NON FACCIAMOCI …INFLUENZARE !

CABZMQY0CA10I5F4CAZTMTTRCAXN0B3JCAQRDWGPCAA5GYLQCAR9BRY7CADYMKP0CAKGMMF1CAJMHXLICAH9QCPTCAT9X8ZWCAOJF8GPCA9YX0NWCAD0V4AKCA73SY3OQuesta storia dell’influenza A/H1N1 è diventata una vera ossessione. Più che una pandemia – che i numeri dei casi registrati non confermerebbero affatto –  si sta scatenando in Italia un autentico pandemonio, alimentando assurdi allarmismi tra la popolazione e preparando subdolamente il terreno per una campagna di vaccinazione di massa.
Questa influenza è stata definita inizialmente “suina” per la sua origine animale di cui, però, nessuno è riuscito a dare convincenti spiegazioni, mentre invece restano intatti i sospetti – avallati peraltro da alcune autorevoli dichiarazioni – che si tratti di un virus “coltivato in laboratorio”.
In tal caso di “suino” ci sarebbe la vera e propria “porcata” di aver provocato ad arte la diffusione di una infezione virale per provvedere subito dopo a sconfiggerla con alcuni milioni di dosi di vaccino. Né più né meno di come accadeva quando, in un noto film, il vetraio Charly Chaplin era sempre pronto ad intervenire con una rapida e provvidenziale riparazione, subito dopo che il suo piccolo complice aveva spaccato le lastre di una vetrina…
 
Secondo i dati riportati da una nota odierna (15.9.09) dell’Agenzia giornalistica ASCA, in Europa il maggior numero di casi si registra sempre in Germania (18.326) e nel Regno Unito (13.322), seguito dal Portogallo (2.825), Italia (2.186), Grecia (1.996) e Spagna (1.538).  Ebbene, è evidente che poco più di 2.000 casi d’influenza – su una popolazione di 55 milioni d’Italiani, sono difficilmente classificabili come una grave minaccia epidemica. Se poi consideriamo che 1 italiano su 3 è considerato “anziano”, avendo da 65 anni in su – ci rendiamo conto che si sta volutamente pompando una situazione che deve essere tenuta sotto controllo, ma senza isterismi e soprattutto senza tirar fuori dal cilindro trattamenti sanitari obbligatori di dubbia efficacia e di ancor più dubbia innocuità, visto che i vaccini contengono anche sostanze altamente tossiche come il mercurio.
 
Il quotidiano IL MATTINO (15.09.09), unendosi al coro, ci racconta di un fantomatico “decalogo fai da te” che la dirigenza scolastica avrebbe approntato per minimizzare i rischi di contagio influenzale all’interno delle strutture scolastiche. In realtà il Ministero della Salute ha già emanato una circolare in proposito lo scorso 27 luglio, nella quale non si fa altro che suggerire (o meglio, ricordare) alcune misure precauzionali che valgono sempre e comunque come strumento di prevenzione di malattie infettive in generale, fra cui:   “    * lavare spesso le mani con acqua e sapone e in particolare dopo avere tossito o starnutito o dopo aver frequentato luoghi e mezzi di trasporto pubblici; se acqua e sapone non sono disponibili è possibile usare in alternativa soluzioni detergenti a base di alcol;
    * coprire naso e bocca con un fazzoletto (possibilmente di carta) quando si starnutisce e gettare il fazzoletto nella spazzatura;
    * evitare di toccare occhi, naso e bocca prima di aver lavato le mani. “
 
Ma evidentemente a qualcuno questo non deve essere bastato, visto che anche nell’articolo s’insiste sull’importanza di adoperare l’”Amuchina” (definita “un disinfettante molto potente”), addirittura procurandone una “dotazione…ad ogni alunno”.   Beh, se si considera che la comune “candeggina” (detta anche “varecchina”) è una soluzione in acqua al 5% di ipoclorito di sodio (NaClO), mentre il preparato opportunamente citato ha una percentuale di tale sostanza oscilla fra lo 0,05 e l’1,15 , si comprende come sarebbe meglio astenersi da questa pubblicità un po’ subdola. Se poi si considera che il “gel igienizzante” per le mani della stessa casa farmaceutica (Angelini), che già sta circolando molto grazie a mamme ansiose e disinformate, ha come principali ingredienti l’alcool denaturato e l’acqua, è ancora più chiaro che il rischio di un “business H1N1” non è poi tanto strano da prevedere.
 
E poi, le autorità scolastiche si raccomandano di verificare le assenze e di monitorarle per una profilassi antinfluenzale e parecchi si sono spinti ad ipotizzare chiusure delle scuole ed altri provvedimenti drastici.
Ma forse lorsignori sono poco informati. Non sanno, o fingono di non sapere, che in moltissimi casi le assenze degli alunni sono assai poco verificabili, soprattutto in contesti socio-economicamente e socio-culturalmente depressi o “endemicamente” portati al non rispetto delle regole (avviso verbale, giustificazione delle assenze, certificazione attendibile dopo 5 giorni di assenze, e solo per motivi di salute).
Ma è lo stesso organismo mondiale della Sanità (OMS/WHO) che in una sua recente circolare dell’11 settembre (“Measures in school setting”) mette in guardia da provvedimenti un po’ sconsiderati di chiusura delle scuole, tranne in situazioni di effettivo allarme sanitario. Come è scritto in questo documento, infatti, bisognerebbe anche preoccuparsi della diffusione del contagio fuori della scuola, poiché: “ se gli studenti continuano a stare insieme in contesti ambientali diversi dalla scuola, continueranno a diffondere il virus, ed i benefici della chiusura scolastica saranno grandemente ridotti, se non addirittura annullati” . Saggiamente, si ricordano poi i “costi economici e sociali” di tali provvedimenti, che rischiano di essere “sproporzionatamente alti” soprattutto per i minori a rischio e le loro famiglie multiproblematiche “lasciati semplicemente a casa senza nessuna supervisione”.
 
Creare tempeste in un bicchier d’acqua (sia pure addizionato con Amuchina…) e lasciar circolare sospetti irrazionali, che colpiscono soprattutto le fasce più deboli (famiglie povere, extracomunitari…) e possono alimentare nuove psicosi e razzismi, è un’operazione contro cui ogni persona onesta e responsabile ha il dovere di battersi.
Moltiplicare dissennatamente la pratica delle vaccinazioni obbligatorie è un’altra squallida operazione che ha poco a che fare con la salute della collettività e molto con gli affari miliardari delle “majors” farmaceutiche e dei centri di ricerca, che in maggioranza continuano a praticare l’odiosa sperimentazione sugli animali.
Contro tutto ciò bisogna manifestare chiaramente il proprio dissenso e, se occorre, esprimere la propria ferma obiezione di coscienza.
 
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