interno.

Beh, questa volta è toccato alla vicenda dell’assessore-sceriffo di Firenze, che ha deciso di bandire i lavavetro dagli incroci della sua città, probabilmente in nome della sicurezza nazionale e prospettando il loro immediato arresto, in flagranza di spugna insaponata ed aggeggio per detergere i parabrezza…

Per chi non mi conosce, mi tocca precisare che, sebbene io sia tollerante ed accogliente per natura e per scelta politica, non sono affatto dell’idea che ogni abuso o attività irregolare o illegale possa essere…lavata via utilizzando il comodo – ed ipocrita – detergente del buonismo giustificazionista che, anche in questo caso, è venuto a galla, sia tra gli amministratori ed esponenti di partito, sia tra la gente comune intervistata dai media.

Non ho mai pensato che trincerarsi dietro il pietismo dei “poverino, che cos’altro potrebbe fare?” servisse a qualcosa, se non a perpetuare abusi e illeciti, includendoli nell’orizzonte rassicurante, ma piuttosto farisaico, di una “società civile” che non vuole prendersela con gli anelli più deboli della catena, ma che d’altra parte si guarda bene dal prendere di petto i burattinai e gli “anelli forti” delle varie attività illegali o marginali, che ci siamo ormai maledettamente abituati a considerare parte del panorama cittadino.

Sta di fatto, però, che questa “querelle” sui lavavetri – ovviamente dando per scontato che si tratti sempre e soltanto di “extracomunitari” o di etnie nomadi – puzza parecchio di demagogia xenofoba e, per il risalto che ha avuto sui media a causa della prevista imputabilità penale di chi compie tali attività, ha alimentato una giostra di cretinate amministrative e di assurdità giuridiche.

Ma come – si chiede giustamente il cittadino qualunque di una città come Napoli – viviamo in mezzo ad ogni tipo di abusi, illegalità e vere e proprie violenze quotidiane e c’è chi se la piglia con stranieri e zingari che cercano di fare soldi lavando i vetri delle auto ai semafori? E poi, addirittura arrestarli !…

Siamo assediati ogni giorno da grosse ed ingombranti auto che, dopo averci rubato l’aria, ci rubano anche i marciapiedi, i passaggi pedonali, gli scivoli per disabili ed ogni spazio rimasto libero, e noi ce la prendiamo con chi "estorce" qualche centesimo per lavare via insettini, polvere e fango dai loro preziosi parabrezza ?

Nelle nostre strade e piazze si compra e si vende abusivamente, si espongono alimenti senza precauzioni igieniche, si vendono cibi scaduti, si spaccia droga e si continua a praticare il parcheggio abusivo; si scippa e ci si lancia allegramente bottiglie tra ubriachi e c’è chi lancia l’allarme per le torme di rumeni e marocchini che presidiano i semafori con le loro spugne gocciolanti?

Dice: sì, ma dietro quei poveracci c’è il racket che ci si arricchisce! C’è la delinquenza organizzata che pianifica e spartisce il territorio fra quei dannati della terra, sfruttandone la miseria… Perbacco, che acume! Che inflessibile senso della legalità! Peccato, però, che Lorsignori se ne siano accorti solo adesso, dopo aver tollerato per decenni il contrabbando di sigarette, i parcheggiatori abusivi, lo spaccio, la vendita abusiva per strada di qualunque cosa immaginabile – dalle armi ai fuochi d’artificio, dai telefonini ed ai computers portabili rubati ad alimenti di dubbia origine ed igienicità…

Peccato che non si siano accorti, invece, di tutti gli onesti negozianti che non rilasciano gli scontrini fiscali; dei prestigiosi luminari della medicina che i soldi degli onorari – ovviamente non fatturati – li lasciano toccare solo alle loro segretarie; delle operazioni finanziarie di dubbia liceità, delle speculazioni edilizie e finanziarie e di mille altri traffici ed imbrogli sotto gli occhi di chi tutti.

A quanto pare, però, va tutto bene. Resta solo da fare pulizia dei lavavetro abusivi ai semafori ed abbiamo ristabilito la legalità…!

Ma perché non proviamo, invece, a lavare un po’ i vetri appannati e sporchi dei palazzi del potere? Perché non cominciamo a ristabilire innanzitutto un po’ di quella "trasparenza" amministrativa di cui troppo spesso si avverte la mancanza, tra privilegi di casta, compromessi, favoritismi e corruzione?  Il fatto è che alla "glasnost" di un’amministrazione pubblica intesa come "casa di vetro" tanti politici – e tanti cittadini che li hanno votati – preferiscono piuttosto "lavarsi la coscienza" con provvedimenti assurdi e improvvisati, oppure semplicemente "lavarsene le mani", cercando di non impicciarsi troppo di quello che gli succede intorno.

 

 

 

 

 

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