“Generale, quelle 5 stelle…”

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Il Gen. Sergio Costa

La Repubblica italiana è l’unico stato con un ‘generale a cinque stelle’. Normalmente, infatti, i gradi degli ufficiali superiori delle forze armate si fermano alle quattro stellette, che accompagnano la classica ‘greca’. Però il generale dei carabinieri Sergio Costa – già comandante per la Campania del Corpo Forestale dello Stato – sembra fare eccezione, visto che le ‘cinque stelle’ egli non le porta più cucite sulle mostrine o le controspalline, ma direttamente sul cuore. Non è un caso, infatti, che il nome di Costa come membro del Governo sia stato subito anticipato dal ‘capo politico’ del M5S, pronostico regolarmente confermato dalla sua nomina a Ministro dell’Ambiente del neo-esecutivo pentastellato-leghista, presieduto dal premier Giuseppe Conte. Ebbene, come scrivevo già nel precedente articolo sul mio blog [i], questa è la sola scelta che mi lascia soddisfatto nel contesto della compagine governativa cosiddetta giallo-verde, probabilmente perché si tratta dell’unico segnale di svolta ambientalista all’interno di un assai poco confortante quadro politico di stampo reazionario. Non ripeto qui le mie perplessità – per adoperare un eufemismo – su un esecutivo che sta innegabilmente virando a destra, in senso populista ma soprattutto seguendo una deleteria visione securitaria, nazionalista e xenofoba, strizzando un occhio alla Russia putiniana e l’altro alla ‘America First’ trumpiana.

Per quanto molti, anche fra amici e compagni, intessano lodi o manifestino speranzose aperture nei confronti di tale ‘governo del cambiamento’, io non posso farci niente: lo strano ‘presepio’, messo insieme in modo raffazzonato dal duo Salvidimaio, proprio “nun me piace”.  Lo so, qualcuno obietterà, proprio come faceva Luca Cupiello: «Come si può dire: ‘Non mi piace’, se quello non è finito ancora? ». [ii] Prendendo in prestito le battute di Nennillo, rispondo: «Ma pure quando è finito non mi piace […] Ma guarda un poco, quello non mi piace, mi deve piacere per forza?» [iii] Ciò premesso, devo ammettere che, pur in questo spiacevole scenario, la ‘statuina’ di Sergio Costa mi convince, dal momento che egli porta al Ministero dell’Ambiente sia la sua qualificazione di laureato in Agraria, con un master in Diritto dell’Ambiente, sia la sua profonda competenza in materia d’investigazioni ambientali, che lo hanno portato a svolgere un ruolo centrale nella tragica vicenda della ‘terra dei fuochi’, facendolo giungere meritoriamente ai vertici della Forestale e poi dei Carabinieri per l’Ambiente [iv]. Personalmente, ho avuto il piacere di conoscerlo e di apprezzarne la professionalità, la dirittura morale e la disponibilità ad approfondire segnalazioni e denunce. Credo quindi che si possa accogliere con soddisfazione la sua scelta come responsabile di un Dicastero dove dovrebbe imprimere una netta svolta, dopo anni d’incuria che hanno fatto degenerare vecchi problemi ambientali e spuntare nuove aggressioni all’integrità del nostro territorio. Eppure…

generale a 5 stelle

Five Stars General ?

Eppure questo stimabile ‘generale a 5 stelle’ non potrà prevedibilmente capovolgere – almeno da solo – la logica deleteria che ha subordinato finora i diritti dell’ambiente agli interessi economici, leciti ed illeciti, che lo hanno di fatto devastato. Sfruttare le sue indubbie capacità di contrasto degli abusi e degli ecoreati è cosa buona e giusta, ma non basta. Scoprire e denunciare con decisione comportamenti fuori legge in tali ambiti è solo il primo passo, ma rischia di farci dimenticare che l’intero modello di sviluppo da noi caparbiamente perseguito è di fatto incompatibile con il rispetto degli equilibri ecologici, con la salvaguardia della biodiversità e con la pur auspicata inversione di tendenza in ambito energetico. Non ho alcun dubbio che questo esperto investigatore ambientale nel suo nuovo incarico saprà dare – come ha dichiarato – la priorità al controllo delle discariche, all’inquinamento atmosferico, alla tante ‘emergenze’ ed agli abusi di ogni genere che stanno distruggendo le meraviglie del nostro Paese. Dove forse si sbaglia è quando dichiara: « L’ambiente è una cosa seria, centrale, e appartiene a tutti. Non c’è maggioranza o opposizione nella salvaguardia delle nostre terre». [v]E non certamente perché io non condivido la prima parte del ragionamento, ma perché non sono affatto convinto che sulla salvaguardia dell’ambiente siano tutti, naturalmente, concordi. La verità è che chi continua a perseguire dichiaratamente la ‘crescita’ e l’assurdo miraggio di uno sviluppo illimitato non sa che farsene della ‘salvaguardia delle nostre terre’. Chi sta irresponsabilmente formando intere generazioni a comportamenti consumistici ed energivori è di fatto un nemico dell’ambiente. Chi antepone la legge del profitto e della speculazione a quella del bene comune non è, e non sarà mai, un alleato di chi al contrario vuole impedire che le nostre terre (e la Terra più in generale) si trasformino in una discarica, che non riuscirà mai a smaltire ciò che la società dello spreco e del rifiuto produce ogni santo giorno.

5 STELLEOvviamente faccio i migliori auguri di buon lavoro a Sergio Costa, un illustre Napoletano ed un grintoso ambientalista piazzato in prima linea dal governo penta-leghista, dal quale sono certo che riceveremo presto segnali positivi. Però, lo ripeto, questo non può bastare. Delle ‘cinque stelle’ da cui prende nome il Movimento che lo ha fortemente voluto all’Ambiente – come ho già osservato nel mio precedente commento – temo che alcune possano già essere definite ‘cadenti’.  Se si  pensa che esse si riferivano originariamente ad: acqua, ambiente, trasporti, sviluppo ed energia [vi], è impossibile non notare quanto quella formazione politica si sia già discostata da quella ‘carta degli intenti’ di soli nove anni fa [vii] . Le priorità del Movimento attuale, di lotta e di governo, si direbbero ben altre, visto che alle questioni ambientali il ‘Contratto’  sottoscritto dal duo Di Maio-Salvini è dedicato solo un capitoletto, peraltro di tono astrattamente dichiarativo più che concretamente programmatico. Certo, si parla ancora di: ‘buone pratiche’, ‘economia circolare’, ‘azioni contro lo spreco’, ‘rischio idrogeologico’, ‘processi di sviluppo economico sostenibili’, ‘produzione da fonti rinnovabili’ e via lodevolmente enunciando. [viii] Da quelle tre paginette e mezza, però, non emergono impegni precisi, obiettivi chiari anche se limitati, scelte prioritarie, quelle cioè che ci si aspettava da un documento che si autodefiniva, appunto, come un ‘contratto’.

« Potrebbe sembrare un bel libro dei sogni, se dietro quest’elenco non si giocasse il futuro del Paese in tema di progresso sostenibile, tutela della salute dei cittadini e sopravvivenza delle future generazioni. E comunque, al di là del contratto, l’azione politica non potrà prescindere dalla “Strategia Nazionale sullo Sviluppo Sostenibile”, il documento di riferimento degli impegni italiani sottoscritto nei consessi internazionali, dal quale partire per implementare le politiche ambientali. Politiche che saranno improntate, certamente, ad un sano pragmatismo che al neo Ministro gli viene dall’esperienza maturata in questi anni sul campo…» [ix]

Ecco, appunto: un “bel libro dei sogni”. Eppure nelle rimanenti 54 pagine del ‘Contratto’ si prospettano in genere soluzioni, azioni e risposte più nette, anche se spesso appartenenti all’armamentario ideologico della destra reazionaria più che ad una forza progressista. E poi:  quale “sano pragmatismo” ci aspettiamo dal nuovo ministro? Quello di chi è consapevole che il mondo non si cambia in un giorno, oppure quello che ha connotato la parola sostenibilità nel senso ambiguo dell’ambientalismo ‘che ci possiamo permettere’, senza turbare troppo gli equilibri economici e le compatibilità finanziarie nazionali ed internazionali?

download (1)Sono certo che, nel caso di Costa, il pragmatismo del politico non tradirà i convincimenti ambientalisti della persona. Sta di fatto, comunque, che egli si trova a far parte di un esecutivo che esprime ben altre scelte e priorità, a cominciare da quella – martellante – delle politiche di respingimento dei migranti e di tutela degli ‘interessi nazionali’. Beh, se una cosa avrebbe dovuto insegnarci l’esperienza ultratrentennale dei Verdi – intesi come soggetto politico nato per superare l’ambientalismo settoriale e per configurare un progetto globale ed alternativo di società e di sviluppo – era proprio che un vero ecologismo non può mai essere ridotto a scelte auspicabili, ma comunque settoriali. Essere ‘verdi’ – secondo i ‘quattro pilastri’ del movimento a livello internazionale – dovrebbe risultare dall’integrazione di dimensioni strettamente correlate fra loro: “Saggezza ecologica, Giustizia sociale, Democrazia dal basso e Nonviolenza” [x]. Ebbene, questo governo, assai impropriamente definito dai media “giallo-verde”, non può farci credere che una svolta ambientalista si possa reggere solo su uno di questi pilastri, buttando giù gli altri tre. Siamo di fronte infatti ad uno dei governi più destrorsi di sempre, che continua a cavalcare il populismo più becero, fiutando l’aria di una più generale svolta autoritaria, nazionalista e militarista sia a livello europeo, sia sul piano globale. E’ vero che, per citare l’amara canzone di Gaber, ormai non distinguiamo più “cos’è la destra e cos’è la sinistra” [xi], però non ci si può chiedere di ingoiare i bocconi amari di politiche poliziesche e muscolari in nome della lotta alle ecomafie. Non si può pensare di  farci chiudere gli occhi sulla cancellazione di ogni principio di progressività fiscale, di rifiuto dell’invasività ambientale delle grandi opere o di tutela dei diritti fondamentali sol perché ci si promette, un po’ vagamente, di sostenere le energie alternative.

«Generale, queste cinque stelle, / queste cinque lacrime sulla mia pelle / che senso hanno dentro al rumore di questo treno, / che è mezzo vuoto e mezzo pieno /e va veloce verso il ritorno…» [xii] Così cantava Francesco  de Gregori giusto 40 anni fa. Ebbene, faccio i miei auguri e saluto cordialmente il ‘generale a 5 stelle’ Sergio Costa (anche se, da antimilitarista, eviterò di mettermi sugli attenti…), ma non posso fare a meno di chiedermi anch’io “che senso hanno [quelle cinque stelle] dentro al rumore di questo treno” sul quale è salito. Un treno che sembra andare “veloce verso il ritorno” ad un’Italia nazionalista, poliziesca e militarista, piena di paure e diffidenze, che speravamo di esserci lasciati alle spalle.

© 2018 Ermete Ferraro

—-N O T E  ————————————————————————

[i] E. Ferraro, Hanno fatto Trenta. Non facciano 31 ( 02.06.2018)  > https://ermetespeacebook.com/2018/06/02/hanno-fatto-trenta-non-facciano-31/

[ii]  E. De Filippo, Natale in casa Cupiello  (1931) – Atto I > http://www.duepuntotre.it/2015/11/natale-in-casa-cupiello.html

[iii] Ibidem

[iv]  Cfr. “Sergio Costa” su Wikipedia > https://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Costa

[v] Nino Femiani, “Il ministro Sergio Costa: ‘Io, peone della Terra dei fuochi. All’Ambiente ci vuole grinta” (02.06.2018), Il quotidiano.net > https://www.quotidiano.net/politica/sergio-costa-1.3952659

[vii] Cfr. la “Carta di Firenze” del M5S del 2009 > https://www.movimento5stelle.it/listeciviche/documenti/carta_di_firenze.pdf

[viii] Cfr. Il contratto di governo (18.05.2018) > https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/05/18/governo-m5s-lega-il-contratto-di-governo-versione-definitiva-del-testo/4364587/

[ix] S. Illomei, “Le priorità del neo-ministro dell’Ambiente Sergio Costa”, Formiche (giugno 2018) > http://formiche.net/2018/06/ministro-ambiente-costa/

[x] Cfr. Four Pillars of the Green Party >  http://greenpolitics.wikia.com/wiki/Four_Pillars_of_the_Green_Party  – Vedi anche: Charter of the European Greens > https://europeangreens.eu/node/5745

[xi]  G. Gaber “Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra” > http://testicanzoni.mtv.it/testi-Giorgio-Gaber_28896/testo-Destra-sinistra-2304830

[xii] F. De Gregori,  Generale (1978) > http://www.angolotesti.it/F/testi_canzoni_francesco_de_gregori_125/testo_canzone_generale_7177.html

Hanno fatto Trenta, non facciano 31

2-giugno-2017Oggi, 2 giugno 2018, uno dei primi atti ufficiali e pubblici degli esponenti del nuovo governo giallo-nero all’indomani del suo insediamento è certamente la partecipazione alla tradizionale parata militare per la Festa della Repubblica. E’ vero: sono decenni che i pacifisti protestano contro questa retorica e costosa esibizione militarista, ricordando che oggi si festeggia, appunto, la nascita della nostra Repubblica (democratica, fondata sul lavoro e che ripudia la guerra) e non di certo le Forze Armate che ne rappresenterebbero semmai solo l’aspetto ‘difensivo’ e che, fra l’altro, la loro ‘festa’ già l’hanno celebrata sette mesi fa.  Niente. Nessuno ha mai ascoltato questo accorato appello del movimento per la Pace, un po’ perché la retorica da parata evidentemente un po’ ci aggrada (il ventennio fascista qualche traccia, anche simbolica, l’ha lasciata…), un po’ perché la voce della frammentata realtà antimilitarista e nonviolenta del nostro Paese è talmente flebile che, forse, noi stessi ci meraviglieremmo se qualcuno ci stesse davvero a sentire…

Quest’anno, poi, la solita ‘parata’ romana del 2 giugno sembra assumere un significato particolare, sia in considerazione del fatto che la figura del Presidente della Repubblica, dopo il travagliato parto governativo, è emersa con maggiore rilievo e peso, sia perché l’immagine del nuovo Esecutivo a trazione pentastellato-leghista appare oggettivamente caratterizzata dal ritorno del nazionalismo e delle sue parole d‘ordine. Non dimentichiamo, poi, che tra le Autorità nella tribuna d’onore della Parata ci sarà anche la nuova ministra della Difesa, la prof.ssa Elisabetta Trenta, esperta di sicurezza e di ‘intelligence’. Come si fa a non notare che il c.d. ‘governo del cambiamento’ – che alla componente femminile ha finora riservato solo cinque posti – ha  sostituito l’ex ministra Pinotti (laureata in lettere ed ex educatrice dell’AGESCI) sì con un’altra donna, però molto più ‘qualificata’ in campo militare?

« Nel suo cv si segnala l’incarico di vicedirettore del master in Intelligence e sicurezza dell’Università Link Campus di Roma. L’esponente 5 Stelle è stata “ricercatrice in materia di sicurezza e difesa presso il Centro Militare di Studi Strategici”. E per nove mesi, su incarico del Ministero degli Affari Esteri, “è stata Political Advisor dei Comandanti della Itjtf in Iraq. Ha rivestito anche il ruolo di esperta in governance nell’Unità di assistenza alla Ricostruzione di Thi Qar”. Dal 1998 – si legge sempre nella sua scheda – Trenta “è stata responsabile di molti progetti di sviluppo e assistenza alla governance sia in Italia che all’estero, dove ha coordinato interventi come quello per l’assistenza ai City Council della provincia di Thi Qar (Iraq) o quello per il rafforzamento delle competenze del Ministero dell’Interno in Libano”. E’ stata inoltre “Country Advisor per la Missione Leonte in ambito Unifil in Libano nel 2009 e ha partecipato ad attività militari e civili, in Italia e all’estero, su incarico del Ministero della Difesa”. [i]

trentaNon c’è che dire: un eccellente curriculum. Peccato che abbia a che fare più con le competenze militari che con quelle di natura sociale, civile ed ambientale che dovrebbero caratterizzare un’organizzazione politica di base, fondata nel 2009 sulle cinque priorità: “acqua, ambiente, trasporti, sviluppo ed energia[ii].  Ebbene, confesso che la metamorfosi da Movimento 5 Stelle a Movimento 5 Stellette mi preoccupa non poco. Piazzare alla Difesa una docente specializzata in “intelligence and security” non mi sembra una svolta nel ministero chiave per una riconversione civile della spesa militare. Mandare al Palazzo Baracchini di via XX Settembre una ricercatrice del Centro Militare di Studi Strategici, impegnata peraltro in varie  ‘missioni’ in Libano ed in Iraq, non appare per niente un segnale di discontinuità con la nostra tradizionale politica di subalternità ai ‘comandi supremi’ USA e NATO, bensì la conferma dei finanziamenti alle nostre spedizioni militari in giro per mondo, fra le quali alcune risalgono addirittura al 1948 (Palestina), al 1978 (Libano), 1979 (Egitto-Sinai), al 1999 (Kosovo) ed al 2005 (Cipro). Queste sono solo le ‘neverending missions’ per conto dell’ONU, ma non bisogna dimenticare quelle tuttora in corso di natura diversa, , come: Libano (dal 2006) ed Afghanistan (dal 2015). [iii]  Ebbene sì: siamo un paese di santi, poeti e navigatori ma sicuramente anche di ‘missionari’, non più con l’abito bianco e la croce ma con la mimetica e l’elmetto. Basta leggere un esauriente articolo di qualche mese fa – con relative infografiche – per comprendere che il nostro impegno militare all’estero era (e a quanto pare è) destinato a crescere, con gli annessi oneri finanziari e con conseguenze politiche facilmente immaginabili.

«Come confermato dal ministro della Difesa Roberta Pinotti in un’intervista a Repubblica l’obiettivo per il 2018 è di rafforzare l’impegno nel continente. Il 15 gennaio il ministro, parlando alle commissioni riunite Difesa ed Esteri di Senato e Camera ha presentato il progetto del governo spiegando che si è deciso di “rimodulare l’impegno nelle aree di crisi geograficamente più vicine e che hanno impatti più immediati rispetto ai nostri interessi strategici” e in questo senso il Sahel, ha aggiunto, rappresenta “una regione di preminente valore strategico per l’Italia”. E infatti a ben vedere nel futuro dell’Italia non c’è solo il Niger. Ma ben altri sette Paesi, alcuni dei quali sono partner di lunga data come Libia, Egitto, Gibuti e Somalia, mentre altri sono vere e proprie new entry:  Sahara occidentale, Tunisia, Repubblica centrafricana e Niger appunto.» [iv]  

Solo per le prossime spedizioni è prevista una spesa aggiuntiva di quasi 83 milioni di euro, ma non c’è da dubitare che la nuova ministra – forse per onorare il suo cognome – ritenga anche lei che si debba proseguire su tale strada, visto che “Abbiamo fatto trenta, facciamo trentuno”, come si suol dire, citando senza saperlo un’arguta espressione di Pio X, riferita alla sua nomina di nuovi cardinali. [v] Eppure è proprio questo il nodo: se ormai i cinquestelle hanno “fatto Trenta” non sembra proprio il caso di insistere in questa direzione, soprattutto se, sull’altra faccia della medaglia della militarizzazione della società e del territorio, ci ritroviamo la faccia barbuta di Matteo Salvini, leader della Lega Nord, come Ministro degli Interni.

Niente da eccepire, per carità. Che un leader politico che si è sempre riempito la bocca di parole come ‘sicurezza’, strizzando l’occhio alle ‘forze dell’ordine’ ed auspicando che abbiano finalmente mano libera, approdasse al Viminale era ovvio, perfino scontato. Ciò che preoccupa chi non segue gli stessi parametri securitari, militaristi ed autoritari della destra, modello ‘law and order’ , è però che le priorità del nuovo responsabile degli Interni sono fin troppo chiare: chiusura dei campi rom, espulsione degli immigrati irregolari e blocco dei flussi, rimpatrio degli occupanti di case abusivi e, naturalmente, aumento per le forze di Polizia. [vi]  Non dimentichiamo poi che nel Contratto di Governo, sottoscritto dalla strana coppia giallo-nera e che adesso il premier Conte dovrà attuare – oltre alle previsioni di nuove dotazioni per le forze dell’ordine, (fra cui quelle pistole ‘taser’ denunciate da Amnesty come a rischio di violazione dei diritti umani [vii]) –  c’è anche un paragrafo nel quale si conferma il principio della legittimità comunque dell’autodifesa del proprio domicilio, da sempre invocata dalle destre, sullo spicciativo modello ‘fai-da-te’ dei soliti pistoleri americani:

«In considerazione del principio dell’inviolabilità della proprietà privata, si prevede la riforma ed estensione della legittima difesa domiciliare, eliminando gli elementi di incertezza interpretativa (con riferimento in particolare alla valutazione della proporzionalità tra difesa e offesa) che pregiudicano la piena tutela della persona che ha subito un’intrusione nella propria abitazione e nel proprio luogo di lavoro.» [viii]

salvini-ministro-dellInternoCon poche parole, a quanto pare, si stanno per cancellare secoli di garanzie di rispetto dei diritti umani civili e sociali, avviando rapidamente la nostra Italia verso un’ulteriore militarizzazione della società ed una visione poliziesca della sicurezza. Ma tutto questo, ci ha assicurato il capo politico M5S, “non è né di destra né di sinistra”, e noi non possiamo fare a meno di credergli, mutuando la celebre espressione dell’Antonio scespiriano: “…perché Di Maio è uomo d’onore”.  [ix]  Abbiamo, del resto, un Parlamento pieno di questi nuovi “onorevoli” – pentastellati e leghisti – e non possiamo non credere a priori alla loro voglia di ‘cambiamento’, anche se ci deve concedere di nutrire qualche dubbio sul senso in cui esso sta dirigendosi…

Certo, qualcuno potrebbe chiedersi anche come mai un governo definito “giallo-verde” ed il cui co-leader Di Maio è capo d’un movimento che ispirava a materie ‘ecologiche’ ben 4 delle sue 5 stelle, abbia invece speso poco più di tre paginette sulle cinquantotto del famoso ‘Contratto per il governo del cambiamento’. Il suo capitolo 4, infatti, ha un titolo molto promettente (“Ambiente, green economy e rifluti zero”), ma – a parte le premesse iniziali di sapore ecologista e qualche precisazione un po’ didascalica sul concetto di ‘risorsa rinnovabile’ e di ‘economia circolare’ – gli impegni veri e propri sono abbastanza circoscritti. Riguardano in particolare; a) la riduzione e raccolta differenziata dei rifiuti, con una loro gestione ‘a filiera corta’; b) un programma di mappatura e bonifica dei siti a rischio amianto; c) la manutenzione ordinaria e straordinaria del suolo, come prevenzione dei disastri idro-geologici e riduzione dei rischi sismici; d) la lotta allo spreco di suolo e l’impegno per la ‘rigenerazione urbana’; e) il contrasto al cambiamento climatico mediante interventi che spingano sul risparmio energetico e le fonti rinnovabili; f) provvedimenti specifici, infine, sono individuati per zone a rischio ambientale come la pianura Padana (?!), le aree metropolitane e l’ILVA di Taranto, in quest’ultimo caso senza indicare quali provvedimenti s’intenda effettivamente adottare né sciogliere il dilemma che contrappone la salvaguardia ambientale e della salute alla salvaguardia dell’occupazione ed al ventilato “sviluppo industriale del Sud”. [x]

costaBeh, non ci resta allora che stare a vedere cosa ci aspetta nei prossimi mesi o anni, sperando che almeno in questo settore l’inserimento nella squadra di governo di Sergio Costa – stimabile ed esperto comandante napoletano della Forestale poi promosso a generale dei Carabinieri per l’Ambiente della Campania  – costituisca almeno una garanzia di serietà nella lotta alle ecomafie ed agli sporchi affari di chi gioca con la salute della collettività e l’integrità del territorio. Espresso questo apprezzamento da ambientalista,  come ecopacifista consentitemi però di sottolineare la scellerata follia di chi nel 2016 decretò l’assorbimento d’un Corpo – autonomo e civile – di polizia ambientale all’interno dell’Arma dei Carabinieri, di fatto militarizzandone e burocratizzandone in modo irresponsabile le insostituibili funzioni operative di presidio del territorio. Basterà un integerrimo ufficiale come Costa promosso a Ministro per dare credibilità al piuttosto vago programma ambientale del governo Conte? Dobbiamo augurarcelo, ma non dimentichiamo che da oggi – festa della Repubblica nata dalla Resistenza – comincia un periodo in cui siamo tutti/e chiamati a vigilare sugli esiti democratici e sociali di questo ambiguo ‘ cambiamento’. Se non altro per evitare che, fatto Trenta, cerchino di fare anche trentuno…

© 2018 Ermete Ferraro

——– N O T E —————————————————————————-

[i] “Chi è Trenta, il nuovo Ministro della Difesa”  > http://www.adnkronos.com/fatti/politica/2018/06/01/chi-elisabetta-trenta-nuovo-ministro-della-difesa_MdtADDTcG0y7yRv5E7KBIK.html?refresh_ce

[ii] “Movimento 5 Stelle”, Wikipedia > https://it.wikipedia.org/wiki/Movimento_5_Stelle#cite_note-21

[iii] “Missioni militari italiane all’estero”, Wikipedia > https://it.wikipedia.org/wiki/Missioni_militari_italiane_all%27estero

[iv] Alberto Bellotto, “Missioni militari italiane all’estero: le novità del 2018”, 11.01.2018,  Gli occhi della guerra >http://www.occhidellaguerra.it/missioni-militari-italiane-allestero-le-novita-del-2018/

[v] “Perché si dice abbiamo fatto 30, facciamo 31” > http://www.lettera43.it/it/comefare/curiosita/2017/01/27/perche-si-dice-abbiamo-fatto-30-facciamo-31/6779/  In effetti la frase originaria del Papa era: “Tanto è trenta che trentuno”

[vi] Cfr.: https://www.tpi.it/2018/06/01/salvini-ministro-interno/

 

[vii] “Sperimentazione delle pistole taser: la posizione di Amnesty International Italia” (23.03.2018) > https://www.amnesty.it/sperimentazione-delle-pistole-taser-la-posizione-amnesty-international-italia/

[viii] “La legittima difesa nel contratto di governo», Armi e tiro  (18.05.2018) > http://www.armietiro.it/la-legittima-difesa-nel-contratto-di-governo-9728

[ix] W. Shakespeare, Julius Caesar, atto III scena III – Cfr.: http://shakespeare.mit.edu/julius_caesar/julius_caesar.3.2.html

[x] Movimento 5 Stelle – Lega, Contratto per il governo del Cambiamento – Cap. 4 “Ambiente, green economy e rifiuti zero” (pp. 10-13) > https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/05/18/governo-m5s-lega-il-contratto-di-governo-versione-definitiva-del-testo/4364587/

E LE STELLETTE STANNO A GUARDARE….(2)

RIFIUTI: MILITARI IN AZIONE A NAPOLIIl quotidiano IL MATTINO ha recentemente dedicato un’intera pagina all’analisi che Antonio Menna ha fatto dell’imbarazzante flop dell’impiego delle forze armate in compiti di pattugliamento e controllo della cosiddetta Terra dei fuochi. [1]  Eppure fino a pochi mesi fa gran parte dei media avevano accolto entusiasticamente – talora con un pizzico di militaresco orgoglio – la notizia di una sorta di “spedizione armata” contro le forze oscure che avvelenano con discariche abusive e roghi tossici  l’ex Campania Felix. Sta di fattoche, giunti ad un primo consuntivo, essa si è rivelata una mission impossible, una battaglia persa, un grottesco buco…nel fuoco.

Già lo scorso febbraio ho pubblicato un post con stesso titolo di questo, per denunciare l’assurdità di uno stato che –  non riuscendo ad impedire che centinaia di migliaia di suoi cittadini siano avvelenati ed uccisi impunemente dalla pratica di sversamenti e incendi di rifiuti, legali e illegali, in un territorio presidiato in armi dalla camorra – pensava di risolvere un problema di tale portata inviandovi qualche centinaio di soldati in assetto di guerra. Al di là della mia scarsa simpatia per qualunque operazione militare e per qualsiasi forma di militarizzazione del territorio, l’idea che cercavo di manifestare in quella nota era che si trattava comunque di un’operazione costosa ed inutile, e quindi di un piano destinato a fallire miseramente.

Orbene, il citato articolo del principale quotidiano del Mezzogiorno, a distanza di quasi cinque mesi, in effetti conferma ciò che già da allora era prevedibile. Al tempo stesso, però, si guarda bene dal prendere le distanze da una decisione governativa rivelatasi palesemente sballata e deviante, limitandosi a commentare che “non bastano esercito e leggi, i piromani sono immigrati”.  Opperbacco! Ma davvero le teste d’uovo dei ministeri dell’Interno e della Difesa erano convinte che l’invio di Sturmtruppen con blindati e pattugliamenti stile Bagdad avrebbe consentito l’arresto in fragranza di reato di qualche boss locale? Dice: hanno arrestato solo polacchi, africani, armeni, rom, perfino afghani mentre appiccavano il fuoco a cataste di rifiuti. Beh, chi diavolo si aspettavano che i nostri solerti soldatini potessero beccare con le mani nei fiammiferi, se non i soliti poveracci e disperati che per quattro soldi farebbero qualsiasi cosa?  Come al solito, insomma, anche questa volta “volano gli stracci”, mentre in realtà ben poco è cambiato in quella Terra dei Fuochi  che indica un’area di quasi 1100 chilometri quadrati, con 57 comuni ed una popolazione di due milioni e mezzo di abitanti, a cavallo tra la provincia di Napoli e quella di Caserta.

Adesso questi dati vengono sì ricordati, ma solo per giustificare l’esito di un’operazione fallita, cui finora però quasi tutti avevano applaudito, come se non ne conoscessero la portata e le oggettive difficoltà. E, soprattutto, come se non si rendessero conto che in un Paese dove già operano ben cinque corpi nazionali di polizia giudiziaria (con l’aggiunta di quelli di polizia provinciale e municipale), l’ultima cosa da fare sarebbe stata proprio impiegare per tali funzioni le Forze Armate, ovviamente da coordinare con tutte le altre sotto il comando congiunto di Questure, Prefetture e del 2° Comando Forze di Difesa, con sede a S. Giorgio a Cremano (NA).

Certo, i dati snocciolati dai giornali sono significativi: in tre mesi ci sarebbero stati la bellezza di 1878 pattugliamenti (25 pattuglie al giorno, per 7 giorni su 7 e per 24 ore su 24), che hanno portato a controllare ben 7000 persone ed a fermarne 43 per sversamenti e/o roghi di rifiuti. Però ugualmente i conti non tornano. Quando l’apposito decreto fu varato si parlava di 850 militari che sarebbero stati impegnati in questa operazione, stanziando a tal fine ben 2 milioni di euro, quasi uno a testa per ogni abitante di quell’area. Ora invece ci si riferisce a solo un centinaio di soldati (appartenenti al Reggimento «Cavalleggeri Guide» di Salerno ed alla Brigata «Garibaldi», già responsabile del Raggruppamento Campania per l’operazione «Strade Sicure»), sottolineando tra le righe la sproporzione tale forza e l’enormità del territorio da presidiare. Da un articolo dello scorso aprile del“Corriere del Mezzogiorno”, però, forse si riesce a capire qualcosa di più: «I militari, appartenenti ai reparti della Brigata «Garibaldi», sono giunti in rinforzo agli oltre 540 soldati del 19 reggimento già impegnati sulle territorialità delle città di Napoli e Caserta per la lotta alla malavita e da oggi per completare il contingente a disposizione delle Prefetture contro i reati ambientali…» [2]  E’ vero che 100 più 540 non fa 850, ma se non altro ci avviciniamo alla reale consistenza di questa italiota “strafexpedition”, che avrebbe dovuto reprimere e perfino prevenire  la tragica catena di interramenti e roghi di rifiuti ma è riuscita solo a far arrestare pastori afghani, zingari di varie etnie, braccianti africani senza lavoro ed altri esemplari di bassa e malpagata manovalanza al servizio dei soliti noti. Essi sono solo l’ultimo anello di una catena criminale che parte da una diffusa e radicata economia parallela – ovviamente illegale e controllata da chi detta legge in ben altro modo su quel territorio – ma a quanto pare questa constatazione non aveva avuto alcun peso nella decisione di mobilitare le forze armate per fronteggiare un obiettivo sbagliato nel modo sbagliato.

E’, in fondo, ciò che spiega, nell’intervista a Il Mattino, il Com. Sergio Costa: « Ci sono più facce nella vicenda Terra dei fuochi, ci sono i rifiuti interrati, che avvelenano la terra e le falde acquifere, e ci sono i roghi, che appestano l’aria. Sono fenomeni diversi ma hanno un elemento comune, si tratta dell’economia illegale del territorio. Perché si dà fuoco ai rifiuti? Come nasce un rogo tossico? Non si tratta di teppisti o di piromani, salvo qualche raro caso. Il rogo è l’elemento finale di una catena di interessi. L’area tra Napoli e Caserta, non a caso, è nota per essere la capitale del tarocco[…]. Qui c’è una economia diffusa, sommersa, che sfugge al fisco e a qualunque norma. I rifiuti industriali di una economia illegale possono essere smaltiti legalmente? Certo che no. Allora si attiva lo smaltimento clandestino, che ha come ultimo anello l’interramento o il rogo».[3]  Le osservazioni del comandante per la Campania del Corpo Forestale dello Stato non fanno una piega, ma non mi si venga a raccontare che queste cose non si sapessero benissimo anche prima! Egli stesso, fra l’altro, osserva che era prevedibile che le uniche persone colte ad appiccare fuochi sarebbero state  «…le ultime ruote del carro. Gente disperata, spesso vagabonda […]Un rom, un immigrato, un barbone. Uno che non ha nulla da perdere e che,m per dieci euro, lancia un fiammifero e scappa. Ha senso scagliarsi contro l’ultimo ingranaggio e non elaborare una strategia d’insieme per attaccare il fenomeno alla radice? » [4] 

Ecco, appunto: che senso può avere il fatto che, insieme con quei roghi di rifiuti, si siano bruciati anche un paio di milioni di euro per giocare a far la guerra alla malavita organizzata, col brillante risultato di arrestare solamente qualche disgraziato?  Che razza di Stato è quello che ricorre a centinaia di militari in assetto di guerra – trasformando quella che una volta chiamavano Terra di Lavoro in una specie di Afghanistan nostrano – sovrapponendoli alle forze di polizia senza neppure a cavare un ragno dal buco?  Forse è il caso di ricordare ancora una volta  che il territorio interessato – quei circa 1200 chilometri quadrati compresi tra le province di Caserta e di Napoli – è lo stesso che nel mio precedente articolo  chiamavo Campania Bellatrix: una delle zone già più militarizzate d’Europa, nel quale insistono già 8 installazioni militari non italiane (fra NATO e US Navy), in aggiunta alle 5 dell’Aeronautica Militare, alle 50 dell’Esercito Italiano, ivi compreso anche un bel porto militatizzato e nuclearizzato.[5]  Quei due milioni di euro, allora, non sarebbero stati più utili per rafforzare l’attività ordinaria dei preesistenti organi di polizia giudiziaria – e soprattutto della Forestale – anziché consolidare l’immagine della Campania come una terra di frontiera?

«Chi poteva pensare che bastassero cento soldati per controllare efficacemente una zona vastissima, di proporzioni sterminate, con aree interne nascoste?Si tratta di misure insufficienti…» commenta invece sconsolato il notista de Il Mattino. Bene, bravo! Ma allora che cosa pensa che si dovrebbe fare? Inviare in loco un contingente di Alpini, come il Libano, o forse sarbbe meglio impiegare i nostri marines della Brigata San Marco?  Magari li si potrebbe far sbarcare coi loro mezzi anfibi sulla spiaggia di Baia Domizia, oppure si potrebbero impiegare addirittura gli uomini del Comando Sud-Europeo della NATO di Lago Patria per un blitz interforze denominato Waste Dumping Endeavour…  Ma allora perché non mobilitare anche i boy scout, i vigilantes che presidiano le banche o i gruppi paramilitari della “Serenissima” ? L’importante che vestano una divisa e soprattutto che girino armati, perché – come tutti ben sanno – l’economia illegale e la criminalità organizzata hanno notoriamente paura delle uniformi e sono debellate con i fucili…

Ma forse è meglio che mi fermi qui. C’è il rischio che qualcuno, incapace di cogliere l’ironia, mi prenda sul serio e presenti in Parlamento un nuovo decreto legge.

© 2014  Ermete Ferraro > https://ermeteferraro.wordpress.com

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[1] Antonio Manna. Fuochi tossici in aumento. “Vince l’economia illegale”. Non bastano esercito e leggi, i piromani sono immigrati, IL MATTINO, 5 luglio 2014, p.8; cfr. anche  la versione ridotta online dell’articolo su: http://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/terra_dei_fuochi_flop_dei_militari_vince_l39economia_illegale/notizie/784198.shtml

[2] http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2014/8-aprile-2014/terra-fuochi-scattano-controllidei-cento-soldati-esercito–22338250428.shtml

[3] A. Manna, art. cit.

[4] Ibidem

[5] Cfr. https://ermeteferraro.wordpress.com/2014/02/07/e-le-stellette-stanno-a-guardare/

..E LE STELLETTE STANNO A GUARDARE

RIFIUTI: MILITARI IN AZIONE A NAPOLICi risiamo. Ogni volta che si profila un’emergenza sulla quale l’opinione pubblica comincia a manifestare segni d’intolleranza e d’indignazione, ecco che puntuale arriva il provvedimento risolutivo di tutti i problemi: attivare le prefetture ed impiegare l’esercito.

A parte il fatto che la stragrande maggioranza delle nostre “emergenze” ambientali non sono affatto tali, ma il frutto malsano di decenni di abusi, speculazioni ed altri persistenti reati contro la nostra terra, appare comunque evidente che gran parte della nostra classe politica resta ipocritamente ancorata alla formula magica secondo la quale ordinanze prefettizie e presidi di soldati in mitra e tuta mimetica sarebbero capaci di sconfiggere illegalità diffusa ed agguerrite ecomafie.

Certo, il c.d. decreto sulla “terra dei fuochi” prevede anche un controllo sanitario gratuito per i residenti in quella zona, introduce il reato penale di ‘combustione illecita di rifiuti’ e stanzia fondi per bonificare le aree inquinate. Ma, aggiungono i fautori del decreto, c’è anche la necessità d’un “controllo di sicurezza del territorio”, lasciando intendere che l’impiego delle forze armate sia lo strumento più ovvio a tutela della legalità e stanziando a tal fine 2 milioni di euro.

Ovviamente, però, nessuno dice né scrive che quello stesso territorio è già uno dei più intensamente militarizzati a livello europeo. Come avevo già puntualizzato in un mio precedente articolo dal titolo “Campania Bellatrix”:infatti:

<<Se disegniamo una rudimentale figura, che abbia come lati: (A) Bagnoli – Licola (20 km); (B) Licola – Gricignano  (35 km); (C) Gricignano – Lago Patria (35 km); (D) Lago Patria – Capodichino (30 km); (E) Capodichino – Bagnoli  (15 km), il  perimetro del nostro “Pentagono” campano misura 135 chilometri….ipotizzando un lato medio di 27 km (135:5) ed applicando la formula relativa, scopriamo che l’area circoscritta dal perimetro di questa occupazione militare è di circa 1.254 kmq, ossia la decima parte dell’intero territorio regionale. Eppure il fatto che ben 8 installazioni non italiane presidino ed occupino militarmente un decimo della Campania – sommandosi alle 50 dell’Esercito Italiano, alle 5 dell’Aeronautica Militare ed a ben due porti militari e nucleari – non sembra costituire un problema per la maggior parte dei suoi cittadini….>>

A protestare contro l’ennesimo provvedimento che fa finta di affidare ai militari la salvaguardia del territorio a quanto pare sono rimasti in pochi, fra cui il Movimento Cinque Stelle, che ha dichiarato fra l’altro, attraverso la senatrice Paola Nugnes: “L’impiego dell’esercito senza nessuna funzione investigativa e strutturale è solo un tamponamento, una soluzione emergenziale che i nostri territori non vogliono”.  Eppure è palesemente inutile e fuorviante almeno questo aspetto del decreto –  approvato a maggioranza da un Parlamento che, ogni volta che si tratta di spese militari, di missioni all’estero o d’interventi di ordine pubblico, non si sottrae mai all’ossequio nei confronti di una Difesa diventata ormai un’istituzione tuttofare, capace quindi di sostituire le forze di polizia, la protezione civile, la croce rossa e –  perché no? – anche i pompieri ed i vigili urbani…

Eppure, in quest’ultimo ventennio, si direbbe che quasi nessuno si sia accorto dei frequenti traffici illeciti di rifiuti tossici; del proliferare di discariche abusive e di strani ‘laghetti’ che spuntavano un po’ ovunque; delle patologie diffuse e del palese deterioramento degli stessi terreni. Nessuno – ad eccezione di alcuni ambientalisti rompiscatole e di qualche comitato locale – sembra essersi reso conto del terribile disastro ambientale che si stava preparando. In questi lunghi anni, quindi, in tanti avevano sotto gli occhi le situazioni ma non se ne rendevano conto; guardavano, ma non vedevano.

Ma adesso tutto cambierà – ci fa sapere il Governo – perché ora ci penseranno le “stellette” degli 850 soldati inviati a guardare – ed a salvaguardare . la nostra “Campania Infelix”

Sono le stesse “Sturmtruppen” già spedite a presidiare assurdamente discariche ed inceneritori e che troviamo ancora nelle piazze di Napoli, cui conferiscono un certo tocco mediorientale. Però chi ha redatto ed approvato il decreto sulla c.d. “Terra dei Fuochi” sembra convinto che si tratti della mossa giusta e che una delle cose di cui non si può assolutamente fare a meno, anche in questo caso, è il dispiegamento esemplare d’un bel contingente in armi…

Eppure, come spiegavo prima, proprio nel Giuglianese di militari – soprattutto ‘alleati’ – non si avvertiva affatto la mancanza. Con la realizzazione e l’apertura in località Lago Patria del nuovo Comando NATO per il Sud Europa e la regione mediterranea, infatti, era prevista la presenza in loco di 2.500 unità di personale residente e d’una quantità pari di persone orbitanti intorno a quel quartier generale, che si estende su una superficie di ben 330.000 mq, di cui 60.000 edificati. Ebbene, ad oltre un anno dall’inaugurazione del Mega-comando, l’impatto di questa nuova – ed assai particolare – comunità si è fatto sentire, sia per quanto riguarda l’incremento del traffico veicolare sia per quanto attiene produzione e smaltimento dei rifiuti solidi urbani e residui fognari.

In un mio articolo del settembre 2012 (“Far Waste”: anche la NATO produce munnézza”) , a tal proposito, mi ero soffermato sui costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti del quartier generale JFC Naples di Lago Patria, desunti dal bando della gara d’appalto prodotto dalla NATO, per un importo di 1.450.000 euro totali nel quinquennio. Dal confronto con l’appalto relativo all’analogo servizio svolto per il Comune di Giugliano in Campania – nel quale ricade il territorio occupato dal complesso militare alleato – emergeva una strana discrepanza di costi digestione, ovviamente a danno di quest’ultimo. E’ invece di pochi giorni fa un articolo (“Personale NATO getta rifiuti fuori orario a Lago Patria”nel quale alcuni cittadini giuglianesi lamentavano modi di fare decisamente poco ‘urbani’ da parte di alcuni appartenenti al personale di quel Comando, stigmatizzando: “…un comportamento che lascia basiti perché messo in atto da “chi è solo ospite” nel nostro territorio che quindi, in conseguenza di ciò, dovrebbe mostrarsi massimamente rispettoso degli orari di conferimento e dei posti in cui gettare il rifiuto. Invece, come dimostrano le foto allegate, tutto ciò non avviene. Per cui non solo il comune di Giugliano deve sopportare un “quartier generale” delle forze Nato che ha una falsa ricaduta economica sul territorio, ma anche la maleducazione di chi “fa il padrone” in una terra straniera che li ospita.”

Sarebbe interessante sapere come si comporterebbero i nostri soldati inviati a presidiare nel caso in cui sorprendessero dei loro omologhi ‘alleati’ mentre stanno sversando abusivamente rifiuti lungo le strade. Li saluterebbero militarmente con deferenza oppure contesterebbero un reato ambientale?

Da parte loro, poi, gli stessi militari americani di stanza nel menzionato “pentagono della guerra” – il territorio compreso fra le installazioni militari USA e NATO di Licola, Lago Patria, Gricignano d’Aversa, Bagnoli e Capodichino – non hanno mancato di lamentarsi del degrado ambientale di questa vasta area della Campania e dell’inquinamento che ne è derivato. Era infatti dello scorso novembre 2013 l’agghiacciante copertina de l’Espresso, il cui titolo (“Bevi Napoli e poi muori”)  ha fatto scandalo, risuonando come un’ulteriore gogna mediatica per una regione già martoriata da quello che è stato giustamente chiamato un “biocidio”. Il fatto è che l’approfondita ricerca svolta dalla N.S.A. (Naval Support Actrivity) della Marina statunitense risaliva al giugno 2010, e quindi a più di 3 anni fa, ma tanto è bastato perché si creassero ulteriori – quanto inutili – allarmi sulla potabilità dell’acqua e sulla salubrità dell’area in questione. L’indagine trattava 9 aree distinte – comprese tra Capodichino e Casal di Principe- nelle quali erano comprese 117 residenze di militari americani di stanza in quella zona. Gli studi scientifici ed epidemiologici risalivano a circa 3 anni fa e definivano il rischio ambientale in termini molto severi. Ma come mai tutto ciò non ha impedito affatto che nell’area già militarizzata di Lago Patria s’insediasse uno dei più grandi ed affollati centri di comando della NATO? D’altra parte, il suo personale – oltre a sentirsi sottoposto al suddetto rischio sanitario ed ambientale – difficilmente potrebbe essere considerato estraneo al problema in sé, visto l’indiscutibile impatto della nuova comunità residente su quel territorio.

Ecco perché l’idea che a presidiarlo, per scongiurare ulteriori inquinamenti e per garantire le operazioni di bonifica, siano contingenti delle forre armate italiane non mi sembra particolarmente brillante, soprattutto se inserita in un decreto che presenta altri aspetti deboli e contraddittori. In tal modo la disgraziata “terra dei fuochi” rischia di diventare ancor più la terra delle armi da fuoco e delle aree sottratte al già controllo delle autorità civili, a loro volta assediate da ben altre ‘forze armate’.  Ma si sa, queste sono solo le fisime dei soliti pacifisti…

© 2014 Ermete Ferraro (https://ermeteferraro.wordpress.com

ELIOPOLITANI vs ECOBALLISTI

pirasolePirámide del Sol è il nome dato dai Messicani alla costruzione sacra che da 1900 anni si erge maestosa a Teotihuacan, a 45 km dall’attuale Città del Messico. Alta quasi 71 metri e con un perimetro alla base di quasi 94 metri, questa piramide a scaloni è stata costruita dagli Aztechi nel II secolo d.C. per concentrare su di sé l’energia cosmica, in una città che – nell’antica lingua nahuati – significava non a caso “luogo degli dei”.

Il riferimento un po’ blasfemo ad una delle costruzioni più sacre agli Aztechi ci è venuto in mente mentre stavamo discutendo sul destino delle profanissime e maleodoranti “piramidi della munnézza”, costituite da 3 milioni di tonnellate di c.d. ecoballe di rifiuti, stivate da molti anni nel Giuglianese e in parecchi altri siti della Campania . Una delle meraviglie della follia umana, cui perfino Le Mondeha dedicato in questi giorni un servizio, sottolineando l’assurdità di quella “discarica d’Italia”, che l’autorevole quotidiano francese ha definito “un disastro ecologico e sanitario”.  E’ stato durante quella discussione che ci si è accesa in testa la classica lampadina delle idee geniali. Chiarisco che coi pronomi “noi” e “ci” mi riferisco a quella banda di visionari, di cui faccio parte, che ha voluto fortissimamente una legge popolare che rendesse la Campania la prima regione a proclamarsi “solare” e ad agire di conseguenza, riuscendo perfino a farla approvare dal Consiglio Regionale più inerte d’Italia. Ed è stato proprio in una delle riunioni della nostra Rete Campana per la Civiltà del Sole e della Biodiversità (RCCSB) che abbiamo ipotizzato di trasformare quei criminali monumenti all’insipienza umana e agli interessi di pochi in un luogo di produzione di energia solare pulita, senza limiti e per tutti. Col passar del tempo quell’idea, ancora vaga, è diventata sempre più concreta, grazie all’eccellente lavoro di squadra degli ingegneri della Rete, che hanno realizzato – in poco tempo e quasi senza risorse – un progetto di massima esaltante, con tanto di dati relativi a costi e benefici.

Il fatto è che, con buona pace degli antichi abitanti del Messico e delle teorie astrologiche degli Aztechi e dei Maya, le “piramidi del sole” che noi abbiamo immaginato sui siti di stoccaggio delle famigerate ecoballe potrebbero davvero diventare una centrale di energia rinnovabile. Una centrale ecologica alternativa all’inceneritore, che ne costerebbe la metà e creerebbe in loco preziose occasioni di lavoro e di sviluppo eco-sostenibile.  800.000 mq sul milione disponibili nel solo sito di “Taverna del re”, infatti, basterebbero a creare al di sopra delle piramidi di spazzatura una struttura leggera di sostegno ai pannelli fotovoltaici necessari a realizzare un eccezionale  impianto solare. Esso potrebbe produrre annualmente 200 milioni di KWh, facendo risparmiare 35.000 tonnellate di petrolio equivalente (TEP) all’anno ed impedendo in tal modo d’immettere nell’aria – nello stesso periodo – ben 100.000 tonnellate di micidiale anidride carbonica….

Sogni, fantasie? Niente di tutto ciò, solo calcoli, certamente ancora approssimativi ma che partono da una constatazione ancora più semplice ed evidente. In Europa ed anche in alcune regioni italiane si sta diffondendo la tendenza ad ovviare alla evidenti carenze di combustibili fossili lanciandosi speculativamente e senza regole sulle rinnovabili. Il business del solare e dell’eolico, in particolare, ha suggerito ai soliti noti che è possibile mettere le mani su vaste aree agricole, sottraendole alla loro funzione produttiva o comunque ambientale tappezzandole a proprio piacimento di pannelli fotovoltaici o costellandole di pali eolici. Ma questo è proprio quanto la RCCSB vuole evitare che accada, diffondendo sì la cultura e la pratica delle energie rinnovabili, ma entro regole ben precise e stando attenti a salvaguardare la biodiversità dei luoghi e la preziosità del territorio.

Ebbene, uno dei principi suggeriti dalla nostra Rete a chi, istituzionalmente, dovrà elaborare i “piani energetici solari comunali” (PESC) previsti dalla legge approvata quasi un anno fa è non a caso, la tutela dell’ambiente dalle speculazioni, anche quelle pseudo-ecologiche.  Il vero pericolo per l’affermazione di quella che abbiamo chiamato “Civiltà del Sole” , infatti, sono spesso gli “eco-ballisti” che spacciano le loro misere speculazioni come operazioni di rilievo ambientale. Oppure quelli che continuano a parlare di “termovalorizzatori” per addolcire la pillola amara degli inceneritori che bruciano rifiuti che invece potrebbero essere per tre quarti riciclati. Contrastare questi signori sarà possibile solo se le regioni e gli enti locali stabiliranno che per la realizzazione d’impianti energetici alternativi dovranno essere utilizzate solo aree già compromesse o degradate sotto il profilo ambientale, cercando in ogni caso – ad esempio nelle aree urbanizzate – di garantire un uso plurimo del suolo, coniugando più attività produttive sullo stesso sito.

A noi questo sembra un principio chiaro e soprattutto sensato. Il guaio è che gli interessi personali e di gruppo vanno in tutt’altra direzione, rallentando o addirittura boicottando l’applicazione di quella che dall’inizio del 2013 è innegabilmente una legge-quadro della Regione Campania. Eppure questo stesso Ente ha già cercato vergognosamente di rinnegare, emendare e sterilizzare tale normativa, per la prima volta proposta e promossa dagli stessi cittadini. Anche la nostra proposta progettuale delle “Piramidi del Sole”  ci sembra chiara, semplice ed economica, con un vantaggioso rapporto costi-benefici. Eppure si stenta a farla circolare, mentre i media fanno finta di non accorgersi della sua rivoluzionaria potenzialità e le istituzioni che dovrebbero farsene carico – dal Comune di Napoli alla stessa Regione – sembrano refrattari agli stimoli che la Rete non ha mai smesso di fornire.

L’ultimo esempio è stata la presentazione pubblica del progetto, tenuta il 19 dicembre scorso dalla RCCSB in una sala di quel Consiglio Comunale di Napoli che sette mesi prima aveva dichiarato all’unanimità di “aderire e sostenere” la legge popolare sul Solare in Campania. I termini della proposta sono stati illustrati ai cittadini presenti – fra cui quelli provenienti dal Giuglianese – ed in quella occasione mi è sembrato giusto, introducendo chi presentava i dati più tecnici, sottolineare che la prima energia alternativa è quella di chi, come noi, non ha mai smesso di andare avanti, caparbiamente, pur sapendo di avere contro le potenti lobbies dei combustibili fossili ma anche gli “ecoballisti” che lucrano sui disastri ambientali oppure fingono di abbracciare la causa delle energie rinnovabili, pensando in realtà solo gli affari che esse comportano, soprattutto se si continuerà a procedere senza regole né principi.

Però durante quell’incontro abbiamo potuto verificare che di energie ‘pulite’ ce ne sono ancora tante, ricche come noi di entusiasmo e di voglia di cambiare le cose. Lavorando in sinergia con quei movimenti ed ascoltando la gente che abita in quei territori sarà possibile trovare la soluzione migliore per un progetto di enorme portata. Esso potrà trasformare la “discarica dell’Italia” stigmatizzata da Le Monde in una delle più significative esperienze di sperimentazione d’un modello di partecipazione della popolazione alle decisioni sul futuro del suo territorio. Un futuro non più condizionato dagli sporchi traffici di chi lavora di nascosto contro gli interessi della gente e dell’ambiente, ma caratterizzato da un protagonismo popolare, alla luce del Sole.

© 2013 Ermete Ferraro https://ermeteferraro.wordpress.com