Che si dice in Dacia?

Diario minimo di un viaggio in Romania

Una settimana affacciati ai Balcani…

40487972_269986853826162_137723499350327296_nQuesto scritto è il seguito ideale del precedente post, in quanto sintesi della settimana che ho trascorso in Romania con mia moglie Anna e la minore delle tre figlie, Chiara. Infatti la mia scherzosa esplorazione delle affinità elettive – quanto meno sul piano linguistico – tra Napolitani e Romeni si chiudeva così: “Comunque, quando tornerò dal mio viaggetto in Romania, vi farò sapere se questa somiglianza ha funzionato anche per me e per la mia famiglia.” [i] Non intendo venir meno a tale impegno e cerco quindi di tratteggiare la nostra scoperta della Dacia degli antichi Romani, sottolineando gli aspetti che più mi hanno colpito di questo paese, caratterizzato dall’originale compresenza di elementi culturali ed espressivi che rinviano alla tradizione latina, ma anche greco-bizantina, ottomana e germanica. [ii] A proposito di lingua romena, devo ammettere che la mia ricerca, oltre che per la brevità del soggiorno, è stata in gran parte vanificata dalla generale tendenza degli abitanti di questo paese a rivolgersi ai turisti direttamente in inglese, in spagnolo e talvolta anche in italiano. La mia più significativa fonte di conoscenza del Romeno, pertanto, è stato l’ascolto in albergo d’interminabili notiziari televisivi, intervallati da lunghi dibattiti e da estenuanti pause pubblicitarie, in massima parte dedicate a propagandare articoli farmaceutici di ogni tipo. Ne ho ricavato la conferma che la comprensione di questa originale lingua neolatina è abbastanza agevole, anche se la sua sonorità ha più a che fare con il ligure o il veneto che col mio Napolitano. [iii]  E’ innegabile, inoltre, che il Romeno ricordi molto l’Esperanto. La commistione di elementi linguistici eterogenei tipica della limba română [iv], infatti, richiama alla mente la voluta mescolanza di matrici glottologiche che caratterizza la lingua artificiale e transnazionale ideata, come auspicio di unità dei popoli, dal polacco Zamenhof alla fine del XIX secolo, da tempo accantonata e surclassata dall’onnipresente Inglese, ma ora rilanciata con varie iniziative. [v]

Lasciando da parte le considerazioni di natura linguistica, vorrei sottolineare alcune somiglianze e differenze che ho riscontrato nel corso di questa săptămâna română di metà agosto, che ci ha visti atterrare all’enorme aeroporto di Otopeni e percorrere per la prima volta la periferia e l’intera città  su un taxi guidato da un esuberante e chiassoso autista ispano-parlante. A parte la sensazione d’incredibile vastità e dilatazione urbanistica che la pianeggiante București lascia nel visitatore – ben diversa dalla forzosa concentrazione territoriale di Napoli – la prima sensazione è stata quella di muoverci in una vera capitale europea con ambizioni metropolitane, caratterizzata da lunghi e larghi boulevard alberati in stile parigino, enormi piazze, numerosi monumenti ed imponenti palazzi dallo stile ibrido ma sempre magniloquente. Come scriveva recentemente in un commento una giornalista de la Repubblica:

«Tra chiese mozzafiato simbolo di resilienza ed edifici maestosi di triste memoria, tra scorci eleganti e terme spettacolari, la capitale romena è uno scrigno zeppo di sorprese […] Di storia e di storie, passeggiando per Bucarest, ne incontrerete tante, e verrete letteralmente conquistati dalla sua atmosfera elegante – non a caso la città è stata ribattezzata “la piccola Parigi” – e dal suo fascino decadente, un po’ dark e un po’ tamarro, un po’ est e un po’ ovest, un po’ fuga dal passato e un po’ nostalgia del futuro.» [vi]

foto repubblica piazza Rivoluzione

Bucarest – Piazza della Rivoluzione

Questa ambiziosa megalopoli, che fa distretto a sé ed è divisa in affollati ‘sestieri’, ospita quotidianamente fino a 3 milioni di persone, con un numero di effettivi abitanti comunque pari al 10% dell’intera Romania. Eppure – complice probabilmente la festività ferragostana della Madonna Assunta, molto onorata anche dagli Ortodossi – noi abbiamo trascorso tre giorni e mezzo girando a piedi ed in metropolitana per Bucarest in un silenzio innaturale, circondati da ben pochi residenti e da non molti turisti, che erano prevalentemente intruppati su bus bipiani tipo city sightseeing.

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Camminare per i lunghissimi viali e per le strade interne – stanchezza e sudate a parte… – è un ottimo modo per conoscere più intimamente una città come Bucarest. Il toponimo risalirebbe al suo leggendario fondatore, il pastore Bucur, ma in ogni caso l’etimologia rinvia alla radice lessicale romena bucurie, traducibile con ‘gioia’, ‘felicità’.[vii] Eppure il clima che abbiamo respirato in quei giorni non ci è sembrato particolarmente gioioso, sicuramente a causa dello spopolamento ferragostano, ma anche per i fermenti di rivolta che covavano sotto la cenere a tre giorni dai gravi scontri scoppiati nella centrale e grandiosa piaţa Victoriei, che hanno visto contrapposte decine di migliaia di manifestanti contro la corruzione e le complicità governative che la proteggono e nugoli di spicciative e violente forze dell’ordine, in seguito ai quali si sono registrati moltissimi arresti, centinaia di feriti ed interminabili polemiche politiche. [viii] La devastante piaga della corruzione, infatti, sembra particolarmente avvertita dai Romeni ma, nonostante gli attacchi dell’opposizione e la riprovazione espressa dallo stesso presidente della repubblica, il governo si direbbe intenzionato a continuare sulla sua discutibile strada, incurante delle mobilitazioni dal basso, ma anche delle critiche che gli stanno piovendo addosso perfino dall’amministrazione statunitense. [ix]

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Bucarest – L’Ateneo romeno

Tafferugli e rivolte a parte, comunque, a Bucarest si avvertiva una netta separazione tra i non moltissimi giovani che abbiamo incontrato – concentrati prevalentemente nel quartiere universitario e nella limitata area dello shopping e degli esercizi pubblici più attrattivi – ed una popolazione composta da persone mediamente anziane e d’impronta economicamente più modesta, frammista ad una diffusa ma discreta comunità di Rom romeni (ma guai a chiamarli con questo ambiguo nome anziché col termine di țigan, cioè ‘zigani’…!).

Qui si comincia ad intravedere alcune affinità con una città assai diversa come Napoli, dove fino a non molti anni fa i palazzoni umbertini del ‘risanamento’ post-unitario e gli edifici moderni e le alte ‘torri’ direzionali convivevano con i ruderi prodotti dai disastrosi bombardamenti della guerra e dove sopravvivevano miserabili rioni popolari con i loro ‘bassi’. Anche Bucarest, coi suoi modernissimi grattacieli ed i tronfi palazzoni edificati dal dispotico regime di Ceauşescu, non è riuscita a nascondere del tutto le rovine causate dal disastroso terremoto di 40 anni fa, il terribile Cutremurul din 1977, a causa del quale vennero giù più di trenta vecchi edifici. Questi ruderi convivono tuttora con la pomposa nuova Bucarest pianificata dalla megalomania del dittatore ed al loro interno sono state realizzate spesso abitazioni di fortuna, dove vivono i ceti più marginali come, appunto, gli zigani. L’aspetto generale della capitale romena resta comunque molto dignitoso, pulito, ordinato e caratterizzato da molti parchi urbani, ben curati ed attrezzati, dove però si vedono giocare ben pochi bambini, forse anche loro in vacanza…Non vi starò certo a raccontare nei dettagli il nostro vorticoso tour bucarestiano, agevolato provvidenzialmente dalla moderna ed efficiente rete metropolitana. I tre giorni trascorsi ci hanno consentito di visitare gran parte delle attrazioni turistiche offerte da questa metropoli, dall’affascinante ‘Museo di storia naturale G. Antipa’ al ricco ‘Museo nazionale di arte romena’, sito nel vecchio Palazzo Reale; dal neoclassico ‘Ateneo’, simbolo dell’attuale Università, alle originali architetture delle cattedrali ortodosse; dal tronfio Palazzo del Parlamento fortemente voluto da Ceauşescu  (il più vasto dopo il Pentagono) al mussoliniano Palazzo dei governo, avvolto in un enorme bandiera tricolore romena proprio di fronte al quale si sono svolti gli scontri tra dimostranti e polizia; dallo splendido Parco Tineretului (ben 200 ettari con laghetti e spazi attrezzati per i più piccoli) al chilometrico percorso verde, con laghetti e fontane danzanti, del boulevardul Uniri, che collega Piazza Alba Julia con quella della Costituzione.

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Bucarest – Piazza della Vittoria

Sono stati tre giorni in cui abbiamo scoperto le bellezze di questa capitale ma anche le sue stridenti contraddizioni, la sua vocazione internazionale ma anche la sua evidente impreparazione a far fronte ad un  turismo di massa, a cominciare dalla scarsità di ristoranti degni di questo nome, di bar e di altri locali e perfino di esercizi commerciali, che non fossero concentrati in alcune specifiche aree, sotto forma di enormi shopping centres multipiano o delle solite catene di fast food di massa alla Mc Donald, KFC, Pizza Hut e compagnia bella.

La strana coppia: istituti bancari e strutture di sanità privata

Ciò che ci ha lasciati sorpresi, però, è stata la scarsità di normalissimi e quotidiani negozi, come tabaccai, giornalai, salumieri etc., soprattutto in contrasto con la pervasiva presenza nel centro di Bucarest di centinaia di filiali bancarie di ogni provenienza (tedesche, greche, italiane, spagnole, oltre che, naturalmente, romene) e di altrettante mega-strutture appartenenti allo spropositato settore della sanità privata, come megafarmacie, cliniche per tutte le specializzazioni e sofisticati ambulatori dentistici. Si direbbe che gran parte del flusso di stranieri in Romania sia richiamato da questo strano ‘turismo sanitario low cost’ , mentre l’anomalo proliferare d’istituti di credito lascerebbe pensare piuttosto ad un’intensa attività finanziaria, alimentata dal boom delle agevolate delocalizzazioni industriali e da un giro di affari più o meno legittimi. Il primo fenomeno era peraltro confermato dall’innaturale tasso di spot pubblicitari dedicati – in radio e televisione – ai più svariati prodotti farmaceutici. Il secondo aspetto è ribadito invece dal fatto che, per mutuare il commento di un articolo apparso su osservatoriodiritti.it, in Romania:povertà2-2

«…l’economia cresce tra baracche e bambini di strada […] Nel 2016 il Pil è cresciuto del 4,8% superando le aspettative della Commissione europea, che per il 2017 stima una crescita del 4,4% e del 3,7% nel 2018 (il governo romeno ha stimato un incremento pari al 5,2%).» [x]

L’analisi di questo preoccupante paradosso socio-economico è confermata da un articolo del quotidiano cattolico Avvenire, in cui leggiamo che:

«Di certo la Romania ha ancora da fare molta strada[…] : sviluppare le infrastrutture, modernizzare scuole e ospedali, dotare la sanità di strumenti e farmaci adeguati, sviluppare le zone rurali in cui mancano persino le fognature. Bucarest dovrebbe inoltre investire di più sull’infanzia, in un Paese dove – secondo i dati Eurostat – quasi la metà dei minori sono a rischio povertà. Dati confermati di recente dal Collegio nazionale degli Assistenti sociali, secondo i quali ogni sera in Romania 200mila bambini vanno a dormire senza aver mangiato. In base statistiche europee aggiornate a ottobre 2017, il 38,8% dalla popolazione è a rischio povertà ed esclusione sociale, con particolare disagio tra i pensionati. È così che si presenta la Romania: assieme al primato di crescita economica, in Europa ha paradossalmente anche quello, negativo, di diseguaglianze sociali.» [xi]

Ovviamente queste acute disparità colpiscono soprattutto le fasce deboli della società romena (comunità rom, anziani, minori, piccola borghesia urbana, contadini…), proprio mentre si assiste ad un vistoso quanto artificioso ‘miracolo economico’, sostenuto da transazioni commerciali, nuovi insediamenti industriali, rilancio dell’edilizia ed intensa attività finanziaria, il cui biglietto da visita più evidente sono appunto le tante banche che costellano il centro della capitale.

Quando si lascia Bucarest per raggiungere la sassone Transilvania in treno – come abbiamo fatto noi tre ‘turisti per caso’ – il contrasto risulta ancor più stridente. Agli enormi insediamenti industriali ed agli impianti petroliferi della periferia della capitale si avvicendano ampie aree pianeggianti agricole (in prevalenza coltivazioni cerealicole), larghi spazi incolti e, infine, territori affascinanti sul piano paesaggistico, ricchi di fiumi e boschi, ma apparentemente improduttivi e scarsamente abitati, fatta eccezione per le grandi città come Sibiu, Cluj e Brașov, dove abbiamo trascorso due intense giornate. In realtà la situazione sarebbe migliore, in quanto:

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Veduta della Transilvania.

«La Transilvania è ricca di risorse minerarie come ferro, piombo, lignite, manganese, oro, rame, sale, gas naturale e zolfo. Esistono poi grandi stabilimenti industriali chimici, acciaierie e industrie tessili. Altre risorse economiche sono nell’ambito dell’agricoltura, con frutteti e vigne, e nella trasformazione del legname[xii]

Prìncipi sassoni, feroci impalatori e tenebrosi castelli

Eppure lo spettacolo che si è presentato ai nostri occhi, attraverso i finestrini del treno che ci ha condotti in due ore alla bellissima Brașov, sembrava piuttosto testimoniare una certa povertà e marginalità, caratterizzata dalla presenza sporadica fra i boschi di mini-villaggi di catapecchie – abitate probabilmente da zigani – a ridosso della ferrovia o di scoscesi terreni in prossimità dei corsi d’acqua. Tutt’altra storia, invece, quando siamo giunti in quell’antica e nobile città di origine sassone, estremamente bella, perfettamente curata e letteralmente invasa da turisti, locali e stranieri. Uno splendido borgo mercantile rinascimentale, con la sua originale piazza circondata da edifici civili, basiliche ortodosse, chiese gotiche e palazzi nobiliari di stile teutonico. Oltre alla sua originale architettura austro-ungarica, la cosa che più ci ha colpito di Brașov – la latina Corona e la germanica Kronstadt – sono stati i meravigliosi giardini che l’attraversano tutta, con molte aiuole fiorite ed ampi spazi per i giochi dei bambini.  La sua visita ci ha condotto dall’antica cittadella fortificata di Brassovia, che le ha dato nome, al suo incantevole ed animato centro antico, dove abbiamo potuto ammirare la luterana cattedrale denominata Biserica Neagră (con l’originale contrasto tra le severe e svettanti linee gotiche e le centinaia di colorati tappeti ottomani esposti) ed il Palazzo del Consiglio civico, che ospita un interessante e moderno museo storico-etnografico. Diversamente dalla capitale, questa città è dotata di ogni negozio e piena di ristoranti, birrerie ed ogni tipo di locale pubblico ed anche la gente che si incontra per strada ha un aspetto decisamente benestante.

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Brașov – Piazza del Consiglio

Stazioni termali, sciovie ed altri impianti di turismo invernale esercitano infatti un indubbio richiamo sia per i locali sia per i forestieri, attirati specialmente dallo scontato e farlocco mito del vicino castello di Dracula.[xiii]  In effetti la fortezza medievale di Bran, di origine angioina, non ha mai ospitato né l’immaginario ‘principe delle tenebre’ (frutto della fervida fantasia dello scrittore irlandese Bram Stoker), né l’autentico Vlad III, principe di Valacchia ed eroe nazionale rumeno, soprannominato Dracul (il diavolo) in quanto figlio di un appartenente al germanico ordine del drago. Costui è però passato alla storia col poco lusinghiero titolo di Țepeș (cioè ‘l’impalatore’) per la sua poco simpatica tendenza a trattare i nemici nel corso della sua feroce lotta contro gli Ottomani, dai quali però aveva preso in prestito tale feroce modalità di tortura dei prigionieri. Non dimentichiamo poi, a proposito di affinità, che la fervida fantasia dei Napolitani ha localizzato il sepolcro del principe Vlad III addirittura nel chiostro della celebre chiesa rinascimentale di S. Maria la  Nova. [xiv]

Ma se il fantastico conte Dracula serve a vendere la paccotiglia di ricordini per i turisti che visitano la Transilvania, nel nostro caso ha rappresentato solo un insignificante particolare nella scoperta di un paese affascinante e pieno di contraddizioni, che abbiamo cercato di scoprire senza pregiudizi e con apertura mentale verso questo unicum storico-culturale dell’area balcanica. Basti pensare che solo a Brașov nello stesso parco si affacciano cattedrali gotiche, basiliche ortodosse, fortezze angioine e perfino un monumento alla lupa capitolina…

Insomma, forse non abbiamo trovato le attese somiglianze tra la lingua romena e quella napolitana, ma certamente questo viaggio ci ha fatto avvertire una profonda affinità tra le vicende romene e l’intricata storia di Napoli, con le sue molteplici dominazioni straniere, sulle quali però ha sempre prevalso lo spirito beffardo e sfottente della nostra gente, capace di saggia resilienza ma anche di autentica e determinata resistenza.

© 2018 Ermete Ferraro (www.ermeteferraro.org )

N O T E ———————————————————————

[i] Ermete Ferraro, “Ci stava un romeno, un napoletano e un italiano”, ermetespeacebook.com (13.08.2018) > https://ermetespeacebook.com/2018/08/13/ci-stavano-un-romeno-un-napoletano-e-un-italiano/

[ii] Vedi: “Romanìa” in Sapere.it > http://www.sapere.it/enciclopedia/Roman%C3%ACa.html

[iii] Se ne avete voglia e siete un po’ curiosi, potete collegarvi in live streaming con una delle principali televisioni romene, Romania.tv, seguendo questo link > http://www.romaniatv.net/live

[iv] Vedi la voce sulla lingua romena in wikipedia.it >: https://ro.wikipedia.org/wiki/Limba_rom%C3%A2n%C4%83

[v] Vedi la voce “Lingua esperanto” in wikipedia.it > https://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_esperanto . Interessante anche l’articolo di Viviana Pellegatta, “L’esperanto, lingua dell’umanità”, blastingews.com > https://it.blastingnews.com/cronaca/2017/11/lesperanto-la-lingua-dellumanita-002182271.html

[vi] Sara Ficocelli, “Bucarest: la ‘piccola Parigi’ tutta da scoprire”, la Repubblica (26.02.2018) > http://www.repubblica.it/viaggi/2018/02/21/news/bucarest_la_piccola_parigi_tutta_da_scoprire-189410529/?refresh_ce

[vii] Nel nostro viaggio ci è stata molto utile l’accurata ‘guida verde’ della Romania, curata dal Touring editore > https://www.amazon.it/Romania-0/dp/8836553451/ref=sr_1_5?ie=UTF8&qid=1535793209&sr=8-5&keywords=guida+touring+romania . Vedi anche la voce “Bucarest” in wikipedia.it > https://it.wikipedia.org/wiki/Bucarest

[viii] Cfr.: “Bucarest, romeni all’estero in piazza contro corruzione: oltre 440 feriti”, Affari italiani (11.08.2018) > http://www.affaritaliani.it/esteri/bucarest-migliaia-di-romeni-estero-in-piazza-contro-corruzione-555354.html?refresh_ce  e: Marco Ansaldo,  “A migliaia in piazza a Bucarest, la diaspora romena contro la corruzione”, la Repubblica (10.08.2018) > http://www.repubblica.it/esteri/2018/08/10/news/a_migliaia_in_piazza_a_bucarest_la_diaspora_romena_contro_la_corruzione-203850273/

[ix] s.a., “Stati Uniti-Romania: Casa Bianca prende le distanze da lettera di Giuliani a governo romeno”, Agenzia Nova (28.08.2018) > https://www.agenzianova.com/a/5b85c77929c615.73320608/2046131/2018-08-28/stati-uniti-romania-casa-bianca-prende-le-distanze-da-lettera-di-giuliani-a-governo-romeno

[x] Felicia Buonomo, “Romania, dove l’economia cresce tra baracche e bambini di strada”, Osservatorio Diritti.it (01.03.2018) > https://www.osservatoriodiritti.it/2018/03/01/romania-economia-cresce-baracche-bambini-di-strada/

[xi] Mihaela Iordache, “Povertà e corruzione. I due volti della Romania che richiama i suoi emigrati”, Avvenire.it (04.01.2018) > https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/romania-pil-disparita-economiche

[xii] Vedi la voce “Transilvania” in Wikipedia.it > https://it.wikipedia.org/wiki/Transilvania#Economia

[xiii] Vedi: https://www.romaniaturismo.it/transilvania/il-castello-di-dracula/

[xiv]  Cfr.: “Vlad Tsepes di Valacchia: l’impalatore, il demonio, il vampiro Dracula”, Latelanera.com > http://www.latelanera.com/vite-estreme/personaggio.asp?id=261  ed anche:  “Da Vlad Tepes a Conte Dracula”, Ciaoromania.com > http://www.ciaoromania.com/vladtepes_ital.html

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