NATO’ CERCA…CASALESI

Mi sono ricordato del titolo di un vecchio film dell’irresistibile Antonio de Curtis – “Totò cerca casa” – leggendo l’articolo di Rosaria Capacchione su IL MATTINO del 3 agosto, che faceva seguito ad un analogo servizio del giorno prima. In queste pagine della coraggiosa giornalista napoletana ho trovato la conferma di quello che, in modo indiretto e meno preciso, già sapevo e che, insieme agli altri attivisti del Comitato Pace e Disarmo Campania, avevamo da tempo denunciato. Il trasferimento del Comando sud-europeo della NATO a Lago Patria, nel comune di Giugliano in Campania, ha portato e porterà vantaggi solo alla Camorra e, specificamente, all’onnipotente clan dei Casalesi, che – in barba ad arresti e sequestri di beni – continua a dominare indisturbato su questa parte della Campania Infelix .

“…non è nel cuore della finanza a stelle e strisce che è nascosto il tesoro dei Casalesi…. è invece sotto gli occhi di tutti, a disposizione di chiunque voglia vederlo: a Casal di Principe, San Cipriano, Villa Literno, Lago Patria, Licola, Varcaturo, Pozzuoli, lungo il tracciato urbanistico che collega la provincia di Caserta alla zona flegrea, lo stesso che accoglie l’enclave americana di Nato e US Navy” – spiega con chiarezza l’articolo. (R. Capacchione, “Sanzioni ai Casalesi: agli americani vietato abitare nelle case dei boss. Altolà della Casa Bianca ai fitti degli alloggi dei militari Us Navy e Nato” – IL MATTINO, 3 agosto 2012, p.39  http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=212167&sez=CAMPANIA  ).  Ma che tipo di business trattano i vertici ed i militari ‘alleati’ e statunitensi con i mammasantissima dei Casalesi? La Capacchione è molto esplicita in proposito: “E’ un tesoro fatto di mattoni, appartamenti e villette date in fitto a prezzi da capogiro (dagli 800 ai 1500 euro al mese) e fuori mercato, agli uffici logistici dei due comandi. Immobili a disposizione dei militari che non hanno trovato spazio nella cittadella di Gricignano o a ridosso del Carney Park…”.

In effetti, come giustamente ci tiene a ricostruire la giornalista, la contiguità dei militari Nato e americani con la Camorra non è certo cosa di questi ultimi tempi. La famiglia Zagaria era già stata implicata nel 2006 addirittura nei lavori del cantiere della base radar NATO di Licola (Giugliano in Campania-NA), coinvolgendo nell’inchiesta un alto ufficiale dell’Aeronautica militare, in qualità di direttore dei lavori. L’anno dopo fu scoperto un intero isolato di villette “casalesi” a Casal di Principe e quello appresso fu la stessa US Navy a doversi inventare strategicamente delle indagini sulla qualità dell’acqua di 107 appartamenti occupati da militari statunitensi riconducibili alla famiglia del boss casalese Giuseppe Setola. La pericolosità dell’acqua non fu dimostrata da analisi successive, ma se non altro si riuscì a sfrattarli da quei compromettenti villini. L’ultimo episodio di tre mesi fa – villette abusive al Lago Patria, affittate dal clan Mallardo a militari inglesi e irlandesi in forze al contiguo Comando NATO – è stata evidentemente la goccia che ha fatto traboccare il vaso…

Dallo stesso Presidente degli Stati Uniti, infatti, già il 24.07.2011 era partito un segnale di allarme contro la pervasività della Camorra, con un indiretto richiamo agli americani che con essa facevano disinvoltamente affari. Al Dipartimento del Tesoro, in quella circostanza, Obama chiese di prevedere “sanzioni aggiuntive contro i suoi (della Camorra) membri e sostenitori”. Il 1° agosto 2012 (e quindi un anno dopo) un provvedimento esecutivo dello stesso Dipartimento sembrerebbe aver reso tangibile quel segnale.

In riferimento a questa autorità, il Dipartimento dei Tesoro sta intraprendendo un’azione contro la Camorra, identificando e designando cinque capi-chiave. L’azione di oggi congela ogni tipo di patrimonio che essi possano avere sotto la giurisdizione degli Stati Uniti e proibisce ogni transazione con loro da parte di persone degli USA. Questi sforzi proteggono il sistema finanziario statunitense dalle organizzazioni criminali transnazionali ed espone e contrasta le azioni degli individui che stanno sostenendo la Camorra o agendo in suo nome.” (U.S. Dept. of Treasury, Press Center, “Treasury Sanctions Members of Camorra”, 1.8.2012).

I cinque boss indicati nel provvedimento esecutivo del Tesoro USA (Mario Caterino, Giuseppe Dell’Aquila, Paolo Di Mauro, Antonio Iovine e Michele Zagaria) non avranno probabilmente patrimoni da confiscare negli Stati Uniti, come spiegava la giornalista del Mattino, ma sono senz’altro i “pupari” delle innumerevoli transazioni relative a vendite e locazioni d’immobili alle numerose schiere di militari usa e nato che hanno deciso da decenni di fare dell’area flegrea e giuglianese la base operativa per le loro strategie di guerra. Bloccarne gli affari in quella che già negli anni ’90 avevo chiamato “la Provincia di Nàtoli” non sarà cosa facile, visto che possono ricorrere a centinaia di associati e prestanome, ma è comunque un primo scacco al perverso intreccio fra criminalità organizzata e guerra organizzata.

Ovviamente quello che è emerso finora evidenzia soltanto i rapporti tra singoli individui e camorristi, con la finalità di assicurarsi per se stessi e le proprie famiglie un’abitazione, possibilmente vicina al loro particolare “posto di lavoro”. Le cose diventerebbero molto più interessanti e significative se, come è già successo nel 2006, si riuscisse a dimostrare che il bisinìss dei Casalesi non si limita a piazzare a prezzi elevati e in modo poco trasparente appartamenti e villette a soldatini inglesi e turchi di servizio alla NATO, ma riguarda anche gli appalti per le colossali opere realizzate da essa per far sorgere in riva al Lago Patria un mega-comando di 5 piani fuori terra e due sotterranei, con 85 chilometri quadri di superficie pavimentata e 3 kmq di spazi verdi. Un complesso impressionante per dimensioni ed importanza, che – guarda caso… – è stato realizzato proprio nel vicereame del Casalesi, come già era successo per la base logistica USA di Gricignano di Aversa e la stazione radar di Licola.

Noi del Comitato Pace e Disarmo Campania ci siamo chiesti più volte – ma era una domanda evidentemente retorica… – perché diavolo dei patiti dell’igiene e della sicurezza come inglesi ed americani avessero deciso di stabilirsi proprio in una delle aree più inquinate in assoluto e ad alta densità criminale. La risposta, oggi più di ieri, mi sembra abbastanza evidente. Se Totò, quindi, si limitava a “cercare casa”, la Nato a quanto pare cerca invece i Casalesi per trovare alloggio nella Provincia di cui essi sono i novelli proconsoli. Del resto, per citare ancora il principe de Curtis: “Il denaro fa la guerra, la guerra fa il dopoguerra, il  dopoguerra fa la borsa nera, la borsa nera rifà il denaro, il denaro rifà la  guerra.”  Ecco, appunto…

(C) 2012 Ermete Ferraro (https://ermeteferraro.wordpress.com )

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