FA’ RUGGIRE IL LEONE !

                                              FA’ RUGGIRE IL LEONE!

Compendio del Clingan-pensiero sul ruolo del Comando JFC di Napoli                                                                                  

Che da più di 60 anni la NATO abbia fatto “la parte del leone” in Italia, ed in particolare a Napoli, era cosa risaputa. D’altronde, il leone di S. Marco, che campeggia sul vessillo del Comando NATO per il Sud Europa (AFSOUTH), non è mai stato un semplice omaggio alla potenza dell’antica repubblica marinara di Venezia, ma un ben preciso segnale di dominio dell’Alleanza Atlantica sul Mediterraneo.

Basta aprire la home-page del sito web del Quartier generale di Bagnoli – denominato nel 2004 “Allied Joint Force Command Naples” – per apprendere che il JFC: “prepara, pianifica e conduce operazioni militari al fine di preservare la pace, la sicurezza e l’integrità territoriale degli stati-membri dell’Alleanza e la libertà dei mari e le linee economiche vitali lungo tutta l’area di responsabilità (AOR) del Comandante Supremo Alleato in Europa (SACEUR) ed oltre”. (www.jfcnaples.nato.int )

E’ evidente che per i signori della NATO resta valido il vecchio motto latino “Si vis pacem para bellum”, mutuato da citazioni di Vegezio, Cornelio Nepote e, soprattutto, del Cicerone delle Filippiche (“Si pace frui volumus, bellum gerendum est”). Eppure sembra evidente la contraddizione, l’ossimoro organizzativo, di ben 22 nazioni che, sotto la guida d’un vertice obbligatoriamente statunitense, da sei decenni occupano militarmente una parte della città di Napoli, predisponendosi a combattere proprio per difendere la pace, la sicurezza e l’integrità territoriale

Fatto sta che quest’immagine evidentemente non risultava abbastanza bellicosa se, fin dal summit di Praga del 2002, la NATO ha avviato una profonda ‘trasformazione’ e ‘riorganizzazione’ dell’Alleanza, finalizzata – per citare ancora il sito del JFC – ad “…adeguare la struttura militare alleata alle sfide operative di una guerra di coalizione, per fronteggiare le minacce emergenti nel nuovo millennio” (ivi)). Negli anni 2000, l’ambigua ed allusiva aggiunta di “ed oltre” all’indicazione dell’area di competenza del comando sud-europeo della NATO si è di fatto concretizzata in un notevole allargamento degli scenari d’intervento dell’Alleanza, con un molto maggiore attenzione alle c.d. “linee economiche vitali” dell’imperialismo capitalista che ad altre, più nobili, motivazioni. La sua struttura di comando, inoltre, è stata “reshaped” , cioè ridisegnata, per renderla “…più snella, flessibile e focalizzata sullo svolgimento di una più ampia gamma di missioni” (ivi).

Uscendo dal gergo militar-politichese, questo significa che anche al Comando NATO di Napoli è stato da tempo attribuito un compito molto più “operativo”, espressione eufemistica per indicare un chiaro ruolo di combattimento. Non a caso, la sezione del sito del JFC che illustra le fasi di questo processo di “transizione” s’intitola: “Let the Lion Roar”, che potremmo tradurre con: “Fa’/lascia ruggire il Leone”. E’ evidente l’auspicio di un risveglio del vecchio felino marciano, la cui spada sguainata sembrerebbe aver definitivamente vanificato la scritta “pax” sul librone sorretto dalla stessa zampa. A dimostrare che si tratta di un autentico ed irreversibile cambiamento, se restasse qualche dubbio, provvede l’articolo citato, che riferisce il pensiero dell’Amm. Bruce W. Clingan, nominato dallo scorso febbraio al vertice del Comando JFC di Napoli.

<<…”La guerra è un fatto politico. Noi non lo siamo” – ha detto Clingan – Con queste persuasive parole, i periodici sforzi del comandante per comunicare col personale civile e militare ed alle nazioni che contribuiscono a supportare la sistemazione di questa sede operativa tracciano il quadro entro cui attuare la transizione verso un comando di combattimento bellico. Per prima cosa dobbiamo padroneggiare l’arte di combattere una guerra – ha aggiunto. Clingan ha continuato a spiegare che le nazioni che hanno contribuito all’Alleanza devono essere preparate a dar seguito ad un conflitto “high end” (cioè: di alto livello) che, ad esempio, comprenda, senza limitarsi ad esse, le specialità  che vanno dal campo informatico ad altre operazioni, sia ‘cinetiche’ sia ‘non-cinetiche’…>> (http://www.jfcnaples.nato.int/page193432.aspx).

Non mi pare che ci sia da interpretare tali affermazioni che, a parte gli ultimi riferimenti più tecnici, sono fin troppo esplicite. Il comandante Clingan ha ripetuto anche in seguito il concetto secondo il quale il carattere operativo della sede di Napoli (e tra poco di Lago Patria) deve diventare prevalente, caratterizzandola quindi in senso decisamente bellico più che organizzativo.

<<Egli ha riconosciuto che l’approccio collettivo per conseguire la sua priorità numero uno, quella di trasformare questo quartier generale in un comando di combattimento bellico, richiederà ‘scelte sagge’ e che valuta i contributi e le idee dei leader ad ogni livello all’interno del comando. “Ciò che conta è la leadership ed il coraggio – ha affermato. Spiegando che questa trasformazione non riguarda solo il trasferimento alla nuova sede di Lago Patria, Clingan ha detto che c’è una forte motivazione verso il cambiamento. “Le organizzazioni devono essere in grado di adattarsi alle circostanze, che cambiano rapidamente ed in profondità”, ha detto. “La NATO è su questa strada”…>>(ivi).

Ancora una volta viene sbandierata la nuova politica efficientista ed interventista dell’Alleanza Atlantica, motivandola ovviamente con l’esigenza di adeguarla alle mutate situazioni internazionali ed alle nuove “sfide alla sicurezza”. Una sede già importante come quella di Napoli, di conseguenza, ha già assunto un fondamentale peso strategico ed il suo Comandante non ha dubbi in proposito:

<<Una struttura di comando più snella, che capitalizza meglio le strutture di comando e controllo all’interno della struttura della forza NATO ed utilizza una tecnologia più aggiornata, è necessaria per consentire all’Alleanza di mantenere il suo livello di ambizione, per mantenere una robusta capacità di comando e controllo e dispiegabili capacità militari,  e per prevalere nelle operazioni in un ambiente dinamico e complesso, tra missioni concordate e capacità della NATO>>.

L’efficienza tecnologica ed organizzativa cui tende l’Alleanza Atlantica (e conseguentemente il  comando di Napoli), sostiene Clingan,  è uno strumento per dirigerne e controllarne sempre più la struttura, con l’esplicita finalità di assicurarne ‘il livello di ambizione’ proprio attraverso la sua operatività militare come “warfighting headquarters”.

Ecco, allora, che è proprio il suo Comandante per il sud-Europa che contribuisce a smascherare la versione un po’ addomesticata e pacioccona della NATO, presentata come baluardo posto a difesa della libertà dei suoi paesi-membri. Altro che pace, sicurezza ed integrità territoriale! Questi tre concetti, sebbene sventolati nel messaggio di apertura del sito del JFC, fanno oggettivamente a pugni con un’alleanza già aggressiva, minacciosa e multinazionale, che si propone senza troppi giri di parole di far diventare le sue sedi operative sempre più comandi per operazioni belliche.

A cancellare quest’evidente escalation imperialista non basteranno certamente le sottili strategie di “public relations” avviate dallo stesso JFC nei confronti dei residenti nell’area in cui la sua sede si trasferirà dalla fine del 2012 (vedi il mio precedente articolo: “Un preoccupante…neo-NATO”). Nello stesso sito web, infatti, si moltiplicano le notizie riguardanti iniziative di apertura verso i cittadini giuglianesi, in nome di un improbabile concetto di “buon vicinato” della comunità locale con questo ingombrante e pericoloso comando militare.

<< La sensibilizzazione pubblica del JFC di Napoli nei confronti delle scuole locali, degli ospedali e di altre istituzioni stabilite ha lo scopo di contribuire ad accrescere la comprensione tra la NATO e la comunità locale. Dal momento che il quartier-generale del JFC di Napoli diventa sempre più connesso con i suoi prossimi vicini, l’obiettivo è per i suoi cittadini quello di vedere il JFC come un contributo a stabilire sani e duraturi legami tra le forze armate e la comunità locale.>> ( http://www.jfcnaples.nato.int/page372604617.aspx ).

Le visite di scolaresche alla base radar di Licola o al quartier-generale di Bagnoli, come pure i ‘cordiali’ incontri di funzionari NATO con sedicenti ‘rappresentanti’ della cittadinanza giuglianese presso la nuova sede di lago Patria, date queste premesse, assomigliano quindi alle visite delle famigliole al giardino zoologico, dove i “leoni” appaiono dei pacifici gattoni, ma solo dietro le sbarre…

Eppure, in occasione del vertice NATO di maggio 2012 – prudentemente spostato a Camp David dopo che nella blindata Chicago l’atmosfera era diventata incandescente… – il vecchio leone tornerà a lanciare i suoi minacciosi ruggiti. E lo farà soprattutto attraverso la suadente voce del Segretario di Stato USA, Hillary Clinton, che ha già anticipato il suo intervento.

<<Dopo le guerre in tre continenti – Jugoslavia, Afghanistan e Libia – e le operazioni navali permanenti nel Mar Mediterraneo e nel Mare Arabico, Clinton prevede che il vertice di Chicago permetterà di consolidare ed espandere il ruolo dell’unico blocco militare nel mondo come forza globale interventista: “A Chicago costruiremo questi partenariati, come promesso. Riconosceremo i contributi operativi, finanziari e politici dei nostri partner, in una serie di sforzi per difendere i nostri valori comuni nei Balcani, Afghanistan, Medio Oriente e Nord Africa”….>>   ( http://www.eurasia-rivista.org/a-chicago-il-vertice-per-consolidare-la-nato-globale/15079/)

Contro questa nuova sfida globale della NATO alla pace, alla sicurezza ed all’integrità territoriale, però, c’è chi non è disposto ad abbassare la testa ed a ripetere l’ennesimo “signorsì”. Ecco perché anche a Napoli ed a Giugliano – Lago Patria chi è per la pace, per il disarmo e la smilitarizzazione del territorio esprimerà la propria protesta e lancerà una campagna di controinformazione, di mobilitazione e di resistenza nonviolenta alla guerra.

Lasciamo pure che il leone della NATO ruggisca, ma non dimentichiamo mai la celeberrima favola di Fedro su quel leone che, dopo la caccia con altri animali più deboli, si aggiudicò arrogantemente tutta la preda (“totam praedam sola improbitas abstulit”). La morale della storia era e resta sempre la stessa: “Numquam est fidelis cum potente societas”, cioè: “Non c’è mai da fidarsi di un’alleanza con un potente”…!

© 2012 Ermete Ferraro (https://ermeteferraro.wordpress.com )

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