CTR+ALT+CANC (Esercitare il controllo + Creare alternative +Cancellare la guerra)

CTR ALT CANCLo scorso 26 aprile si è svolta a Bruxelles una “giornata di preparazione ed azione” contro  la vendita di armi ed ‘lobbismo’ dei fabbricanti di armamenti sugli organi dell’Unione Europea. La campagna – denominata “CTR+ALT+EU” – è stata organizzata dall’organizzazione pacifista belga Agir pour la Paix per denunciare ad un’opinione pubblica, da sempre poco informata su questi temi, che : “ I fabbricanti di armi ed i loro lobbisti sono molto vicini alle istituzioni europee, in quanto le aiutano a definire le loro leggi, a vendere le loro armi ed a beneficiare delle sovvenzioni europee, sotto il ‘coperchio’ dell’aiuto allo sviluppo delle nuove tecnologie’…”.[1]

Lasciando stare l’iniziativa belga e tornando a noi, il silenzio dei media su questi temi risulta invece davvero assordante. Siamo appena usciti dalla tornata elettorale per l’elezione del nuovo Parlamento Europeo ma, per caso, ricordate che qualcuno dei candidati italiani – di qualsiasi partito – si sia soffermato almeno un po’ su una questione così importante per la sicurezza e la pace dei cittadini della vecchia Europa? In questa campagna si è parlato poco, in generale, delle politiche dell’Unione, dal momento che l’unica preoccupazione sembrava essere quella di coltivare il proprio orticello e le proprie alleanze a livello interno, ma soprattutto si è evitato accuratamente di affrontare questioni scottanti come quella della difesa e degli equilibri internazionali.

Solo qualche forza politica, come la Lista Tsipras, ha accennato – nell’ultimo punto del suo programma – alla “abolizione degli accordi economici e militari”[2] . Il Partito Democratico si è premurato d’inserire nel suo programma elettorale l’affermazione che:  “L’Europa deve unire le proprie risorse in tema di difesa, sviluppo, commercio e diplomazia, per massimizzare gli effetti positivi della sua politica estera…”[3], mentre nel programma del Partito Socialista Europeo (cui il PD aderisce), non si trova neppure questo vago riferimento.[4]

Altrettanto ambigua – ma più prevedibilmente – è la posizione del Partito Popolare Europeo, nel cui Manifesto è stata inserita quest’affermazione: “L’unione Europea deve…potenziare ed accrescere l’efficienza della sua politica estera. Guadagniamo forza attraverso un’azione coordinata. à Il PPE intende potenziare le prerogative dell’Europa in materia di affari esteri, sicurezza e difesa, rafforzando la sua capacità di agire nel mondo.” [5]

Nessun riferimento alle questioni della pace e del disarmo è possibile reperire nei sintetici 7  punti del programma per l’Europa del Movimento 5 Stelle , mentre qualcosa di più dettagliato lo troviamo nel programma elettorale dei Verdi Europei: “ Grazie ai Verdi , una parte più importante del bilancio dell’UE sta per essere consacrata alla prevenzione dei conflitti attraverso lo Strumento di stabilità e di pace. Noi abbiamo sostenuto anche l’idea di un Corpo della pace dell’UE e di un Istituto europeo per la pace. Noi siamo contrari al finanziamento della ricerca militare da parte del bilancio europeo [… ]Il commercio europeo delle armi, comprese le tecnologie di sorveglianza, esporta insicurezza nelle regioni come il Medio ed Estremo Oriente. I Verdi vogliono ridurre questo commercio ed impedire l’esportazione di armi, che può essere utilizzata contro i movimenti di liberazione e di protesta civica”. [6]

La triste e scomoda verità – come ha messo in luce la Campagna Europea di Banche Armate – è che: “L’Unione Europea (UE) assicura un quarto delle esportazioni mondiali di armi. Alcuni Stati sono particolarmente coinvolti: la Francia e la Gran Bretagna si disputano da anni la terza posizione a livello mondiale dietro la Russia e gli Stati Uniti; altri paesi, tra cui la Germania, la Spagna e l’Italia occupano a loro volta una collocazione rilevante in questo commercio.” [7]

A tal proposito, Giorgio Beretta, scrivendo per il portale Unimondo, sottolineava che, dopo il calo del 2010, gli ordinativi ai paesi dell’Unione Europea per esportazioni di sistemi militari nel 2011sono addirittura aumentati del 18,3% , superando i 37,5 miliardi di euro. Alcuni Stati europei non hanno reso noti i dati richiesti, mentre l’allora governo ‘tecnico’ di Monti: “…forse per adeguarsi allo standard tedesco […] ha pensato di manipolare un po’ le cifre. A fronte degli oltre 2,6 miliardi di consegne riportate nella Relazione governativa nazionale, i funzionari governativi hanno riferito all’UE solo poco più di 1 miliardo…” [8]

Insomma, sembrerebbe proprio che il ruolo dei mercanti d’armi (e quindi di morte) all’interno dell’Europa sia l’ultimo dei problemi. Si direbbe che ben pochi si preoccupino che la nostra Unione – presentata trionfalisticamente negli spot televisivi come la realtà che ha garantito la pace negli ultimi 60 anni –  appaia sì priva di una politica comune di difesa, ma comunque molto solidale nel difendere gli interessi di chi produce ed esporta strumenti per fare le guerre. Del resto, non è certo un caso che Papa Francesco abbia recentemente affermato, con la consueta chiarezza evangelica: Tutti parlano di pace, tutti dichiarano di volerla, ma purtroppo il proliferare di armamenti di ogni genere conduce in senso contrario. Il commercio delle armi ha l’effetto di complicare e allontanare la soluzione dei conflitti, tanto più perché esso si sviluppa e si attua in larga parte al di fuori della legalità…” [9]  Lo stesso Pontefice, il 15 maggio, è tornato sull’argomento, auspicando: ‘…che la comunita’ internazionale dia luogo ad una nuova stagione di impegno concertato e coraggioso contro la crescita degli armamenti e per la loro riduzione”.[10]

Control-Arms-80-governi-partecipano-alla-consultazione-sostegno-di-Ban-Ki-Moon1_mediumIn Italia, comunque, le campagne contro lo strapotere degli armivendoli ci sono da anni, anche se ben pochi ne parlano, come è facile immaginare. Oltre quella denominata Banche Armate – promossa da Missione Oggi, Mosaico di Pace e Nigrizia [11] – c’è infatti ControllArmi , promossa dalla Rete Italiana per il Disarmo[12]  e ci sono anche le puntuali ricerche condotte da Archivio Disarmo, che il 14 maggio scorso ha organizzato un importante convegno a Roma, sul tema: “Italia/Europa: politica di difesa e prospettive di pace”[13].

Questo però non significa che gli Italiani siano consapevoli dello scandalo dei miliardi che il nostro Paese spende per le armi e di quelli che guadagna vendendole, all’interno di un quadro istituzionale europeo dove, in teoria, esisterebbero già trattati e convenzioni.

“Resta il fatto che a 14 anni dall’entrata in vigore del Codice di Condotta (aggiornato nel 2008 dalla Posizione Comune sulle esportazioni di sistemi militari) non si è ancora in grado di conoscere con certezza dalla Relazione UE né i paesi destinatari né la precisa tipologia dei sistemi d’arma esportati dai singoli stati membri. E’ una questione non irrilevante per la sicurezza comune e che andrebbe sollevata sia nei parlamenti nazionali che al parlamento europeo: soprattutto ora che è entrata in vigore la direttiva comunitaria che “semplifica l’interscambio di materiali d’armamento all’interno dell’UE” che rischia di ridurre ulteriormente le informazioni e la trasparenza in materia di esportazioni di armi.” [14]

Date queste premesse, risulta un’enorme contraddizione non solo che il premio Nobel per la pace sia stato recentemente attribuito all’U.E. ma, soprattutto, che si sia continuato anche di recente a sbandierare l’immagine dell’Europa come garanzia di pace e di sicurezza.

Da un altro interessante articolo [15] apprendiamo, ad esempio, che il 90% dei ‘consulenti’esterni al Parlamento Europeo proviene dal mondo delle industrie, molte delle quali sono, guarda caso, legate alla produzione di armamenti. Li chiamano advisory groups ma il loro ruolo, più che  ‘consigliare’ gli europarlamentari, pare proprio sia quello di fare lobbying, influenzando pesantemente le decisioni comunitarie.

Certo, l’Europa si è già data strumenti legislativi di controllo, come la Decisione 2010/336 del Consiglio, nella quale si prevede che debbano: “…incoraggiare gli Stati membri dell’ONU a sviluppare e migliorare competenze nazionali e regionali per attuare controlli efficaci sul trasferimento di armi, al fine di assicurare che il futuro ATT, quando entrerà in vigore, sia quanto più possibile efficace.”[16].  Per conseguire tale risultato, questo atto normativo prevede che il progetto di ‘seminari regionali’ sia finanziato con un milione e mezzo di euro, anche se – a dire il vero –  nessuno sembra essersi finora accorto della loro effettiva funzione…

E’ il caso di sottolineare poi che l’Unione Europea, sebbene sia allineata alle normative internazionali e si avvalga della normativa internazionale e degli esperti dell’ONU (UNIDIR), paradossalmente non è stata a lungo in grado di ratificare direttamente il Trattato sul Commercio delle Armi (Arms Trade Treaty – ATT) [17], in quanto non è ufficialmente membro delle Nazioni Unite, ragion per cui ha dovuto seguire un percorso piuttosto contorto per adeguarvisi, come nota Gianluca Farsetti in un suo articolo dello scorso febbraio.[18]

Anche nella mia Napoli sono state svolte alcune iniziative pubbliche, per diffondere la campagna contro l’intreccio perverso tra politica e commercio di armi, promossa dal tenace missionario comboniano padre Alex Zanotelli. Egli infatti ha lo sempre denunciato con forza, rilanciando recentemente una petizione per chiedere trasparenza su una questione così grave, che sembra aver registrato non solo ‘pressioni’ lobbistiche, ma vere e proprie tangenti ai partiti (cfr. il mio precedente articolo: https://ermeteferraro.wordpress.com/2013/12/08/noli-me-tangere/).

“Dobbiamo sostenere la Procura di Napoli ,di Busto Arsizio e di Roma perché possano continuare la loro indagine per permetterci di capire gli intrecci tra il commercio delle armi e la politica. Noi cittadini abbiamo il diritto di sapere la verità su questo misterioso intreccio. E’ in gioco la nostra stessa democrazia. Soprattutto ora che l’Italia sta investendo somme astronomiche in armi. […] Noi cittadini italiani abbiamo il diritto di sapere se quella pratica è continuata in questi ultimi 20 anni. In questi anni l’industria bellica italiana è cresciuta enormemente. Abbiamo venduto armi, violando tutte le leggi, a paesi in guerra come Iraq e Iran e a feroci dittature da Mobutu a Gheddafi, che hanno usato le nostre armi per reprimere la loro gente….”[19]

Per concludere, su questa sconcertante vicenda occorre davvero che Italia ed Europa “cambino verso” – per prendere in prestito lo slogan del PD alle ultime elezioni – in modo da assicurare trasparenza e coerenza nelle scelte.  Continuando a citare alcune frasi ricorse in quest’ultima, brutta, campagna per il Parlamento Europeo, potremmo dire allora che: “Ce lo chiedono i nostri figli”, proprio perché – come recita uno slogan della Sinistra tedesca –  “L’Europa può essere diversa: sociale, pacifica, democratica”.

E’ inutile nasconderselo: il quadro politico emerso da queste elezioni europee non è certo incoraggiante, presentando un primato dei partiti popolari moderati ed una forte crescita delle forze politiche di destra e populiste. Ecco perché, come ho sintetizzato nel titolo, credo che sia arrivato il momento di azionare i tre fatidici tasti del computer della politica: CTR (esercitare il controllo); ALT (promuovere alternative) e, soprattutto, CANC (cancellare la guerra). E’ ora d’iniziare anche noi, fin da subito, la nostra lobbying dal basso – in nome del disarmo e della pace – nei confronti di coloro che abbiamo contribuito ad eleggere europarlamentari.

Ce lo chiedono i nostri figli.

© 2014 Ermete Ferraro (https://ermeteferraro.wordpress.com )

NOTE :

[1]  http://agirpourlapaix.be/26-04-journee-de-preparation-daction-crtlalteu/

[2] http://www.oltremedianews.com/rubriche/lista-tsipras-ecco-il-programma

[3]https://s3.amazonaws.com/PDS3/allegati/programma%20pd%20europa_DEF_Layout%201_1.pdf

[4] http://www.europaquotidiano.it/wp-content/uploads/2014/05/europee_programmaPse1.pdf

[5] http://dublin2014.epp.eu/wp-content/uploads/2014/03/Manifesto-with-cover-IT.pdf

[6] http://europeangreens.eu/sites/europeangreens.eu/files/Manifeste%20Commun%202014_0.pdf

[7] http://www.banchearmate.it/CampagnaEuropea.rtf

[8] https://www.facebook.com/notes/stop-the-war/sempre-pi%C3%B9-armi-europee-nel-mondo-litalia-cosa-fa/10151372841614404

[9]http://www.sanfrancescopatronoditalia.it/30461_Papa_Francesco__Commercio_armi_e_migrazioni_forzate_mettono_a_rischio_la_pace.php#.U4nMXXLV9cQ

[10]http://www.asca.it/news-Papa__condanno_proliferazione_e_commercio_armi__Pace_bene_globale-1388034.html

[11] http://www.banchearmate.it/home.htm

[12] http://www.disarmo.org/rete/index.html

[13]http://www.archiviodisarmo.it/images/Programma%20seminario%2014%20maggio%202014.pdf

[14] https://www.facebook.com/notes/stop-the-war/sempre-pi%C3%B9-armi-europee-nel-mondo-litalia-cosa-fa/10151372841614404 (cit.)

[15] http://www.lettera43.it/politica/lobby-nell-unione-europea-gli-advisory-group-danno-la-linea_43675124988.htm

[16] http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/ALL/;jsessionid=YPQsTKFWG7v492g0RDrpvDQy4QR2pyxGWdKXc89s97BNVYhQ9RBk!-1548291755?uri=CELEX:32010D0336   Altra documentazione sulla regolamentazione europea del controllo delle armi è reperibile all’indirizzo internet: http://europa.eu/legislation_summaries/foreign_and_security_policy/cfsp_and_esdp_implementation/ps0012_it.htm

[17] Cfr. http://www.un.org/disarmament/ATT/

[18]http://www.rivistaeuropae.eu/esteri/esterni/lunione-europea-e-larms-trade-treaty-att/

[19] http://www.ildialogo.org/appelli/MaleOscuro_1369771177.htm

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