La Civiltà del Sole come Ecotopia

I – L’UTOPIA CONCRETA DI UN ‘PRAGMATICO IDEALISTA’

antonio 4Sono trascorsi tre anni e mezzo da quando si è spenta la luminosa stella di Antonio D’Acunto, l’ingegnere napoletano settantaquattrenne che ha lasciato un segno notevole nella recente storia del movimento ecologista italiano, sia da consigliere regionale della Campania, sia come instancabile animatore di esperienze ambientaliste di base. L’Amministrazione Comunale di Napoli ha voluto giustamente onorarne la memoria con targa e medaglia, intitolandogli il nuovo Parco Ecologico di Piscinola. Il Sindaco de Magistris, nel corso della sua commemorazione ufficiale, lo dipinse sinteticamente come: «…un uomo mite, generoso, umile, un passionario, un gran combattente. Un uomo perbene. Un amico[i]  Anche un giornalista come Antonio Piedimonte lo ricordò con toni commossi nel suo articolo intitolato “Quel guerriero sorridente  che regalò alla Campania l’energia solare”, accostandolo fra l’altro ad un altro ecologista scomparso:

«…[con] Antonio Iannello, un altro grande protagonista della storia dell’ambientalismo che insieme con D’Acunto – amico e sodale – formò una straordinaria coppia di guerrieri, pacifici quanto inarrestabili. Due pragmatici idealisti, due giganti dalle cui spalle in molti hanno potuto scrutare un futuro diverso, magari non sempre realizzabile (a volte quasi mai) ma di sicuro migliore e perciò in grado di dare nuova forza alla speranza.» [ii]

Diversamente da quanto ho fatto in altre occasioni, volendone onorare la memoria da amico prima ancora che da collaboratore [iii] , ora però vorrei approfondire soprattutto la sua straordinaria ‘idea-chiave’, quella Civiltà del Sole sulla quale s’imperniava il testo della legge regionale d’iniziativa popolare della Campania n. 1/2013 di cui D’Acunto è stato primo firmatario[iv]] e presentatore ed alla quale è improntato il progetto che, in suo nome, continua a portare avanti la Rete associativa che egli ha fondato e presieduto. [v] Il rischio è che a questa pur suggestiva espressione nella mente degli interlocutori non corrispondano concetti chiari e precisi. Antonio D’Acunto, della cui profetica visione faceva parte questo concetto, non amava le frasi ad effetto ma vuote. Con questa efficace formula, infatti, egli aveva saputo sintetizzare un complesso percorso ideologico, frutto di decenni di militanza ambientalista e di riflessioni teoriche. Ecco perché cercherò di chiarirne il significato, esplicitando il profondo messaggio eco-sociale che D’Acunto ha voluto lasciarci in eredità.

CamPhRe2145cE’ evidente che quella espressione evocava “La città del Sole” , titolo dell’opera che il filosofo calabrese Tommaso Campanella scrisse nel 1602 [vi], ma – al di là dei facili riferimenti ai classici della letteratura ‘utopica’, da Platone a Thomas More, dallo stesso Campanella a Francis Bacon, da Fénelon a Swift, passando per Thoreau e giungendo ai giorni nostri – l’intento di D’Acunto era ben altro. Nei suoi scritti è rintracciabile una solida cultura filosofica e non mancano riferimenti al pensiero degli antichi, in particolare ai Presocratici, ma la sua teorizzazione della Civiltà del Sole aveva una finalità politica, nel senso più nobile del termine. Il suo intento era infatti eminentemente civile, cioè orientato alla concreta realizzazione di una società alternativa a quella attuale, resa invivibile da un modello di sviluppo energivoro ed anti-ecologico.

«E’ in questa profondissima innaturalità la causa della totale insostenibilità dell’attuale sviluppo e della società ad esso connessa. La Civiltà del Sole, con il pensiero la cultura e la scienza che la formano, è il necessario nuovo cammino dell’umanità per il suo progredire e il suo ritrovarsi con la natura.» [vii]

Le considerazioni filosofiche, scientifiche e tecnologiche di D’Acunto, dunque, perseguono sempre una finalità estremamente concreta e pragmatica: indicare un percorso di transizione ad una società rispettosa degli equilibri naturali, ma al tempo stesso rivolta al vero progresso dell’umanità. In questa sua “ricerca di un nuovo umanesimo” la Civiltà del Sole si pone come la stella polare da seguire.

II – DALLE DISTOPIE ALL’ALTERNATIVA ECOTOPICA 

Alcuni studiosi si sono soffermati sul fiorire, nella seconda metà del secolo scorso, di testi riguardanti le utopie ecologiche ma anche il loro contrario, le distopie di cui si è occupata la letteratura fantascientifica e fantapolitica, da Bradbury ad Huxley, da Orwell a Burgess. [viii]

«La constatazione delle disfunzioni e delle rotture ecologiche del mondo è un elemento centrale dell’orizzonte del pensiero e dell’ideologia dominante della società contemporanea […]  La critica pessimista e radicale all’impulso tecnologico appare in numerosi scritti distopici, ispirando più tardi nuove forme di progetto sociale che potremmo qualificare come ecotopici. […] L’utopia non può dunque essere definita come la costruzione immaginaria in contrapposizione alla società reale, ma è espressione della coscienza che una società ha d’istituire la sua stessa ragion d’essere.» [ix]

copertina-civilitas-solis2.jpgAnche la Civiltà del Sole proposta da Antonio D’Acunto non era affatto una mera ipotesi teorica né una fantasticheria idealista bensì un meditato progetto, che nasceva dalla dolente consapevolezza dell’insostenibilità d’un modello di socialità e di rapporto con la natura che, alimentato dal fideismo scientista e dal capitalismo imperante, ci è stato finora imposto come l’unico paradigma possibile. Ciò che egli si è sforzato di dimostrare nei suoi scritti, quindi, non era solo la necessità di abbandonare quanto prima un modello energetico vetusto, inquinante e giunto ormai alle soglie dell’esaurimento delle risorse fossili cui attinge. Ciò che in essi risalta, piuttosto, è l’esigenza  di una conversione ecologica più generale, che ci porti fuori dalla logica dello sfruttamento e del consumo, a loro volta dominati dall’accentramento/controllo delle risorse energetiche.

«La sostenibilità sta solo nel sole, e nel sole sta l’unica cura per la disintossicazione termica, chimica e fisica del Pianeta.  Prima si comincia, prima si attiva questo percorso verso la sostenibilità, e poi verso la rigenerazione del Pianeta. […] E’ banalmente vero tutto ciò, ma detto così esso resta completamente dentro la filosofia limitata e superata che ci portiamo dietro quando affrontiamo la questione dell’energia solare: il pensare ad essa come fonte sostitutiva dell’energia fossile. La rivoluzione dell’energia solare, allo stesso tempo ad essa connaturale e da perseguire, sta invece nella radicale modificazione dell’attuale sistema produttivo, economico, sociale, culturale e politico. Data l’entità della popolazione umana….è sicuramente importante la quantità di energia, ma l’organizzazione della sua produzione e distribuzione e le conseguenze che ne derivano possono costituire il nuovo vero progresso dell’umanità.» [x]

Nell’auspicato avvenire del Sole, insomma, per D’Acunto c’era non solo l’affermazione di una prospettiva ambientalista, ma anche il recupero del messaggio comunista ed eco-socialista che guarda al Sol dell’avvenire, cioè ad una rivoluzione globale, che sappia cambiare radicalmente le modalità di produzione, di distribuzione e di consumo.

«Il sole richiama…una fondamentale rottura, un’inversione radicale rispetto al percorso energetico  passato dell’umanità…; passare dalla concentrazione di potenza alla diffusione capillare dei centri di produzione. La rivoluzione necessaria sta nella filosofia che lo spazio, la superficie del Pianeta, è la fonte fondamentale  dell’energia per l’umanità. […] Poiché in un sistema di tipo solare non sono concepibili isole di potenza, il sistema delle grandi linee di trasmissione non avrebbe più ragione di esistere: con l’equivalente della superficie compromessa dalle sole grandi linee di trasmissione si produrrebbe, con un sistema solare, tutta l’energia necessaria all’Italia di oggi !» [xi]

Bisogna tener conto, d’altra parte, che ci sono tuttora non poche resistenze culturali e sociali alla diffusione di modalità alternative di produzione, distribuzione e consumo dell’energia. Non manca soltanto una “cultura del solare”; spesso si avverte una scarsa consapevolezza del rapporto esistente fra la questione energetica e le quelle di natura sociale ed economica, ad essa intimamente correlate. Si rischia di perpetuare l’equivoco dell’antitesi fra ecologia ed economia, confermando l’idea che di modello economico ce n’è uno solo. Ogni sforzo per salvaguardare gli equilibri ecologici e difendere l’ambiente diventa pertanto un attentato oscurantista allo sviluppo, alla scienza, al progresso tecnologico e, in ultima analisi, alla stessa civiltà. Ecco perché ha fatto bene D’Acunto ha sottolineare l’importanza di quest’ultima parola, ancorandola però ad un paradigma – teorico e pratico – profondamente diverso, quello “solare”.

III – UNA TRANSIZIONE CONSAPEVOLE, GLOBALE E  DAL BASSO  

downloadCercare la modalità giusta di transizione ad una società ecologica richiede una grande capacità di guardare avanti, di essere ‘visionari’, ma anche di mantenersi sul piano della concretezza e di proporre un percorso comprensibile e praticabile. E’ sicuramente vero – e D’Acunto lo sapeva molto bene – che di tempo a disposizione ormai non ce ne resta molto. E‘ però altrettanto vero che nessun vero cambiamento è possibile se non si riesce a disseminarne pazientemente i principi basilari e a dimostrare che non si tratta di decisioni delegabili ad un vertice politico più o meno illuminato, ma di scelte che ci riguardano tutti e tutti i giorni, come persone e come comunità.

«Come conciliare un’impronta ecologica radicalmente ridotta con l’attuale pluralità delle nostre società e del loro tessuto economico? Cercare una via d’uscita è cambiare sguardo: partendo da dove siamo, senza negare i nostri disaccordi sulle soluzioni da apportare, prendendo in considerazione una pluralità di vie di sperimentazione, dalle micro-esperienze cittadine di permacultura fino alla produzione industriale ultratecnologica, passando per i sentieri dell’economia sociale e solidale.» [xii]

E’ proprio ciò che ha proposto D’Acunto, quando affermava:

«Appare del tutto chiaro che l’ inerzia del sistema materiale ma anche materiale del pensare comune oggi esistente richiama comunque anche la ricerca di soluzioni capaci di rispondere quali alternative credibili al sistema energivoro ed accentratore di oggi […] La coscienza della preziosità dell’energia e la conseguente razionalizzazione e ottimizzazione della sua produzione e del suo uso costituiscono perciò un percorso fondamentale dell’umanità e permeano l’identità di una nuova civiltà: la Civiltà del Sole.» [xiii]

Nella sua visione ecotopica questo nuovo mondo assume certamente i connotati ideali di una società finalmente riconciliata con la natura e i suoi valori, ma anche la complessità d’un ‘sistema’ globale che, a partire dalla rivoluzione ‘solare’, rivoluzioni tutti i parametri del vivere civile, dal lavoro all’edilizia, dalle scelte economiche a quelle riguardanti una democrazia partecipata e dal basso, pacifica e solidale. E’ impossibile allora non citare D’Acunto quando il suo messaggio assume il tono profetico – direi perfino poetico – del Vate che ha sguardo lungo e riesce ad intravedere una realtà futura.

« Nella civiltà del Sole la città respira come da natura e cresce nella bellezza della sua immagine[…] La campagna e l’agricoltura ritrovano l’identità perduta, generatrice e non distruttrice di risorse. Cambiano urbanistica e architettura del nuovo. Case fabbriche e luoghi sociali sono progettati e costruiti per essere energeticamente autosufficienti. Contro gli sprechi cambiano i materiali e le tecnologie impiegate. Cambiano la mobilità e il trasporto, privato e pubblico, riformulati sul solare e sulle sue derivazioni. Crescono, con la specifica tecnologia, la capacità rigenerativa della materia, il ricircolo, la sinergia e la simbiosi anche funzionali con la depurazione delle acque. Un’identità nuova del lavoro e della sua funzione sociale e collettiva trova nel rivoluzione del solare una grande centralità […] L’intera economia si libera dai vincoli del ricatto e della dipendenza dal mercato del combustibile e delle fonti energetiche, e lo scambio internazionale si attiva non sui vincoli della bilancia commerciale e sulla speculazione monetaria, ma sull’interesse reciproco e solidale. Le comunità locali…diventano i fattori delle scelte, con la capacità di acquisire la giusta energia sufficiente per le proprie necessità, di scambiarsela a bassa tensione… non hanno più ragion d’essere né le lobbies nucleari né le grandi guerre, militari politiche ed economiche per l’oro nero e per il gas naturale… » [xiv]

E’ a questa palingenesi eco-socialista che D’Acunto ha sempre e coerentemente teso, teorizzando ed illustrando la sua Civitas Solis, ma anche impegnandosi in prima persona, secondo la regola aurea dell’ambientalismo: “Thinking Globally, Acting Locally”. [xv]

IV – BIODIVERSITA’, SOLIDARIETA’, EQUITA’, AUTOSUFFICIENZA

D’Acunto ha sempre affiancato alle sue considerazioni sulle caratteristiche dell’auspicata Civiltà del Sole una particolare attenzione al concetto di tutela e promozione della Biodiversità, al punto da intitolare ad entrambi la Rete associativa che ha fondato e presieduto. A questo basilare pilastro del suo progetto ecologista, non a caso, è stata dedicata la prima sezione del suo volume, intitolata appunto “Amare e ritrovare la perduta biodiversità”.

« La sfida ambientalista è sicuramente a tutto campo: dalla ridefinizione del lavoro come costruzione dell’arricchimento dei valori dell’umanità, alla teoria e alla prassi di una nuova economia fondata sull’ecologia. Ma la sfida ambientalista deve essere soprattutto la sfida della biodiversità; non l’uomo al centro del Pianeta, ma la sua illimitata ricchezza di esseri viventi, animali e vegetali, all’interno dei suoi scenari incommensurabili di paesaggi, di luci e di colori. L’ambientalismo, come filosofia e cultura della biodiversità, assume perciò questa valenza: costruire il futuro di un’umanità non necessariamente infelice e sola in un inerte ed informe Pianeta, ma espressione di vita tra l’infinita moltitudine delle altre[xvi]

biodiversita'Non è difficile avvertire, nel tono lirico che D’Acunto assumeva quando parlava della Natura, tutto l’amore e, direi, la venerazione che provava nei confronti dell’indicibile bellezza e perfezione di ciò che gli uomini di fede chiamano Creato. Egli, pur da laico, ne ha sempre avvertito il profondo richiamo e, al di là di riflessioni scientifiche e di ogni credo religioso, con la sua insistenza sul valore centrale della biodiversità, ritengo che egli sia stato uno splendido interprete dello spirito francescano racchiuso nel ‘Cantico delle creature’.

« Tale filosofia rafforza la coscienza di come un territorio sia limitato e prezioso, nell’identità della sua  biodiversità, della sua cultura e delle sue potenzialità: è la filosofia dell’ottimizzazione, anche scientifica e tecnologica, dell’uso del territorio…» [xvii]

Questa stessa filosofia, oltre a manifestare una solidarietà biocentrica con tutti gli esseri viventi, manifesta una solidale apertura anche verso le generazioni successive, preservando le risorse finora dissipate dallo sfruttamento capitalista e dalla civiltà predatoria, violenta e consumistica che ne è derivata.

«La Civiltà del Sole parla…in misura sempre più elevata alle generazioni successive. Ad esse non sottrae risorse: il sole infatti conserva e vice la sua identità e la sua infinita bontà e potenza per un tempo illimitato, indipendentemente da ciò che l’uomo fa.[…] La Civiltà del Sole crea un percorso illimitato e crescente di solidarietà con quelle ad essa successive […] I raggi del sole trasformano ogni spazio di verde che salviamo o che rigeneriamo in naturale farmaco  per la cura dell’avvelenamento da anidride carbonica…La Terra ritrova la sua salute se le restituiamo la sua bellezza: più si afferma la Civiltà del Sole, più si allontana il rischio del collasso mortale del Pianeta, e più esso diventa meravigliosamente bello. » [xviii]

Non si può fare a meno di notare che la filosofia ecologista di D’Acunto assume in questi casi  accenti profondamente morali, ma anche estetici. Il valore etico della solidarietà con chi verrà dopo di noi, infatti, si fonde con la considerazione dello stretto legame tra lo stato di ‘salute’ della nostra Terra e la sua ‘bellezza’. Questo inscindibile. connubio tra bontà e bellezza era già presente nel pensiero classico attraverso il concetto greco di kalokagathìa [xix], ma lo ritroviamo anche nella visione biblica, in particolare quando Dio guarda ciò che ha creato e lo definisce con טוֹב (TOV ) aggettivo ebraico traducibile appunto sia come bello sia come buono, in quanto evoca l’idea di armonia e di perfezione.[xx]

download (1)Ma il Sole è da considerare ‘buono’ anche perché è giusto, poiché offre luce e calore – e quindi energia – a tutti gli esseri viventi, senza differenze e senza nessun vantaggio per se stesso. Per citare ancora D’Acunto:

«Il sole dona i suoi raggi a tutto il Pianeta e lo fa in rapporto alla vita esistente nelle sue singole parti: ovvero ogni parte del Pianeta ha creato la vita in rapporto a ciò che il sole le ha donato. Nella Civiltà del Sole non può che essere questo il primo principio di ogni modello di società, estirpando ogni radicamento di espropriazione, fortissimamente presente…» [xxi]

L’ultimo punto sul quale bisogna soffermarsi, se si vuole comprendere il pensiero di Antonio D’Acunto – è il concetto di autosufficienza energetica. Se è vero, come c’insegna la storia, che conflitti e guerre sono sempre stati originati dalla volontà di accaparrarsi ed accentrare nelle propre mani le risorse naturali e di dominare anche così gli altri popoli, è evidente che la Civiltà del Sole dovrà invertire radicalmente questa tendenza. In quello che potremmo chiamare  il ‘programma costruttivo’ di D’Acunto, infatti, affiora spesso la prospettiva di una ‘autosufficienza’ delle comunità locali, che non significa affatto chiusura identitaria bensì capacità di soddisfare i propri bisogni con le risorse del proprio territorio. E’ un concetto, per l’appunto, simile a quello del Swadeshi [xxii] predicato e praticato da Gandhi nella sua rivoluzione nonviolenta dell’India.

«Nella Civiltà del Sole…nessuna comunitàpuò pretendere il soddisfacimento del proprio fabbisogno energetico con energia proveniente da altre comunità: ogni comunità deve attivarsi per la propria autosufficienza energetica, ciò naturalmente sia in un contesto di corretta, organica e funzionale armonia tra le comunità adiacenti, sia in un concretamente fattibile percorso di transizione. […] La filosofia della cultura e della diffusione dell’energia solare ha la sua genesi ed attuazione nelle scelte globali che si sono fatte e che si fanno per il territorio, in un’ineludibile coniugazione, armonia e tutela della sua identità naturalistica, storica, culturale, economica e produttiva.» [xxiii]

V – UN DECALOGO PER LA CIVILTA’ DEL SOLE

Dai passi citati emergono con evidenza alcuni concetti fondamentali, che sono un po’ le colonne portantI della Civiltà del Sole, che vanno però intesi strategicamente, secondo una logica progressività. Proverò quindi a sintetizzare queste idee fondanti in una sorta di ‘decalogo’.

  1. Prendere coscienza della totale insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo e della società ad esso connessa e da esso condizionata, recuperando la valenza positiva del concetto di limite (del territorio, delle risorse…), dal quale scaturisce la preziosità dei beni ambientali e la conseguente necessità di prestare molta attenzione all’esauribilità delle risorse naturali ed alla fragilità degli equilibri naturali.
  2. Orientarsi verso un cambiamento radicale, inteso però come percorso/cammino/progresso verso un modello alternativo, che porti l’umanità a ritrovarsi con la natura.
  3. Adottare preliminarmente una seria strategia di disintossicazione termica, chimica e fisica del Pianeta, condizione indispensabile per una sua rigenerazione ecologica, voltando decisamente pagina rispetto alla ‘civiltà del petrolio’.
  4. Scegliere le fonti energetiche rinnovabili come rivoluzione del nostro modello di produzione distribuzione e consumo, vetusto iniquo ed energivoro, anziché come banale ed opportunistica sostituzione delle fonti fossili in esaurimento o in crisi.
  5. Rompere radicalmente con modalità centralizzate e verticistiche, in campo energetico ma anche in ambito sociale, economico e politico.
  6. Razionalizzare / ottimizzare la produzione e l’uso dell’energia e di territorio, facendo ricorso alla saggezza delle soluzioni forniteci dalla stessa Natura: riciclo della materia, sinergia, simbiosi.
  7. Introdurre una profonda rivoluzione anche dei rapporti economici e sociali all’interno della società, con un’identità nuova del lavoro e della sua funzione sociale e collettiva, passando dal circolo vizioso del consumo individuale, iniquo e senza limiti alla logica virtuosa dell’interesse reciproco e solidale.
  8. Salvaguardare e promuovere il fondamentale valore ecologico della biodiversità, tenendo conto che la stessa limitatezza del territorio e delle sue risorse lo rende prezioso, per cui dovremmo adottare un’ottica non più egoisticamente antropocentrica, ma rispettosa della natura ed aperta a tutte le forme di vita.
  9. Adottare un ambientalismo ecosociale, che valorizzi la solidarietà (tra pari e con le generazioni future) e persegua l’equità, restituendo salute e bellezza alla nostra Terra, che il Sole illumina e nutre in modo indistinto, e quindi fruibile da tutti.
  10. Orientare le scelte economiche verso uno sviluppo ecosostenibile ed autocentrato, opposto a quello della centralizzazione e controllo delle risorse, per valorizzare le risorse del territorio e tutelare l’identità e l’autosufficienza economica delle comunità.  

E’ interessante osservare che questo articolato paradigma ambientalista è riscontrabile anche in altri contesti, come progetto ecosostenibile che coniughi un’alternativa energetica con una prospettiva pacifica. E’ il caso, ad esempio, del ‘dodecalogo’ elaborato nel 2017 dalla Tamera Holistic Peace Research Centre, un’organizzazione portoghese impegnata nella promozione di una modalità energetica autonoma, rigenerativa e decentrata, L’ecovillaggio di Tamera è già dotato di un impianto solare da 20 kW, ma soprattutto sta sperimentando un suo sviluppo alternativo, fondato su fonti energetiche locali, integrate ed autosufficienti, e sulla eliminazione di ogni forma di spreco. [xxiv]

Un utile riferimento, per approfondire la tematica del rapporto tra ‘rivoluzione energetica’ e cambiamento del paradigma socio-economico nel senso di una democrazia partecipata e giusta, è un articolo di Burke e Stephens, in conclusione del quale leggiamo:

« Come trasformazioni sociali, le transizioni energetiche giuste, democratiche ed ecologiche richiedono un impegno a costruire la capacità della comunità per una governance energetica democratica, evitando nel contempo il perpetuarsi delle molte ingiustizie sociali ed ecologiche dei sistemi energetici dominanti esistenti. […] La democrazia energetica apre la possibilità di forme rinnovate e rinnovabili di democrazia, create attraverso impegni più approfonditi e più inclusivi con lo sviluppo di un futuro energetico rinnovabile. Se la politica energetica diffusa esprime ragionevolmente le potenzialità di un’energia rinnovabile e di un rinnovato potere politico in un momento di emergenza climatica, allora la democrazia energetica fornisce una risposta piena di speranza e tempestiva.» [xxv]

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E’ proprio dalla sperimentazione di tante ‘buone pratiche’ come questa – in Europa come nel resto del Pianeta – che il luminoso progetto ecosociale di Antonio D’Acunto trae nutrimento e conferma. La Civiltà del Sole non è l’utopia di un visionario ma la sola prospettiva per uscire dal disastro ambientale e socio-politico nel quale siamo immersi, la cui gravità spesso paralizza ogni sforzo per uscirne. Ci vuole tutto l’ottimismo della volontà che alimentava l’instancabile azione di D’Acunto per reagire allo sconforto in modo proattivo e creativo. All luce della sua grande lezione – di vita oltre che di pensiero – noi della Rete per la Civiltà del Sole e della Biodiversità continueremo perciò sulla strada da lui tracciata, nella speranza che siano sempre di più quelli che vorranno dare menti braccia e gambe al suo e nostro progetto.

Concludo citando un’efficace e sintetica frase di Giorgio Nebbia, altro maestro dell’ambientalismo e grande amico di Antonio:

«La diffusione della cultura e della consapevolezza della insostenibilità dell’attuale società può essere un’occasione per metterne in discussione le fondamenta stesse, violente ed egoistiche. E per cercare nuovi modelli di rapporti produttivi e di rapporti internazionali, governati dalla soggezione alle uniche leggi che non si possono violare, quelle della natura. La realizzazione di una società meno insostenibile può essere una straordinaria occasione per cercare nuovi valori di solidarietà e di giustizia.» [xxvi]

© 2018 Ermete Ferraro

—– N O T E —————————————————————————–

[i] Luigi de Magistris, discorso commemorativo  in Sala Giunta del Municipio di Napoli (27.02.2015) > cfr. servizio televisivo di Marina Galiano sulla commemorazione ufficiale di A. D’Acunto per la webt tv del Comune di Napoli >> https://www.youtube.com/watch?v=ZHf0IFUp4C8

[ii] Antonio E. Piedimonte, “Quel guerriero sorridente che regalò alla Campania l’energia solare”, Corriere del Mezzogiorno, 29.12.2014 > https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/14_dicembre_29/quel-guerriero-sorridente-che-regalo-campania-l-energia-solare-7a875576-8f5d-11e4-958d-cb5be19f6659.shtml

[iii] Ermete Ferraro, Ciao, Antonio… (31.12.2014) > https://ermetespeacebook.com/2014/12/31/ciao-antonio/ . Vedi anche il mio contributo biografico su A.D.A., posto a prefazione del libro postumo che ne raccoglie i tanti articoli pubblicati sul suo blog: Ermete Ferraro, Lo cunto di d’Acunto – Le stagioni nel sole di un profeta laico, in: Antonio D’Acunto, Alla ricerca di un nuovo umanesimo . Armonia tra uomo e natura nella lotta politica, a cura di Francesco D’Acunto, Napoli, La Città del Sole, 2015 > http://www.lacittadelsole.net/d-acunto.html

[iv] Leggi in: http://www.sito.regione.campania.it/leggi_regionali2013/lr01_2013vigente.pdf

[v] Visita il sito web della Rete Campana per la Civiltà del Sole e della Biodiversità (RCCSB) > http://www.laciviltadelsole.org/

[vi] Tommaso Campanella, La città del Sole (1602), Milano, Feltrinelli, 2014

[vii] A. D’Acunto,  “La Civiltà del Sole”, introduzione agli articoli su questo tema in:  Alla ricerca di un nuovo umanesimo, cit., p.193

[viii]  V. ad es. : R. Bradbury, Fahrenheit451 (1955); A. Huxley, Brave New World (1932); G. Orwell, Nineteen Eighty-Four (1949); A. Burgess, Clockwork Orange (1962)

[ix]  Jean-Paul Déleage, “Utopies et dystopies écologiques”,  Ecologie & politique, 2008/3 n° 37 , pp.33-43 > https://www.cairn.info/revue-ecologie-et-politique1-2008-3-page-33.htm (trad. mia).

[x] A. D’Acunto,  “La Civiltà del Sole” (maggio 2010), in op. cit. , p. 200

[xi] Ibidem, pp. 201-202

[xii] “Description” del libro: Christian Arnsperger et Dominique Bourg, Ecologie intégrale : pour une société permacirculaire, Paris, P.U.F., 2017 > https://www.franceculture.fr/oeuvre/ecologie-integrale-pour-une-societe-permacirculaire  (trad. mia)

[xiii] A. D’Acunto, op. cit, p. 203

[xiv] Ibidem , pp. 203-204

[xv]  Non è ancora chiara l’origine di questa nota espressione, attribuita a persone diverse, dall’urbanista scozzese Patrick Geddes  (1915) al fondatore degli Amici della Terra  David Brower (1969);  dal biologo francese René Dubos (1972) fino al ‘futurista’ Frank Feather (1979)

[xvi] A. D’Acunto, “La sfida della biodiversità per una nuova egemonia culturale dell’ambientalismo” (feb. 2010), in op. cit, p. 63

[xvii]  Idem, “Il territorio, limitato e prezioso, e la Civiltà del sole” (dic. 2010) , ibidem, p. 209

[xviii] Idem,  “La Civiltà del Sole la Civiltà del Petrolio” (mag, 2012), in op.cit. , pp. 216-217

[xix]  Cfr.la voce su Wikipedia > https://it.wikipedia.org/wiki/Kalokagathia , ma anche: “La bellezza come dono divino  Kalokagathia”, in Treccani > http://www.treccani.it/export/sites/default/scuola/lezioni/scienze_umane_e_sociali/BELLEZZA_ARTE_1_lezione_c.pdf

[xx] Carmine Di Sante, “Bellezza e bontà: quale relazione secondo la Bibbia?”, N.P.G. (Note di Pastorale Giovanile), 22.08.1999 > http://www.notedipastoralegiovanile.it/index.php?option=com_content&view=article&id=4023:bellezza-e-bonta-quale-relazione-secondo-la-bibbia&catid=310:npg-annata-1999&Itemid=207

[xxi] A. D’Acunto, “La Civiltà del Sole e la Civiltà del Petrolio”, cit., p.218

[xxii] Cfr. “Movimento Swadeshi” in Wikipedia > https://it.wikipedia.org/wiki/Movimento_Swadeshi ; vedi anche: Siby K. Joseph,  “Understanding Gandhi’s Vision of Swadeshi”, mkgandhi.org  > https://www.mkgandhi.org/articles/understanding-gandhis-vision-of-swadeshi.html

[xxiii] A. D’Acunto, “Da Nimby a Ymby for us” (feb. 2014), op. cit. , p. 223

[xxiv] “Producing energy in a culture of peace – Tamera, Portugal leads the way” (ago. 2017),  Ecolise.eu > http://www.ecolise.eu/producing-energy-in-a-culture-of-peace-tamera-portugal-leads-the-way/

 [xxv] Matthew J. Burke, Jennie C. Stephens, “Political power and renewable energy futures: A critical review”, Energy Research & Social Science, 35 (2018) 78-93 > https://reader.elsevier.com/reader/sd/77FE4C355DC8BE7A68F391D622B06F57F3CC9790A354041B4D8162094CF43690568699CBE4B09332D121E75D51EB2687

[xxvi]  Giorgio Nebbia, ” Pensieri su Gaia”, (mag.. 2014)  > http://giorgio-nebbia.blogspot.com/2014/05/sm-3260-pensieri-su-gaia.html#more

 

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SE SI SOGNA INSIEME…

downloadA maggio di due anni fa è nata a Napoli un’importante esperienza di organizzazione di base, impegnata attivamente e volontaristicamente a diffondere una cultura alternativa ed nuovo modello di sviluppo. Sono trascorsi giusto due anni, infatti, da quando è stata ufficialmente costituita la Rete Campana per la Civiltà del Sole e della Biodiversità, aggregazione di referenti associativi ed individuali che già si erano impegnati, nei due anni precedenti, contro il ritorno del nucleare e perché la proposta di legge regionale popolare su “Cultura e diffusione dell’energia solare in Campania” diventasse una legge quadro della nostra Regione.

Il bello è che quello spontaneo aggregato era anche riuscito nella sua mission impossible, superando alla grande l’ostacolo di ben tre commissioni consiliari e di un’assemblea consiliare dove la maggioranza dei voti era saldamente in mano ai partiti di centrodestra.

Fu così che, forti della vittoria ottenuta con l’approvazione all’unanimità di quella che diventava in tal modo la legge regionale n.1 del 2013, noi del Comitato Promotore decidemmo di dar vita ad un organismo associativo che, a questo punto, concentrasse il proprio impegno sull’effettiva attuazione di una legge di fatto rivoluzionaria.

Sapevamo benissimo, infatti, che dietro la faccia bonaria dell’unanimismo bipartisan si celava il solito volto di una classe politica conservatrice e moralmente compromessa, abituata ad affossare ogni innovazione e a difendere gli interessi delle varie lobbies cui è legata.

Noi eravamo stati lo scomodo e fastidioso topolino che, per un attimo, aveva fatto arretrare l’elefante del centro-destra campano, lasciando peraltro un po’ spiazzato anche il fragile centro-sinistra, poco abituato ad uno stile bottom-up di fare politica e spesso ambiguo proprio sulle questioni ambientali. Ecco perché , fin da subito, il sistema si è subito messo in moto per affossare la neonata legge sul solare, dapprima mutilandola con emendamenti in sede di bilancio, in seguito ignorandola sfacciatamente.

sole4Sono stati, questi, due anni di totale disapplicazione di una norma che avrebbe invece potuto davvero segnare una netta svolta in Campania, avviandone una rapida solarizzazione e, al tempo stesso, affrontando le sue piaghe ambientali ed occupazionali in modo creativo e propositivo.

E’ sempre antipatico recriminare, ma in certi casi diventa un dovere civile. In questo periodo, infatti, ben poche voci si sono levate in difesa della disattesa legge regionale n.1/2013, che è diventata il monumento all’ipocrisia di una classe politica timorosa e miope, oltre che prona verso certi interessi consolidati. Se si fa eccezione per i consiglieri regionali del PD Antonio Marciano (correlatore della legge) ed Antonio Valiante (autore di un’interrogazione a Caldoro); per il Sindaco di Napoli, Luigi de Magistris ed suo Vice, Tommaso Sodano e per l’attuale Vice Presidente della Città Metropolitana, Elena Coccia, si direbbe che ben pochi esponenti politici abbiano sentito il dovere di prendere posizione, schierandosi in favore della legge e contro chi ha cercato in ogni modo di annullare la volontà dei cittadini, azzerando di fatto quanto era stato deliberato dallo stesso organo legislativo regionale.

A distanza di due anni, d’altra parte, registriamo con piacere che la competizione elettorale per le regionali in Campania ha finalmente suscitato nuovo interesse per quella che noi abbiamo deciso di chiamare, a buon titolo, la Legge d’Acunto.  Tre candidati presidenti su cinque (Salvatore Vozza per Sinistra al Lavoro, Valeria Ciarambino per il Movimento Cinque Stelle, e Marco Esposito per la lista civica meridionalista MO! Campania) hanno infatti inserito nei loro programmi elettorali il rilancio di questo provvedimento legislativo, di cui evidentemente hanno colto l’importanza e sulla cui attuazione ci auguriamo che vorranno adoperarsi in futuro.

pirasoleNoi della R.C.C.S.B., d’altra parte, non siamo certo rimasti immobili a piangerci addosso, ma abbiamo sviluppato in questi due anni una serie d’iniziative autogestite, lanciando appelli e messaggi anche su questioni apparentemente collaterali, come la necessità di misure di vero contrasto al cambiamento climatico, la salvaguardia della nostra costituzione, l’opposizione al funesto decreto Sblocca Italia ed alle sue devastanti conseguenze per l’ambiente.

Questi ventiquattro mesi di attività della nostra Rete ci hanno visti impegnati costantemente sul territorio, con assemblee, manifestazioni pubbliche ed interventi nelle scuole.

Abbiamo lanciato e fatto sottoscrivere da un migliaio di cittadini una petizione sul clima, con la quale proponiamo nuovi standard (5% d’incremento del verde, 60% di riduzione della CO2, 50% per le fonti rinnovabili, 50% destinato al risparmio ed efficientamento energetico).

Abbiamo svolto iniziative formative e seminariali in alcune scuole napoletane (la SMS Viale delle Acacie del Vomero ed il Liceo Don L. Milani di S. Giovanni a Teduccio).

Abbiamo partecipato come Rete anche ad altre iniziative sociali, come“Miseria Ladra” (promossa da Libera e dal Gruppo Abele); professionali come varie assemblee di architetti ed ingegneri; di promozione di una green economy come i Green Days ed Energy Med, ambedue promossi dall’amministrazione comunale di Napoli.

Abbiamo anche partecipato ad un “Training Camp” dell’A.N.C.I. (Ercolano, apr. 2013) ed alla manifestazione #Fiumeinpiena (Napoli, nov. 2013) ma, soprattutto, abbiamo organizzato in prima persona una quantità d’impegnativi e significativi eventi, a partire dal convegno su “La legge più bella” (Salerno, mag. 2013), cui hanno fatto seguito: la I Conferenza Regionale sui Piani Solari Comunali (Salerno, ott. 2013); l’assemblea “Dalle ecoballe alle piramidi del Sole” (Napoli, Sala Nugnes del Cons. Comunale, nov. 2013).

Il secondo anno è stato contrassegnato da un’iniziativa a tutela della Reggia di Carditello (gen. 2014) e dall’Assemblea per il primo anniversario della LR 1/2013 (Napoli, feb. 2014). Si sono poi registrati altre iniziative pubbliche, come il volantinaggio di denuncia durante EnergyMed (mar. 2014);  l’Assemblea del Soci della RCCSB (apr. 2014); l’intervento ad un incontro di ingegneri ed architetti (Pozzuoli, mag. 2014), un successivo intervento al convegno sulle Eccellenze Campane (Napoli, giu. 2014) e, soprattutto, il fondamentale evento “Diamo un calcio alle ecoballe!”, svolto a Giugliano in Campania nello stesso mese.  Dopo la pausa estiva hanno fatto seguito altre iniziative della Rete, fra cui: l’intervento di una delegazione della Rete alla Convention del Patto dei Sindaci (Napoli, Castel dell’Ovo, set. 2014); la colorita manifestazione “C’è un brutto clima…” (Piazza Gesù Nuovo, set. 2014); la partecipazione ai cortei-manifestazioni contro Sblocca Italia (Roma, Montecitorio, ott. 2014 e Napoli, Bagnoli, nov. 2014) ed altre iniziative simili.

antonio 4Purtroppo il mese di dicembre ha segnato un pesante momento di arresto a questo entusiastico attivismo della Rete. La grave perdita del suo fondatore ed ispiratore, Antonio D’Acunto, ha colpito duramente tutti coloro che lo hanno seguito in questa incredibile avventura, molti dei quali lo conoscevano da decenni, condividendone le grandi battaglie civili, sociali ed ambientaliste che hanno caratterizzato la vita di questo vero profeta della “civiltà del sole”.

L’associazione, orfana del suo leader , ha voluto quindi ricordarlo e rendergli omaggio con una commossa e partecipata commemorazione pubblica, tenuta nella Sala giunta di Palazzo S. Giacomo, alla presenza del Sindaco de Magistris e dell’Assessore all’Ambiente Sodano.

Ma il vero modo per onorare D’Acunto è stata la nostra determinazione nel continuarne la difficile battaglia, senza poter più contare sulla sua carismatica personalità, proseguendo comunque nei contatti con la stessa Amministrazione Comunale di Napoli, con la quale era già stata avviata una proficua collaborazione per realizzare un evento propedeutico alla Biennale del Sole e della Biodiversità nel Mediterraneo, prevista esplicitamente dalla legge 1/2013.

Un altro impegno che ci siamo assunti è stato quello di contribuire con proposte originali alla redazione dello Statuto della Città Metropolitana di Napoli, facendo tesoro delle indicazioni che lo stesso D’Acunto aveva avanzato, già molti anni fa, per realizzare una svolta fondata sul suo progetto di Ecopolis.

L’ intitolazione ad Antonio di un parco didattico da realizzare a Marianella  – voluta dal Sindaco – ci ha indotti poi a considerare con attenzione le indubbie opportunità che questa decisione offre,  confrontandoci con i cittadini di quel quartiere e con la stessa ASIA Napoli, autrice di quel progetto di eco-parco.

biodiversita'Le nostre ultime attività, come dicevo prima prima, sono state rivolte a mantenere aperto il dialogo con i partiti che si sono presentati alle elezioni regionali ed in particolare con i candidati alla Presidenza della Campania. Siamo infatti convinti che il pur fondamentale ed indispensabile lavoro di base dell’Associazione non può essere disgiunto da un impegno a coinvolgere i referenti istituzionali (Comune, Città Metropolitana e Regione) in un percorso virtuoso e “alla luce del sole”, proprio per interrompere il ciclo vizioso della crescente e pericolosa frattura fra i cittadini e coloro che dovrebbero rappresentarli, che si aggiunge a quella tra le comunità locali e la loro terra.

Ecco perché, dopo due anni, possiamo presentarci a testa alta di fronte a chiunque, forti della nostra coerenza e dell’autonomia nella quale abbiamo operato, rivendicando il diritto all’attuazione di una legge troppo a lungo disattesa e ribadendo le ragioni, ideali ma anche concrete, di una svolta epocale verso quella“civiltà del sole” che non è assolutamente un’utopia.

Dobbiamo peraltro ammettere che, mai come in questo momento, tutto sembra andare in senso completamente opposto, per cui il nostro sforzo può apparire ingenuo e velleitario. La verità è che mai come adesso, invece, c’è bisogno di idee chiare, alternative e sanamente costruttive, per uscire dalle sabbie mobili d’un nuovo verticismo autoritario e centralista e di un ulteriore, sciagurato, attacco all’integrità dell’ambiente naturale, in nome del profitto e di un falso progresso.

Mai come adesso c’è bisogno di dire dei “no” chiari e netti (a decreti perniciosi come lo Sblocca Italia ed alla pericolosa revisione della Costituzione, che cancellerebbe il diritto delle Regioni ad intervenire in materie-cardine come l’energia). Servono però anche dei “sì” altrettanto decisi, in particolare a provvedimenti di vero contrasto ai cambiamenti climatici, a progetti di vera economia verde, ad un impulso alla rapida diffusione delle fonti energetiche alternative, contrastando però ogni operazione speculativa, nel rispetto dei valori del territorio e della diversità biologica.

I principi base su cui si fonda la filosofia della legge D’Acunto, infatti, sono sia di natura ambientale (tutela della terra, ricorso ad energie pulite rinnovabili e diffuse, salvaguardia della biodiversità), sia d’ispirazione sociale ed economica (avvio di un’economia decentrata, eco-sostenibile e fonte di nuove occasioni di lavoro e di vero sviluppo delle comunità locali).

 

Ebbene, non sono ovviamente in grado di dire se la nostra piccola Rete, orfana di Antonio D’Acunto, riuscirà in questa sua ambiziosa missione, dal momento che porta avanti un modello che va in totale controtendenza rispetto alle idee più diffuse e non può certo contare sul sostegno di lobbies e di sponsor politici. So soltanto che noi della rete bio-solare ci crediamo fermamente e quindi il nostro impegno andrà costantemente in quella direzione.

Non si tratta di vagheggiare retoricamente il“sol dell’avvenir” ma di operare concretamente e collettivamente per realizzare “l’avvenire del Sole”, in quanto nucleo di una nuova civiltà, più giusta ed ecologica. Perché, come recita un noto proverbio, d’incerta paternità ma molto efficace: “Se si sogna da soli è solo un sogno. Se si sogna insieme è la realtà che comincia”.

(c) 2015 Ermete Ferraro (https://ermeteferraro.wordpress.com.)