Da Giano e san Gennaro: chiudere le porte alla guerra.

San-GennaroIn questi giorni Napoli si prepara a festeggiare ancora una volta il suo santo patrono, o meglio, quello principale e più venerato.   San Gennaro, icona stessa della Città e della sua fervida religiosità popolare, esce in effetti dagli schemi agiografici tradizionali ed il suo martirio durante le persecuzioni di Diocleziano (la data del suo supplizio è collocata nei primi anni del IV secolo d.C.) ha assunto un’importanza centrale rispetto alla sua stessa azione pastorale, di cui si sa ben poco.

Il sangue del Gennaro (vescovo di Benevento e decapitato a Pozzuoli) è diventato il simbolo stesso di una religione sacrificale, i cui profeti e testimoni (in greco: martyres) sono coloro che attestano la loro fede e la loro fedeltà al Vangelo anche a costo della propria vita, nella certezza che “chi avrà perduto la vita per cagion mia la troverà” (Mt 10:39) e che “il sangue dei martiri è il seme dei Cristiani [i]. La centralità simbolica del sangue – come sottolineava l’antropologo Marino Niola nella presentazione ad un libro su questo argomento [ii] – è ben nota in tutto il Mezzogiorno e soprattutto a Napoli. Un territorio ed una città che di sangue ne hanno versato in gran quantità, soggetti come sono stati per troppi secoli a invasioni e dominazioni. Una terra dove il lavoro per guadagnarsi il pane non a caso è stato sempre chiamato fatica  ricalcando il termine latino labor (fatica, sofferenza) ed echeggiando quelli francese e spagnolo travaille e trabajo. Una fatica che, citando una colorita espressione proverbiale, faceva (e spesso fa ancora) “jettà ‘o sanghe” , cosa ben diversa dal versarlo come sacrificio volontario.

Comprendiamo bene, quindi, l’innata simpatia che un popolo abituato a ‘gettare il sangue’ sul lavoro e per il lavoro, ma anche per colpa delle guerre, ha sempre provato nei confronti di un santo come Gennaro, il cui sangue è diventato segno tangibile di un’auspicata protezione ultraterrena contro le violenze quotidiane, i disastri bellici e perfino le sciagure naturali, come terremoti, eruzioni ed epidemie. Comprendiamo quindi perché i Napoletani – ed i Campani in genere – invochino da sempre il nome del loro patrono e difensore, però andrebbe precisato che Gennaro non era il nome proprio del santo martire beneventano, bensì quello di famiglia. Il vero appellativo personale in effetti non ci è noto (qualcuno ipotizza che fosse Procolo) mentre il cognome , con cui lo conosciamo, lo indicava come appartenente alla Gens Ianuaria. L’etimologia di questa denominazione si collega  quello del primo mese dell’anno, cioè Gennaio (Ianuarius), a sua volta così chiamato perché dedicato a Ianus/Giano, considerato dagli antichi Romani ‘Divum Deus/Pater’, ossia Dio e Padre degli altri Dei, divinità iniziale e principale del loro Pantheon.

giano-1Ed al concetto di ‘inizio’ ci riconduce lo stesso nome Ianus, caratterizzato appunto come il ‘dio degli inizi’, il nume dei ‘passaggi’, in virtù della sua caratteristica testa bifronte, capace di guardare il passato ed il futuro. Giano era infatti il dio delle porte (il lat. ianua), che guardano all’interno ed all’esterno . Esse quindi sono il tramite del passaggio da un luogo all’altro, da un stato all’altro, ie perciò simbolo stesso della transizione. Il tempio di Giano (in quel colle di Roma che poi sarà chiamato proprio Gianicolo) diventerà soprattutto simbolo stesso dell’antinomia pace/guerra, come abbiamo appreso anche grazie al resoconto storico di Tito Livio:

“Roma era una città di recente fondazione, nata e cresciuta grazie alla forza delle armi: Numa, divenutone re nel modo che si è detto, si prepara a dotarla di un sistema giuridico e di un codice morale (fondamenti di cui fino a quel momento era stata priva). Ma rendendosi conto che chi passa la vita tra una guerra e l’altra non riesce ad abituarsi facilmente a queste cose perché l’atmosfera militare inselvatichisce i caratteri, pensò che fosse opportuno mitigare la ferocia del suo popolo disabituandolo all’uso delle armi. Per questo motivo fece costruire ai piedi dell’Argileto un tempio in onore di Giano elevandolo a simbolo della pace e della guerra: da aperto avrebbe indicato che la città era in stato di guerra, da chiuso che la pace regnava presso tutti i popoli dei dintorni…” [iii]

La sacralità di questo simbolismo – che vedeva aperte le porte del tempio di Giano solo in occasione dei conflitti bellici, mentre la loro chiusura sanciva lo stato di pax – era e resta molto interessante e ci invita ad una seria riflessione di fronte ai nuovi bellici che agitano i nostri tempi. Oggi, come allora, lo folle logica distruttrice della guerra va bloccata con fermezza, chiudendo a chiave le porte all’aggressività che diventa minaccia armata o, peggio, terrore nucleare. Un’esigenza già proclamata da Virgilio,che aveva definito ‘empio’ (cioè in contrasto con lo spirito religioso): il ‘furore’ di chi crede di risolvere le cose con la crudeltà della guerra: “…dirae ferro et compagibus artis claudentur Belli portae; Furor impius intus saeva sedens super arma”  cioé: “con duri chiavistelli di ferro saranno chiuse le porte della Guerra; l’empio Furore all’interno, seduto sulle armi crudeli …”  [iv]. Eppure noi continuiamo ad assistere impotenti alla sacrilega commistione tra ideologie di guerra e motivazioni pseudo-religiose, ma anche all’ottusa visione di chi continua a blaterare di ‘guerre giuste’ e, soprattutto, della necessità di difendere la pace con le armi. La nefasta dottrina romana del “si vis pacem para bellum” a quanto pare è dura a morire ed a poco sono serviti secoli di autorevoli appelli di pontefici e capi religiosi sull’inconciliabilità della guerra con qualsiasi fede che affermi la sacralità della vita e predichi la fratellanza.

Eppure, esattamente due anni fa, ci fu qualcuno che tentò d’inserire nelle celebrazioni in occasione della Festa di san Gennaro un concerto della banda della US Navy. Quel tentativo per fortuna fu vivacemente contrastato dal movimento napoletano per la pace ed opportunamente si decise di cancellare questo spettacolo. Come scrissi sarcasticamente sul blog in quell’occasione:

“Ma da quando il patrono di Napoli si chiama GenNato? Chi ha deciso che il vescovo che col suo martirio ha testimoniato la mitezza cristiana contrapposta all’arroganza imperialista, debba trasformarsi in un’icona della marina militare americana, una specie di San GenNavy? E, interrogativo ultimo ma non per importanza, la Chiesa di Papa Francesco e dei suoi predecessori – che ha lanciato ripetuti ed accorati moniti contro la follia della guerra, il mercato degli armamenti che l’alimenta e l’ingiustizia globalizzata che la causa – è la stessa che accetta, o quanto meno non contrasta, il vergognoso accostamento tra il santo che il sangue lo ha versato da martire ed una rappresentanza di quelle forze armate che invece stanno preparandosi a versare altro sangue in nome del complesso militare-industriale e d’un modello di sviluppo iniquo, violento e insostenibile?” [v]

tempio_di_gianoPerò, a quanto pare, questa strisciante e pericolosa tendenza a mescolare non solo sacro e profano, ma ciò che è pio con ciò che Virigilio chiamava empio, non si direbbe del tutto eliminata. Tra le celebrazioni che precedono la celebrazione del santo patrono di Napoli e della Campania, infatti, mi è capitato di leggere che l’Arcivescovo di Napoli ha presieduto questo 17 settembre una celebrazione eucaristica presso la base militare di Gricignano (Caserta) della U.S. Navy. [vi]   E ancora una volta mi sono chiesto ‘che ci azzecca’  il nostro venerato Patrono con fanfare stellette e fucili; soprattutto, perché si consenta non solo l’evidente commercializzazione della tradizionale festa religiosa (trasformata all’americana nel San Gennaro Day [vii]), ma perfino la sua militarizzazione. Due giorni dopo il ricordo di san Gennaro, il 21 settembre, ricorre la Giornata Internazionale della Pace [viii] – proclamata dall’ONU negli anni ’80 – ed in quello successivo è previsto a Napoli, nella sala Valeriano della Chiesa del Gesù Nuovo di Napoli [ix], un incontro sul disarmo nucleare organizzato dal M.I.R.(movimento Internazionale della Riconciliazione), che in questa città si riunisce dopo molti anni per la sua assemblea nazionale 2017.

E’ un’occasione di più per ribadire che bisogna chiudere le porte in faccia a tutte le guerre e sigillarle definitivamente per quelle nucleari, ma anche che non sono accettabili confusioni tra il sangue dei martiri per la fede e quello versato ‘per la patria’, ma di cui si sono cinicamente nutriti gli interessi dell’imperialismo e del sistema militare-industriale. La pace non è solo assenza di guerre, ma quel che è certo è che l’affermazione della nonviolenza passa per la cancellazione della logica bellica e la ricerca di metodi alternativi di difesa e di sviluppo. Ecco perché, citando Gianni Rodari in una sua candida ma efficace filastrocca: “Sarebbe una festa per tutta la terra / fare la pace prima della guerra!”[x]

NOTE —————————————————————————

[i]  Q.S.F Tertulliano, Apologeticum, 50,13

[ii] L. Malafronte, C. Maturo (a cura di), Urbs sanguinum, Napoli, Intra Moenia, 2008 >  http://www.urbs-sanguinum.freeservers.com/presentazione.html)

[iii] T. Livio, Storia di Roma. Libro I cap. 19  >  http://www.deltacomweb.it/storiaromana/titolivio_storia_di_roma.pdf  – sott. mie

[iv]  Virgilio, Eneide, libro I, vv. 294-96 >  http://web.ltt.it/www-latino/virgilio/index-virgilio.htm

[v]  Ermete Ferraro, “Operazione San GenNato” (16.09.2015) > https://ermetespeacebook.com/2015/09/16/operazione-san-gennato/

[vi] https://www.pressreader.com/italy/il-mattino-caserta/20170917/282668982527991

[vii]  http://www.napolitime.it/101447-san-gennaro-day-sul-sagrato-del-duomo-napoli.html

[viii] http://www.un.org/en/events/peaceday/

[ix]  https://www.facebook.com/events/1744099985892166/?active_tab=discussion

[x] Stefano Panzarasa (a cura di), L’orecchio verde di Gianni Rodari – L’ecopacifismo, la visionarietà, la pratica della fantasia e le canzoni ecologiste, Viterbo, Stampa Alternativa, 2011

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MA CHI CI DEPURERÁ DALLE SCORIE NUCLEARI…?

nave nucl

 Non c’è quasi nessuno ormai che non associ una marca di acque minerali, che pretendevano di depurare l’organismo dalle scorie , all’accattivante slogan che ne esalta i mirabolanti risultati grazie all’affascinante immagine della sua testimonial, che si dichiara “…pulita dentro e bella fuori”. Il solo fatto di riuscire a provocare nei suoi consumatori la produzione di “tanta plin plin” , comunque, pare che non sia bastato ad evitare a quella ditta l’accusa di ricorrere ad una pubblicità ingannevole.

Ma allora che cosa dovremmo dire noi quando sedicenti Autorità pretendono di farci digerire dichiarazioni reticenti e rassicurazioni ancora più improbabili sulla totale sicurezza delle operazioni di transito e carico su una nave inglese ormeggiata a La Spezia di ben tre TIR di scorie nucleari destinate chissaddove?  Beh, in quel caso non si tratta certo di “pubblicità”. Anzi, potremmo coniare l’accusa di “non-pubblicità ingannevole”, visto che l’inganno dell’opinione pubblica risiede proprio nella volontà che anima Lorsignori di continuare a secretare, e quindi ad occultare, informazioni che invece riguardano la sicurezza dei cittadini e dei territori interessati da rischi specifici, come quello nucleare.

Solo una quarantina di giorni fa alcuni carichi di agenti chimici provenienti dalla Siria – che avrebbero dovuto essere ‘distrutti’ in pieno mare Mediterraneo, non lontano dalle cose italiane e dalle isole greche – sono stati disinvoltamente introdotti nel porto di Gioia Tauro e lì caricati su una nave militare. Ebbene, di fronte alle reazioni comprensibilmente allarmate di sindaci ed organizzazioni ambientaliste l’unica risposta è stata che tutto era sotto controllo e che non c’era motivo di preoccuparsi….!

E ora che dal porto ligure è partita per destinazione ignota una nave fantasma carica di scorie nucleari – dopo che esse sono state fatte transitare per la città e vi sono state caricate alla chetichella – ecco che di nuovo le solite “autorità competenti” continuano a lanciare messaggi rassicuranti, sebbene con tono un po’ infastidito dall’imprevista ed indesiderata pubblicità che alcuni media hanno dato a questa sconcertante operazione.

“Nel giro di poche ore la motonave viene stipata di un carico ignoto, che poi si scoprirà essere composto da “sostanze fissili non irraggiate per usi civili provenienti da un deposito nazionale”. Lasciatosi alle spalle il golfo alle prime luci dell’alba la Pacific Egret riprende il largo, ignara della scia di ansie, polemiche, scontri e provvedimenti politici che segue al suo arrivo nel porto spezzino. La rotta porta la nave battente bandiera inglese verso lo Stretto di Gibilterra. Un percorso monitorato dal segnale Ais (Automatic identification system). Nel corso della notte scorsa, però, esattamente alle 3.30, dopo aver superato le colonne d’Ercole, il segnale emesso dalla Pacific Egret improvvisamente si tace. Dove saranno finiti la nave e il suo carico?” (http://www.cittadellaspezia.com/La-Spezia/Attualita/La-nave-fantasma-svanita-dopo-le-153457.aspx ).

La citata ricostruzione, contenuta in un articolo pubblicato sul quotidiano online “Città della Spezia”, sembra dimostrare che sulle rassicurazioni ufficiali si può fare ben poco affidamento. La segretezza invocata ed il palese imbarazzo della prefettura, infatti, non sono stati certamente dissipati dalle dichiarazioni successive, nelle quali si banalizza l’accaduto, parlando cripticamente di “sostanze fissili non irraggiate per usi civili provenienti da un deposito nazionale”. Come a dire: “Ma di cosa vi preoccupate? Si tratta di ‘normali’ operazioni, non c’è nulla di strano né d’insolito…”.

Come ci comunica il quotidiano online “Lettera 43: “Nella nota si legge anche che «l’operazione è avvenuta nel totale rispetto della normativa nazionale e internazionale. Gli obblighi di informazione vanno garantiti nei confronti della popolazione interessata solo nel caso di incidente che comporti una emergenza radiologica». (http://www.lettera43.it/cronaca/la-spezia-container-con-scorie-non-irraggiate_43675124157.htm ).

Tutto chiaro? Nulla di cui allarmarsi, allora? Eh no, purtroppo: queste tardive dichiarazioni risultano, tra l’altro, in contraddizione con l’atteggiamento reticente del prefetto Giuseppe Forlani che, interpellato dal Secolo XIX : “ lascia(va) il compito di un’algida risposta al capo di Gabinetto: «La prefettura non ha intenzione di comunicare nulla su questa questione». Punto e basta, non sono ammesse repliche.” (http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2014/03/05/AQA1LM0B-industriali_carico_spezia.shtml ).

Ma poi, se la lingua italiana ha ancora un senso, che diavolo significa che gli obblighi d’informazione andrebbero garantiti alla popolazione interessata esclusivamente “nel caso di incidente che comporti una emergenza radiologica”. Se davvero non c’era nessun pericolo, perché mai quel carico era protetto – riferisce il quotidiano ligure – da uno spiegamento di “…uomini vestiti come astronauti che si muovono nel buio, di vigili del fuoco richiamati fuori dal turno quando già riposavano, della digos che sorveglia, dei mezzi della Marina militare disseminati a protezione tutt’intorno…” (ibidem).

Ma, come cantava Bob Dylan, ancora una volta “risposta non c’è” o meglio, per citare l’originale, “sta soffiando nel vento”. Peccato che si tratti del vento dell’inganno, della mancanza di rispetto per la sicurezza dei cittadini e dell’ambiente. Un vento che solleva muri di polvere e che cerca di spazzare via il diritto all’informazione preventiva ed alla trasparenza di operazioni ad alto rischio.

Insomma, una volta di più le nostre poco autorevoli Autorità si sono dimostrate poco pulite dentro e per niente belle fuori, alimentando la comprensibile diffidenza della gente verso istituzioni la cui priorità non sembra essere proprio la sicurezza e la salute della collettività.

E poi, dalle “scorie radioattive” chi accidenti ci depurerà?  Quello che è certo è che a tranquillizzarci non basterà il “plin plin” delle dichiarazioni ufficiali…

© 2014 Ermete Ferraro (https://ermeteferraro.wordpress.com)