ADAM V-ADAMAH : riflessioni ecoteologiche sull’amore cosmico

                                                                       di Ermete Ferraro

La rivista "Filosofia ambientale" (www.filosofia-ambientale.it ) ha pubblicato in questi giorni un mio saggio dell’anno scorso, nel quale cerco di analizzare – in chiave ecoteologica – l’impegno cristiano per la "salvaguardia del Creato", indissolubilmente legato a quello per la giustizia e per la pace.

Sono convinto, però, che questo impegno non dovrebbe essere solo un "dovere" morale, ma un’effettiva, concreta, adesione ad un progetto che ha posto l’Uomo/Adam sulla Terra (in ebraico: Adamah) come custode e non come il padrone della creazione. E siccome il servizio, in una visione evangelica, nasce dall’amore, ho provato a leggere la prima lettera paolina ai Corinzi – in particolare, il cosiddetto ‘inno all’amore’  – in una chiave "cosmica", ecologica.

Mi rendo conto che l’argomento può apparire piuttosto particolare e poco adatto ad un "blog", ma spero comunque di aver suscitato un minimo di curiosità in chi legge. In tal caso, vi basta cliccare qui per accedere al testo completo e, se proprio siete in vena di follie, potreste addirittura scrivermi qualche riga di commento….

 

 

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5 commenti su “ADAM V-ADAMAH : riflessioni ecoteologiche sull’amore cosmico

  1. in questo ‘inno all’amore’ – in una chiave “cosmica”, ecologica” ci metti pure quelli che come me amano uno dello stesso sesso?
    San Paolo certamente no. Gesù si è astenuto ( ma penso che ci facesse rientrare perchè nel vangelo non c’è una sola parola contro l’omosessualità, contrariamente al vecchio testamento) e tu? 😉 Ciao!
    Franco Cuomo

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  2. Caro Franco,
    personalmente ho sempre pensato che il Padreterno sa quello che fa e che tutto quello cui ha dato origine è, come dice la Genesi, “buono/bello”.
    Pensare che ci siano “sbagli” nella natura è, per un cristiano, un controsenso. Questo non significa che ai credenti – cristiani o meno – sia preclusa la possibilità di esprimere un giudizio morale su un comportamento. Non si tratta, banalmente, di “tolleranza”, cioè di limitarsi alle proprie convinzioni lasciando gli altri liberi di scegliere come vivere la propria vita, ma piuttosto di quella “carità” che ci fa sentire solidali, empaticamente, con tutti quelli che ci sono “prossimi”, evitando di giudicare e d’imputare agli altri quei “debiti” che vogliamo farci rimettere dal Padre comune.
    Un consiglio: la Chiesa ha avuto ed ha molti limiti e colpe (vedi, ad esempio, il “mea culpa” del cardinale Tettamanzi), ma i toni acrimoniosi ed ostili non aiutano certo chi – dentro la Chiesa ed anche, dopo tutto, anche grazie alla Chiesa – dopo due millenni non ha ancora dimenticato che la “buona notizia di Gesù è davvero rivolta a tutti/e.
    Un cordiale saluto.
    Ermes

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  3. Azz! Ho aperto il link! Il testo è lunghissimo!!!!! Non lo leggerò mai qui! Ok, ti concedo di darmene una copia quando ci vediamo di persona!
    Grazie del regalo spontaneo!
    Riccardo Rossi

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