TERRA: CASA COMUNE DELLA FAMIGLIA UMANA

          di Ermete Ferraro 

Il primo gennaio, dichiarato da molto tempo “giornata mondiale della pace”, anche per questo 2008 è contrassegnato da un significativo messaggio di fine d’anno del Papa. Già lo scorso anno, come referente per l’ecopacifismo di VAS, ebbi modo di sottolineare – in una lettera indirizzata all’arcivescovo di Napoli, l’importanza del riferimento di S.S. Benedetto XVI alla necessità di una vera “ecologia della pace” (vedi: http://www.vasnapoli.org/Lettera%20Card.%20Sepe%20-%20ecopax.htm).

Anche il messaggio di quest’anno – “Famiglia umana, comunità di pace” – mi sembra in linea con una visione religiosa che sa farsi globale, riuscendo a portare il magistero della Chiesa dall’ambito etico, e specificamente evangelico, a quello che tocca, in modo significativamente integrato, i temi dello sviluppo, della pace e dell’ambiente.

Leggendo attentamente le parole del Papa, infatti, si comprende quanto sarebbe sciocco e banale confinarne il significato nel contesto della “riscossa” cattolica sul problema della famiglia, contrassegnata dal Family Day spagnolo. Il richiamo al primo e fondamentale nucleo dell’aggregazione sociale mi sembra dettato, piuttosto, dalla volontà di lanciare un ennesimo appello ai cristiani – ed ai credenti più in generale – perchè facciano davvero la loro parte per costruire dal basso la pace, partendo proprio dall’ambito primario della convivenza e, per contrasto, del conflitto.

“Per questo la famiglia è la prima e insostituibile educatrice alla pace”chiarisce Benedetto XVI, specificando più avanti che “…il lessico familiare è un lessico di pace; lì è necessario attingere sempre per non perdere l’uso del vocabolario della pace […] Pertanto, chi anche inconsapevolmente osteggia l’istituto familiare rende fragile la pace nell’intera comunità, nazionale e internazionale, perché indebolisce quella che, di fatto, è la principale « agenzia » di pace”.

Che il richiamo alla centralità della difesa della famiglia – come progetto esistenziale più che come pura e semplice istituzione –  non sia fine a se stesso è dimostrato dai paragrafi successivi del testo pontificio, che utilizzano la realtà familiare come parametro di riferimento per spaziare su questioni molto più ampie e globali, come l’intera comunità umana, il suo rapporto con l’ambiente naturale di cui fa parte, il modello di sviluppo economico ed il rischio di una escalation del militarismo e del bellicismo, che minacciano – insieme con le emergenze ambientali – la stessa sopravvivenza umana e la pace mondiale.

Non si tratta di questioni distinte, è il caso di ribadire, perché da decenni ormai il magistero della Chiesa Cattolica – in sintonia ecumenica con le altre confessioni cristiane – mi sembra rimasto il solo che riesce a coniugare costantemente il trinomio che dovrebbe contrassegnare un progetto davvero alternativo: giustizia, pace e salvaguardia del creato. Ecco allora che l’ecologia della pace si integra, anche in questo caso, con un’analisi inequivocabile dei rischi di un’economia iniqua, sempre più globalizzata ed incapace di discostarsi dal profitto a tutti i costi.

Pur confermando il “primato” dell’uomo su tutto il creato, Benedetto XVI ammonisce che: “La famiglia ha bisogno di una casa, di un ambiente a sua misura in cui intessere le proprie relazioni. Per la famiglia umana questa casa è la terra, l’ambiente che Dio Creatore ci ha dato perché lo abitassimo con creatività e responsabilità. Dobbiamo avere cura dell’ambiente: esso è stato affidato all’uomo, perché lo custodisca e lo coltivi con libertà responsabile, avendo sempre come criterio orientatore il bene di tutti”. Non si può fare a  meno d’improntare le scelte ecologiche ad una necessaria gradualità ma, precisa il Papa:  “Prudenza non significa non assumersi le proprie responsabilità e rimandare le decisioni; significa piuttosto assumere l’impegno di decidere assieme e dopo aver ponderato responsabilmente la strada da percorrere, con l’obiettivo di rafforzare quell’alleanza tra essere umano e ambiente, che deve essere specchio dell’amore creatore di Dio…”.

Un significativo banco di prova della volontà di questa auspicabile “metànoia”, aggiunge il Pontefice, è proprio quello delle scelte energetiche: “Una duplice urgenza, a questo riguardo, si pone ai Paesi tecnologicamente avanzati: occorre rivedere, da una parte, gli elevati standard di consumo dovuti all’attuale modello di sviluppo, e provvedere, dall’altra, ad adeguati investimenti per la differenziazione delle fonti di energia e per il miglioramento del suo utilizzo. I Paesi emergenti hanno fame di energia, ma talvolta questa fame viene saziata (proprio) ai danni dei Paesi poveri…”.

Per uscire dal consumismo devastante dei nostri tempi, però, occorre cambiare profondamente i nostri stili di vita e, giustamente, il Papa sottolinea che il luogo dove questo può diventare possibile, in prima istanza, è proprio l’ambito di una famiglia che sappia ridiventare modello di convivenza civile e di comportamenti sani e responsabili:  “… la famiglia fa un’autentica esperienza di pace quando a nessuno manca il necessario, e il patrimonio familiare — frutto del lavoro di alcuni, del risparmio di altri e della attiva collaborazione di tutti — è bene gestito nella solidarietà, senza eccessi e senza sprechi.”  Un “patrimonio trascendente di valori”, vissuto e condiviso all’interno della famiglia, diventa così il mezzo migliore perché i giovani imparino a gestire saggiamente sia i beni materiali, sia le relazioni sociali. L’etica familiare non è disgiunta, infatti, da quella cui dovrebbero sottostare anche le relazioni economiche, poiché, afferma con forza Benedetto XVI :”Occorre …tenere in debito conto l’esigenza morale di far sì che l’organizzazione economica non risponda solo alle crude leggi del guadagno immediato, che possono risultare disumane”.

Le stesse relazioni internazionali, laddove si spegne l’impulso etico di una visione fraterna dei rapporti interpersonali e sociali, vengono sottomesse all’iniqua legge del più forte: “Nella famiglia dei popoli si verificano molti comportamenti arbitrari, sia all’interno dei singoli Stati sia nelle relazioni degli Stati tra loro. Non mancano poi tante situazioni in cui il debole deve piegare la testa davanti non alle esigenze della giustizia, ma alla nuda forza di chi ha più mezzi di lui”.  La prima è fondamentale situazione in cui gli organismi di arbitrato internazionale devono ristabilire le regole è, ovviamente, quella dell’assurda corsa agli armamenti e del proliferare di conflitti armati su tutti gli scenari mondiali. Su questo il Papa lancia un accorato appello alla: “…mobilitazione di tutte le persone di buona volontà per trovare concreti accordi in vista di un’efficace smilitarizzazione, soprattutto nel campo delle armi nucleari. […] sento il dovere di esortare le Autorità a riprendere con più ferma determinazione le trattative in vista dello smantellamento progressivo e concordato delle armi nucleari esistenti”.

Questo denso e significativo messaggio per la giornata mondiale della pace 2008 si conclude con un’esortazione che – come ecopacifista e come cattolico – mi sento di sottoscrivere, in occasione di questo Capodanno:

"… invito ogni uomo e ogni donna a prendere più lucida consapevolezza della comune appartenenza all’unica famiglia umana e ad impegnarsi perché la convivenza sulla terra rispecchi sempre di più questa convinzione da cui dipende l’instaurazione di una pace vera e duratura. Invito poi i credenti ad implorare da Dio senza stancarsi il grande dono della pace".

Auguri di pace e bene a tutti !

 

(*) L’immagine che accompagna questo post è stata tratta dal sito: www.earthrainbownetwork.com/Archives2003/imag

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