E LE STELLETTE STANNO A GUARDARE….(2)

RIFIUTI: MILITARI IN AZIONE A NAPOLIIl quotidiano IL MATTINO ha recentemente dedicato un’intera pagina all’analisi che Antonio Menna ha fatto dell’imbarazzante flop dell’impiego delle forze armate in compiti di pattugliamento e controllo della cosiddetta Terra dei fuochi. [1]  Eppure fino a pochi mesi fa gran parte dei media avevano accolto entusiasticamente – talora con un pizzico di militaresco orgoglio – la notizia di una sorta di “spedizione armata” contro le forze oscure che avvelenano con discariche abusive e roghi tossici  l’ex Campania Felix. Sta di fattoche, giunti ad un primo consuntivo, essa si è rivelata una mission impossible, una battaglia persa, un grottesco buco…nel fuoco.

Già lo scorso febbraio ho pubblicato un post con stesso titolo di questo, per denunciare l’assurdità di uno stato che –  non riuscendo ad impedire che centinaia di migliaia di suoi cittadini siano avvelenati ed uccisi impunemente dalla pratica di sversamenti e incendi di rifiuti, legali e illegali, in un territorio presidiato in armi dalla camorra – pensava di risolvere un problema di tale portata inviandovi qualche centinaio di soldati in assetto di guerra. Al di là della mia scarsa simpatia per qualunque operazione militare e per qualsiasi forma di militarizzazione del territorio, l’idea che cercavo di manifestare in quella nota era che si trattava comunque di un’operazione costosa ed inutile, e quindi di un piano destinato a fallire miseramente.

Orbene, il citato articolo del principale quotidiano del Mezzogiorno, a distanza di quasi cinque mesi, in effetti conferma ciò che già da allora era prevedibile. Al tempo stesso, però, si guarda bene dal prendere le distanze da una decisione governativa rivelatasi palesemente sballata e deviante, limitandosi a commentare che “non bastano esercito e leggi, i piromani sono immigrati”.  Opperbacco! Ma davvero le teste d’uovo dei ministeri dell’Interno e della Difesa erano convinte che l’invio di Sturmtruppen con blindati e pattugliamenti stile Bagdad avrebbe consentito l’arresto in fragranza di reato di qualche boss locale? Dice: hanno arrestato solo polacchi, africani, armeni, rom, perfino afghani mentre appiccavano il fuoco a cataste di rifiuti. Beh, chi diavolo si aspettavano che i nostri solerti soldatini potessero beccare con le mani nei fiammiferi, se non i soliti poveracci e disperati che per quattro soldi farebbero qualsiasi cosa?  Come al solito, insomma, anche questa volta “volano gli stracci”, mentre in realtà ben poco è cambiato in quella Terra dei Fuochi  che indica un’area di quasi 1100 chilometri quadrati, con 57 comuni ed una popolazione di due milioni e mezzo di abitanti, a cavallo tra la provincia di Napoli e quella di Caserta.

Adesso questi dati vengono sì ricordati, ma solo per giustificare l’esito di un’operazione fallita, cui finora però quasi tutti avevano applaudito, come se non ne conoscessero la portata e le oggettive difficoltà. E, soprattutto, come se non si rendessero conto che in un Paese dove già operano ben cinque corpi nazionali di polizia giudiziaria (con l’aggiunta di quelli di polizia provinciale e municipale), l’ultima cosa da fare sarebbe stata proprio impiegare per tali funzioni le Forze Armate, ovviamente da coordinare con tutte le altre sotto il comando congiunto di Questure, Prefetture e del 2° Comando Forze di Difesa, con sede a S. Giorgio a Cremano (NA).

Certo, i dati snocciolati dai giornali sono significativi: in tre mesi ci sarebbero stati la bellezza di 1878 pattugliamenti (25 pattuglie al giorno, per 7 giorni su 7 e per 24 ore su 24), che hanno portato a controllare ben 7000 persone ed a fermarne 43 per sversamenti e/o roghi di rifiuti. Però ugualmente i conti non tornano. Quando l’apposito decreto fu varato si parlava di 850 militari che sarebbero stati impegnati in questa operazione, stanziando a tal fine ben 2 milioni di euro, quasi uno a testa per ogni abitante di quell’area. Ora invece ci si riferisce a solo un centinaio di soldati (appartenenti al Reggimento «Cavalleggeri Guide» di Salerno ed alla Brigata «Garibaldi», già responsabile del Raggruppamento Campania per l’operazione «Strade Sicure»), sottolineando tra le righe la sproporzione tale forza e l’enormità del territorio da presidiare. Da un articolo dello scorso aprile del“Corriere del Mezzogiorno”, però, forse si riesce a capire qualcosa di più: «I militari, appartenenti ai reparti della Brigata «Garibaldi», sono giunti in rinforzo agli oltre 540 soldati del 19 reggimento già impegnati sulle territorialità delle città di Napoli e Caserta per la lotta alla malavita e da oggi per completare il contingente a disposizione delle Prefetture contro i reati ambientali…» [2]  E’ vero che 100 più 540 non fa 850, ma se non altro ci avviciniamo alla reale consistenza di questa italiota “strafexpedition”, che avrebbe dovuto reprimere e perfino prevenire  la tragica catena di interramenti e roghi di rifiuti ma è riuscita solo a far arrestare pastori afghani, zingari di varie etnie, braccianti africani senza lavoro ed altri esemplari di bassa e malpagata manovalanza al servizio dei soliti noti. Essi sono solo l’ultimo anello di una catena criminale che parte da una diffusa e radicata economia parallela – ovviamente illegale e controllata da chi detta legge in ben altro modo su quel territorio – ma a quanto pare questa constatazione non aveva avuto alcun peso nella decisione di mobilitare le forze armate per fronteggiare un obiettivo sbagliato nel modo sbagliato.

E’, in fondo, ciò che spiega, nell’intervista a Il Mattino, il Com. Sergio Costa: « Ci sono più facce nella vicenda Terra dei fuochi, ci sono i rifiuti interrati, che avvelenano la terra e le falde acquifere, e ci sono i roghi, che appestano l’aria. Sono fenomeni diversi ma hanno un elemento comune, si tratta dell’economia illegale del territorio. Perché si dà fuoco ai rifiuti? Come nasce un rogo tossico? Non si tratta di teppisti o di piromani, salvo qualche raro caso. Il rogo è l’elemento finale di una catena di interessi. L’area tra Napoli e Caserta, non a caso, è nota per essere la capitale del tarocco[…]. Qui c’è una economia diffusa, sommersa, che sfugge al fisco e a qualunque norma. I rifiuti industriali di una economia illegale possono essere smaltiti legalmente? Certo che no. Allora si attiva lo smaltimento clandestino, che ha come ultimo anello l’interramento o il rogo».[3]  Le osservazioni del comandante per la Campania del Corpo Forestale dello Stato non fanno una piega, ma non mi si venga a raccontare che queste cose non si sapessero benissimo anche prima! Egli stesso, fra l’altro, osserva che era prevedibile che le uniche persone colte ad appiccare fuochi sarebbero state  «…le ultime ruote del carro. Gente disperata, spesso vagabonda […]Un rom, un immigrato, un barbone. Uno che non ha nulla da perdere e che,m per dieci euro, lancia un fiammifero e scappa. Ha senso scagliarsi contro l’ultimo ingranaggio e non elaborare una strategia d’insieme per attaccare il fenomeno alla radice? » [4] 

Ecco, appunto: che senso può avere il fatto che, insieme con quei roghi di rifiuti, si siano bruciati anche un paio di milioni di euro per giocare a far la guerra alla malavita organizzata, col brillante risultato di arrestare solamente qualche disgraziato?  Che razza di Stato è quello che ricorre a centinaia di militari in assetto di guerra – trasformando quella che una volta chiamavano Terra di Lavoro in una specie di Afghanistan nostrano – sovrapponendoli alle forze di polizia senza neppure a cavare un ragno dal buco?  Forse è il caso di ricordare ancora una volta  che il territorio interessato – quei circa 1200 chilometri quadrati compresi tra le province di Caserta e di Napoli – è lo stesso che nel mio precedente articolo  chiamavo Campania Bellatrix: una delle zone già più militarizzate d’Europa, nel quale insistono già 8 installazioni militari non italiane (fra NATO e US Navy), in aggiunta alle 5 dell’Aeronautica Militare, alle 50 dell’Esercito Italiano, ivi compreso anche un bel porto militatizzato e nuclearizzato.[5]  Quei due milioni di euro, allora, non sarebbero stati più utili per rafforzare l’attività ordinaria dei preesistenti organi di polizia giudiziaria – e soprattutto della Forestale – anziché consolidare l’immagine della Campania come una terra di frontiera?

«Chi poteva pensare che bastassero cento soldati per controllare efficacemente una zona vastissima, di proporzioni sterminate, con aree interne nascoste?Si tratta di misure insufficienti…» commenta invece sconsolato il notista de Il Mattino. Bene, bravo! Ma allora che cosa pensa che si dovrebbe fare? Inviare in loco un contingente di Alpini, come il Libano, o forse sarbbe meglio impiegare i nostri marines della Brigata San Marco?  Magari li si potrebbe far sbarcare coi loro mezzi anfibi sulla spiaggia di Baia Domizia, oppure si potrebbero impiegare addirittura gli uomini del Comando Sud-Europeo della NATO di Lago Patria per un blitz interforze denominato Waste Dumping Endeavour…  Ma allora perché non mobilitare anche i boy scout, i vigilantes che presidiano le banche o i gruppi paramilitari della “Serenissima” ? L’importante che vestano una divisa e soprattutto che girino armati, perché – come tutti ben sanno – l’economia illegale e la criminalità organizzata hanno notoriamente paura delle uniformi e sono debellate con i fucili…

Ma forse è meglio che mi fermi qui. C’è il rischio che qualcuno, incapace di cogliere l’ironia, mi prenda sul serio e presenti in Parlamento un nuovo decreto legge.

© 2014  Ermete Ferraro > https://ermeteferraro.wordpress.com

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[1] Antonio Manna. Fuochi tossici in aumento. “Vince l’economia illegale”. Non bastano esercito e leggi, i piromani sono immigrati, IL MATTINO, 5 luglio 2014, p.8; cfr. anche  la versione ridotta online dell’articolo su: http://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/terra_dei_fuochi_flop_dei_militari_vince_l39economia_illegale/notizie/784198.shtml

[2] http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2014/8-aprile-2014/terra-fuochi-scattano-controllidei-cento-soldati-esercito–22338250428.shtml

[3] A. Manna, art. cit.

[4] Ibidem

[5] Cfr. https://ermeteferraro.wordpress.com/2014/02/07/e-le-stellette-stanno-a-guardare/

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Un commento su “E LE STELLETTE STANNO A GUARDARE….(2)

  1. caro ermes, ho letto con tantissima attenzione il tuo intervento, di massimo interesse in ogni aspetto; credo che esso non possa restare scritto a se stante, ma necessitì di una strategia vera, nuova delle istituzioni , che finora è totalmente mancata per attivare un concreto percorso per dare soluzione al problema, penso che forse noi stessi come rete, nella consapevolezza degli immani”rischi” e difficoltà potremmo attivare una compiuta riflessione in tale direzione. affettuosamente, antonio

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