EDIFICI IN CEMENTO, MA SENZA FINESTRE

Non capita tutti i giorni che il Capo del Cattolicesimo faccia discorsi ufficiali nella patria del Protestantesimo, da un lato rivalutando il messaggio di Lutero e, dall’altro, esprimendo la propria comprensione per chi abbandoni la Chiesa, essendone stato scandalizzato. A me sembrano importanti “segni dei tempi”, dai quali risalta certamente il coraggio di chi sa fare una dolorosa autocritica, ma anche l’autorevolezza di chi non ha rinunciato a ricordare a chi ha potere che ad esso esiste un limite oggettivo ed invalicabile. Eppure – sebbene sia stato definito “coraggioso…fondamentale, non fondamentalista” dalla “Suddeutsche Zeintung” e “sorprendente….straordinario” dallo “Spiegel” – il discorso del Papa tedesco al Bundestag non sembra invece aver suscitato particolare impressione nel nostro distratto e provinciale Paese, dominato dagli scandali della politica e dalla politica degli scandali. Casomai – con un po’ d’italica piccineria – ci si è chiesti se nell’appello alla morale come guida della politica ci fossero per caso velate allusioni alla sciagurata situazione politica dell’Italia…La sostanza teologica ed etica del discorso di Benedetto XVI non mi pare che abbia impressionato i commentatori nostrani, piuttosto superficiali e tendenti a soffermarsi su particolari secondari anziché sulla sostanza dell’allocuzione papale. Ma che cosa ha detto di tanto importante al Parlamento tedesco l’autorevole ospite, autodefinitosi un “connazionale”, ma soprattutto il “Vescovo di Roma, che porta la suprema responsabilità per la cristianità cattolica” ? Io credo che la parte fondamentale del discorso del Pontefice – ovviamente rivestita della forma dotta richiesta ad un teologo che va a parlare ad un’assemblea di politici generalmente laici e, comunque, piuttosto scettici e diffidenti nei confronti delle ‘prediche’ – è costituita dal richiamo al valore del “diritto naturale” come fondamento dell’etica umana. “Contrariamente ad altre grandi religioni – ha affermato il Papa – il cristianesimo non ha mai imposto allo Stato e alla società un diritto rivelato, mai un ordinamento giuridico derivante da una rivelazione. Ha invece rimandato alla natura e alla ragione quali vere fonti del diritto – ha rimandato all’armonia tra ragione oggettiva e soggettiva, un’armonia che però presuppone l’essere ambedue le sfere fondate nella Ragione creatrice di Dio.” Già quest’affermazione – nel nostro contesto, distratto e teologicamente ignorante – avrebbe dovuto suscitare una certa impressione, visto che la maggioranza degli stessi credenti sono convinti che la base dell’ordinamento statale faccia capo esclusivamente alla Rivelazione e/o alla Tradizione, ma non certo alla Natura. Il Papa-teologo, al contrario, ci ha ricordato che la cultura giuridica occidentale è stata da molti secoli permeata da questo connubio tra fede e natura, ribadendo che: “ Per lo sviluppo del diritto e per lo sviluppo dell’umanità è stato decisivo che i teologi cristiani abbiano preso posizione contro il diritto religioso, richiesto dalla fede nelle divinità, e si siano messi dalla parte della filosofia, riconoscendo come fonte giuridica valida per tutti la ragione e la natura nella loro correlazione.”. Eppure, ha aggiunto Benedetto XVI, sembrerebbe che i cattolici si “vergognino” quasi perfino di menzionare la dottrina del “diritto naturale”, come se fosse ormai fuori moda o, comunque, poco aderente alla cultura positivista e scientista che, dall’Illuminismo ad oggi, sembra diventata una sorta di ‘pensiero unico’. A tal proposito, un punto centrale del discorso del Papa mi è parso quando egli ha usato un’immagine molto efficace ed originale per stigmatizzarne i limiti: “La ragione positivista, che si presenta in modo esclusivista e non è in grado di percepire qualcosa al di là di ciò che è funzionale, assomiglia agli edifici di cemento armato senza finestre, in cui ci diamo il clima e la luce da soli e non vogliamo più ricevere ambedue le cose dal mondo vasto di Dio. E tuttavia non possiamo illuderci che in tale mondo autocostruito attingiamo in segreto ugualmente alle “risorse” di Dio, che trasformiamo in prodotti nostri. Bisogna tornare a spalancare le finestre, dobbiamo vedere di nuovo la vastità del mondo, il cielo e la terra ed imparare ad usare tutto questo in modo giusto.” Ecco: penso che bisognerebbe finalmente “spalancare le finestre” che l’arroganza di un razionalismo scientista ci ha fatto chiudere, nell’illusione che l’umanità sia ormai capace di “auto costruirsi” la propria realtà, facendo a meno non solo di Dio (che già qualcuno aveva dichiarato “morto”…) ma perfino dei fondamenti biologici naturali, ormai controllabili con le biotecnologie e l’ingegneria genetica. Tra gli applausi dei pur scettici Grünen – cui aveva riconosciuto il merito di aver saputo lanciare “un grido che non si può ignorare né accantonare”, rivendicando che “la terra stessa porta in sé la propria dignità e noi dobbiamo seguire le sue indicazioni” – il Papa ha poi sottolineato, con tutta la propria autorità etica e religiosa, che: “…l’importanza dell’ecologia è ormai indiscussa. Dobbiamo ascoltare il linguaggio della natura e rispondervi coerentemente. Vorrei però affrontare con forza un punto che – mi pare – venga trascurato oggi come ieri: esiste anche un’ecologia dell’uomo. Anche l’uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere. L’uomo non è soltanto una libertà che si crea da sé. L’uomo non crea se stesso. Egli è spirito e volontà, ma è anche natura, e la sua volontà è giusta quando egli rispetta la natura, la ascolta e quando accetta se stesso per quello che è, e che non si è creato da sé. Proprio così e soltanto così si realizza la vera libertà umana.” Credo che un’autentica “ecologia umana” – cui sia Giovanni Paolo II sia Benedetto XVI si sono più volte richiamati – sia la strada giusta su cui incamminarci, se vogliamo davvero far pace con Dio e, al tempo stesso, con quel Creato che ne è la tangibile e straordinaria manifestazione. Alla saggezza universale e globale della Natura, infatti, non si può continuare a contrapporre la sapienza della sola razionalità umana, che in essa vede esclusivamente una materia da controllare e dominare, per sottoporla alle proprie esigenze, spesso assai poco nobili. Il movimento ecologista – in Italia ma anche nella stessa Germania dove si è ampiamente affermato – mi sembra che abbia perso da tempo la sua carica di rivoluzione etica, prima ancora che politica. Ha infatti smarrito la sua caratteristica di azione capace di sconvolgere le regole del cinismo antropocentrico, proprio per “spalancare le finestre” all’aria pura, che un preteso “sviluppo” di cemento ed asfalto ha dapprima inquinato e poi cercato di rinchiudere fuori dei nostri appartamenti dai vetri sigillati. Ecco perché penso che sia molto importante promuovere un nuovo ambientalismo, fondato su un’ecologia che non è meno ‘profonda’ solo perché è al tempo stesso “umana”. Un ambientalismo ispirato da valori alti e altri, rispettoso della biodiversità naturale come di quella culturale, e capace di permeare un nuovo modello di civiltà e di comunità. Ritengo allora che chi crede sia tenuto a meditare la profondità e la novità del messaggio lanciato dal Papa al Bundestag, ma anche che chi non crede non possa restare indifferente al richiamo ad un “diritto naturale”, cui la convivenza civile e lo stesso ‘progresso’ dovrebbero ispirarsi. E’ ora di smetterla di perseverare nell’arrogante pretesa di chi vuole illudersi – per usare ancora le parole del pontefice – che il nostro mondo “auto costruito” non attinga comunque alle preziose ed esauribili “risorse di Dio”, per cui decidiamoci a comportarci di conseguenza! La “madre Terra” e “frate Sole” hanno ancora tante cose da insegnarci e, rispettandone il valore e la centralità di chi li ha creati, non facciamo altro che rispettare la nostra dignità di uomini.
© 2011 Ermete Ferraro <!–

–>Non capita tutti i giorni che il Capo del Cattolicesimo faccia discorsi ufficiali nella patria del Protestantesimo, da un lato rivalutando il messaggio di Lutero e, dall’altro, esprimendo la propria comprensione per chi abbandoni la Chiesa, essendone stato scandalizzato. A me sembrano importanti “segni dei tempi”, dai quali risalta certamente il coraggio di chi sa fare una dolorosa autocritica, ma anche l’autorevolezza di chi non ha rinunciato a ricordare a chi ha potere che ad esso esiste un limite oggettivo ed invalicabile. Eppure – sebbene sia stato definito “coraggioso…fondamentale, non fondamentalista” dalla “Suddeutsche Zeintung” e “sorprendente….straordinario” dallo “Spiegel” – il discorso del Papa tedesco al Bundestag non sembra invece aver suscitato particolare impressione nel nostro distratto e provinciale Paese, dominato dagli scandali della politica e dalla politica degli scandali. Casomai – con un po’ d’italica piccineria – ci si è chiesti se nell’appello alla morale come guida della politica ci fossero per caso velate allusioni alla sciagurata situazione politica dell’Italia…La sostanza teologica ed etica del discorso di Benedetto XVI non mi pare che abbia impressionato i commentatori nostrani, piuttosto superficiali e tendenti a soffermarsi su particolari secondari anziché sulla sostanza dell’allocuzione papale. Ma che cosa ha detto di tanto importante al Parlamento tedesco l’autorevole ospite, autodefinitosi un “connazionale”, ma soprattutto il “Vescovo di Roma, che porta la suprema responsabilità per la cristianità cattolica” ? Io credo che la parte fondamentale del discorso del Pontefice – ovviamente rivestita della forma dotta richiesta ad un teologo che va a parlare ad un’assemblea di politici generalmente laici e, comunque, piuttosto scettici e diffidenti nei confronti delle ‘prediche’ – è costituita dal richiamo al valore del “diritto naturale” come fondamento dell’etica umana. “Contrariamente ad altre grandi religioni – ha affermato il Papa – il cristianesimo non ha mai imposto allo Stato e alla società un diritto rivelato, mai un ordinamento giuridico derivante da una rivelazione. Ha invece rimandato alla natura e alla ragione quali vere fonti del diritto – ha rimandato all’armonia tra ragione oggettiva e soggettiva, un’armonia che però presuppone l’essere ambedue le sfere fondate nella Ragione creatrice di Dio.” Già quest’affermazione – nel nostro contesto, distratto e teologicamente ignorante – avrebbe dovuto suscitare una certa impressione, visto che la maggioranza degli stessi credenti sono convinti che la base dell’ordinamento statale faccia capo esclusivamente alla Rivelazione e/o alla Tradizione, ma non certo alla Natura. Il Papa-teologo, al contrario, ci ha ricordato che la cultura giuridica occidentale è stata da molti secoli permeata da questo connubio tra fede e natura, ribadendo che: “ Per lo sviluppo del diritto e per lo sviluppo dell’umanità è stato decisivo che i teologi cristiani abbiano preso posizione contro il diritto religioso, richiesto dalla fede nelle divinità, e si siano messi dalla parte della filosofia, riconoscendo come fonte giuridica valida per tutti la ragione e la natura nella loro correlazione.”. Eppure, ha aggiunto Benedetto XVI, sembrerebbe che i cattolici si “vergognino” quasi perfino di menzionare la dottrina del “diritto naturale”, come se fosse ormai fuori moda o, comunque, poco aderente alla cultura positivista e scientista che, dall’Illuminismo ad oggi, sembra diventata una sorta di ‘pensiero unico’. A tal proposito, un punto centrale del discorso del Papa mi è parso quando egli ha usato un’immagine molto efficace ed originale per stigmatizzarne i limiti: “La ragione positivista, che si presenta in modo esclusivista e non è in grado di percepire qualcosa al di là di ciò che è funzionale, assomiglia agli edifici di cemento armato senza finestre, in cui ci diamo il clima e la luce da soli e non vogliamo più ricevere ambedue le cose dal mondo vasto di Dio. E tuttavia non possiamo illuderci che in tale mondo autocostruito attingiamo in segreto ugualmente alle “risorse” di Dio, che trasformiamo in prodotti nostri. Bisogna tornare a spalancare le finestre, dobbiamo vedere di nuovo la vastità del mondo, il cielo e la terra ed imparare ad usare tutto questo in modo giusto.” Ecco: penso che bisognerebbe finalmente “spalancare le finestre” che l’arroganza di un razionalismo scientista ci ha fatto chiudere, nell’illusione che l’umanità sia ormai capace di “auto costruirsi” la propria realtà, facendo a meno non solo di Dio (che già qualcuno aveva dichiarato “morto”…) ma perfino dei fondamenti biologici naturali, ormai controllabili con le biotecnologie e l’ingegneria genetica. Tra gli applausi dei pur scettici Grünen – cui aveva riconosciuto il merito di aver saputo lanciare “un grido che non si può ignorare né accantonare”, rivendicando che “la terra stessa porta in sé la propria dignità e noi dobbiamo seguire le sue indicazioni” – il Papa ha poi sottolineato, con tutta la propria autorità etica e religiosa, che: “…l’importanza dell’ecologia è ormai indiscussa. Dobbiamo ascoltare il linguaggio della natura e rispondervi coerentemente. Vorrei però affrontare con forza un punto che – mi pare – venga trascurato oggi come ieri: esiste anche un’ecologia dell’uomo. Anche l’uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere. L’uomo non è soltanto una libertà che si crea da sé. L’uomo non crea se stesso. Egli è spirito e volontà, ma è anche natura, e la sua volontà è giusta quando egli rispetta la natura, la ascolta e quando accetta se stesso per quello che è, e che non si è creato da sé. Proprio così e soltanto così si realizza la vera libertà umana.” Credo che un’autentica “ecologia umana” – cui sia Giovanni Paolo II sia Benedetto XVI si sono più volte richiamati – sia la strada giusta su cui incamminarci, se vogliamo davvero far pace con Dio e, al tempo stesso, con quel Creato che ne è la tangibile e straordinaria manifestazione. Alla saggezza universale e globale della Natura, infatti, non si può continuare a contrapporre la sapienza della sola razionalità umana, che in essa vede esclusivamente una materia da controllare e dominare, per sottoporla alle proprie esigenze, spesso assai poco nobili. Il movimento ecologista – in Italia ma anche nella stessa Germania dove si è ampiamente affermato – mi sembra che abbia perso da tempo la sua carica di rivoluzione etica, prima ancora che politica. Ha infatti smarrito la sua caratteristica di azione capace di sconvolgere le regole del cinismo antropocentrico, proprio per “spalancare le finestre” all’aria pura, che un preteso “sviluppo” di cemento ed asfalto ha dapprima inquinato e poi cercato di rinchiudere fuori dei nostri appartamenti dai vetri sigillati. Ecco perché penso che sia molto importante promuovere un nuovo ambientalismo, fondato su un’ecologia che non è meno ‘profonda’ solo perché è al tempo stesso “umana”. Un ambientalismo ispirato da valori alti e altri, rispettoso della biodiversità naturale come di quella culturale, e capace di permeare un nuovo modello di civiltà e di comunità. Ritengo allora che chi crede sia tenuto a meditare la profondità e la novità del messaggio lanciato dal Papa al Bundestag, ma anche che chi non crede non possa restare indifferente al richiamo ad un “diritto naturale”, cui la convivenza civile e lo stesso ‘progresso’ dovrebbero ispirarsi. E’ ora di smetterla di perseverare nell’arrogante pretesa di chi vuole illudersi – per usare ancora le parole del pontefice – che il nostro mondo “auto costruito” non attinga comunque alle preziose ed esauribili “risorse di Dio”, per cui decidiamoci a comportarci di conseguenza! La “madre Terra” e “frate Sole” hanno ancora tante cose da insegnarci e, rispettandone il valore e la centralità di chi li ha creati, non facciamo altro che rispettare la nostra dignità di uomini.
© 2011 Ermete Ferraro <!–

–>Non capita tutti i giorni che il Capo del Cattolicesimo faccia discorsi ufficiali nella patria del Protestantesimo, da un lato rivalutando il messaggio di Lutero e, dall’altro, esprimendo la propria comprensione per chi abbandoni la Chiesa, essendone stato scandalizzato. A me sembrano importanti “segni dei tempi”, dai quali risalta certamente il coraggio di chi sa fare una dolorosa autocritica, ma anche l’autorevolezza di chi non ha rinunciato a ricordare a chi ha potere che ad esso esiste un limite oggettivo ed invalicabile. Eppure – sebbene sia stato definito “coraggioso…fondamentale, non fondamentalista” dalla “Suddeutsche Zeintung” e “sorprendente….straordinario” dallo “Spiegel” – il discorso del Papa tedesco al Bundestag non sembra invece aver suscitato particolare impressione nel nostro distratto e provinciale Paese, dominato dagli scandali della politica e dalla politica degli scandali. Casomai – con un po’ d’italica piccineria – ci si è chiesti se nell’appello alla morale come guida della politica ci fossero per caso velate allusioni alla sciagurata situazione politica dell’Italia…La sostanza teologica ed etica del discorso di Benedetto XVI non mi pare che abbia impressionato i commentatori nostrani, piuttosto superficiali e tendenti a soffermarsi su particolari secondari anziché sulla sostanza dell’allocuzione papale. Ma che cosa ha detto di tanto importante al Parlamento tedesco l’autorevole ospite, autodefinitosi un “connazionale”, ma soprattutto il “Vescovo di Roma, che porta la suprema responsabilità per la cristianità cattolica” ? Io credo che la parte fondamentale del discorso del Pontefice – ovviamente rivestita della forma dotta richiesta ad un teologo che va a parlare ad un’assemblea di politici generalmente laici e, comunque, piuttosto scettici e diffidenti nei confronti delle ‘prediche’ – è costituita dal richiamo al valore del “diritto naturale” come fondamento dell’etica umana. “Contrariamente ad altre grandi religioni – ha affermato il Papa – il cristianesimo non ha mai imposto allo Stato e alla società un diritto rivelato, mai un ordinamento giuridico derivante da una rivelazione. Ha invece rimandato alla natura e alla ragione quali vere fonti del diritto – ha rimandato all’armonia tra ragione oggettiva e soggettiva, un’armonia che però presuppone l’essere ambedue le sfere fondate nella Ragione creatrice di Dio.” Già quest’affermazione – nel nostro contesto, distratto e teologicamente ignorante – avrebbe dovuto suscitare una certa impressione, visto che la maggioranza degli stessi credenti sono convinti che la base dell’ordinamento statale faccia capo esclusivamente alla Rivelazione e/o alla Tradizione, ma non certo alla Natura. Il Papa-teologo, al contrario, ci ha ricordato che la cultura giuridica occidentale è stata da molti secoli permeata da questo connubio tra fede e natura, ribadendo che: “ Per lo sviluppo del diritto e per lo sviluppo dell’umanità è stato decisivo che i teologi cristiani abbiano preso posizione contro il diritto religioso, richiesto dalla fede nelle divinità, e si siano messi dalla parte della filosofia, riconoscendo come fonte giuridica valida per tutti la ragione e la natura nella loro correlazione.”. Eppure, ha aggiunto Benedetto XVI, sembrerebbe che i cattolici si “vergognino” quasi perfino di menzionare la dottrina del “diritto naturale”, come se fosse ormai fuori moda o, comunque, poco aderente alla cultura positivista e scientista che, dall’Illuminismo ad oggi, sembra diventata una sorta di ‘pensiero unico’. A tal proposito, un punto centrale del discorso del Papa mi è parso quando egli ha usato un’immagine molto efficace ed originale per stigmatizzarne i limiti: “La ragione positivista, che si presenta in modo esclusivista e non è in grado di percepire qualcosa al di là di ciò che è funzionale, assomiglia agli edifici di cemento armato senza finestre, in cui ci diamo il clima e la luce da soli e non vogliamo più ricevere ambedue le cose dal mondo vasto di Dio. E tuttavia non possiamo illuderci che in tale mondo autocostruito attingiamo in segreto ugualmente alle “risorse” di Dio, che trasformiamo in prodotti nostri. Bisogna tornare a spalancare le finestre, dobbiamo vedere di nuovo la vastità del mondo, il cielo e la terra ed imparare ad usare tutto questo in modo giusto.” Ecco: penso che bisognerebbe finalmente “spalancare le finestre” che l’arroganza di un razionalismo scientista ci ha fatto chiudere, nell’illusione che l’umanità sia ormai capace di “auto costruirsi” la propria realtà, facendo a meno non solo di Dio (che già qualcuno aveva dichiarato “morto”…) ma perfino dei fondamenti biologici naturali, ormai controllabili con le biotecnologie e l’ingegneria genetica. Tra gli applausi dei pur scettici Grünen – cui aveva riconosciuto il merito di aver saputo lanciare “un grido che non si può ignorare né accantonare”, rivendicando che “la terra stessa porta in sé la propria dignità e noi dobbiamo seguire le sue indicazioni” – il Papa ha poi sottolineato, con tutta la propria autorità etica e religiosa, che: “…l’importanza dell’ecologia è ormai indiscussa. Dobbiamo ascoltare il linguaggio della natura e rispondervi coerentemente. Vorrei però affrontare con forza un punto che – mi pare – venga trascurato oggi come ieri: esiste anche un’ecologia dell’uomo. Anche l’uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere. L’uomo non è soltanto una libertà che si crea da sé. L’uomo non crea se stesso. Egli è spirito e volontà, ma è anche natura, e la sua volontà è giusta quando egli rispetta la natura, la ascolta e quando accetta se stesso per quello che è, e che non si è creato da sé. Proprio così e soltanto così si realizza la vera libertà umana.” Credo che un’autentica “ecologia umana” – cui sia Giovanni Paolo II sia Benedetto XVI si sono più volte richiamati – sia la strada giusta su cui incamminarci, se vogliamo davvero far pace con Dio e, al tempo stesso, con quel Creato che ne è la tangibile e straordinaria manifestazione. Alla saggezza universale e globale della Natura, infatti, non si può continuare a contrapporre la sapienza della sola razionalità umana, che in essa vede esclusivamente una materia da controllare e dominare, per sottoporla alle proprie esigenze, spesso assai poco nobili. Il movimento ecologista – in Italia ma anche nella stessa Germania dove si è ampiamente affermato – mi sembra che abbia perso da tempo la sua carica di rivoluzione etica, prima ancora che politica. Ha infatti smarrito la sua caratteristica di azione capace di sconvolgere le regole del cinismo antropocentrico, proprio per “spalancare le finestre” all’aria pura, che un preteso “sviluppo” di cemento ed asfalto ha dapprima inquinato e poi cercato di rinchiudere fuori dei nostri appartamenti dai vetri sigillati. Ecco perché penso che sia molto importante promuovere un nuovo ambientalismo, fondato su un’ecologia che non è meno ‘profonda’ solo perché è al tempo stesso “umana”. Un ambientalismo ispirato da valori alti e altri, rispettoso della biodiversità naturale come di quella culturale, e capace di permeare un nuovo modello di civiltà e di comunità. Ritengo allora che chi crede sia tenuto a meditare la profondità e la novità del messaggio lanciato dal Papa al Bundestag, ma anche che chi non crede non possa restare indifferente al richiamo ad un “diritto naturale”, cui la convivenza civile e lo stesso ‘progresso’ dovrebbero ispirarsi. E’ ora di smetterla di perseverare nell’arrogante pretesa di chi vuole illudersi – per usare ancora le parole del pontefice – che il nostro mondo “auto costruito” non attinga comunque alle preziose ed esauribili “risorse di Dio”, per cui decidiamoci a comportarci di conseguenza! La “madre Terra” e “frate Sole” hanno ancora tante cose da insegnarci e, rispettandone il valore e la centralità di chi li ha creati, non facciamo altro che rispettare la nostra dignità di uomini.
© 2011 Ermete Ferraro

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