Da Giano e san Gennaro: chiudere le porte alla guerra.

San-GennaroIn questi giorni Napoli si prepara a festeggiare ancora una volta il suo santo patrono, o meglio, quello principale e più venerato.   San Gennaro, icona stessa della Città e della sua fervida religiosità popolare, esce in effetti dagli schemi agiografici tradizionali ed il suo martirio durante le persecuzioni di Diocleziano (la data del suo supplizio è collocata nei primi anni del IV secolo d.C.) ha assunto un’importanza centrale rispetto alla sua stessa azione pastorale, di cui si sa ben poco.

Il sangue del Gennaro (vescovo di Benevento e decapitato a Pozzuoli) è diventato il simbolo stesso di una religione sacrificale, i cui profeti e testimoni (in greco: martyres) sono coloro che attestano la loro fede e la loro fedeltà al Vangelo anche a costo della propria vita, nella certezza che “chi avrà perduto la vita per cagion mia la troverà” (Mt 10:39) e che “il sangue dei martiri è il seme dei Cristiani [i]. La centralità simbolica del sangue – come sottolineava l’antropologo Marino Niola nella presentazione ad un libro su questo argomento [ii] – è ben nota in tutto il Mezzogiorno e soprattutto a Napoli. Un territorio ed una città che di sangue ne hanno versato in gran quantità, soggetti come sono stati per troppi secoli a invasioni e dominazioni. Una terra dove il lavoro per guadagnarsi il pane non a caso è stato sempre chiamato fatica  ricalcando il termine latino labor (fatica, sofferenza) ed echeggiando quelli francese e spagnolo travaille e trabajo. Una fatica che, citando una colorita espressione proverbiale, faceva (e spesso fa ancora) “jettà ‘o sanghe” , cosa ben diversa dal versarlo come sacrificio volontario.

Comprendiamo bene, quindi, l’innata simpatia che un popolo abituato a ‘gettare il sangue’ sul lavoro e per il lavoro, ma anche per colpa delle guerre, ha sempre provato nei confronti di un santo come Gennaro, il cui sangue è diventato segno tangibile di un’auspicata protezione ultraterrena contro le violenze quotidiane, i disastri bellici e perfino le sciagure naturali, come terremoti, eruzioni ed epidemie. Comprendiamo quindi perché i Napoletani – ed i Campani in genere – invochino da sempre il nome del loro patrono e difensore, però andrebbe precisato che Gennaro non era il nome proprio del santo martire beneventano, bensì quello di famiglia. Il vero appellativo personale in effetti non ci è noto (qualcuno ipotizza che fosse Procolo) mentre il cognome , con cui lo conosciamo, lo indicava come appartenente alla Gens Ianuaria. L’etimologia di questa denominazione si collega  quello del primo mese dell’anno, cioè Gennaio (Ianuarius), a sua volta così chiamato perché dedicato a Ianus/Giano, considerato dagli antichi Romani ‘Divum Deus/Pater’, ossia Dio e Padre degli altri Dei, divinità iniziale e principale del loro Pantheon.

giano-1Ed al concetto di ‘inizio’ ci riconduce lo stesso nome Ianus, caratterizzato appunto come il ‘dio degli inizi’, il nume dei ‘passaggi’, in virtù della sua caratteristica testa bifronte, capace di guardare il passato ed il futuro. Giano era infatti il dio delle porte (il lat. ianua), che guardano all’interno ed all’esterno . Esse quindi sono il tramite del passaggio da un luogo all’altro, da un stato all’altro, ie perciò simbolo stesso della transizione. Il tempio di Giano (in quel colle di Roma che poi sarà chiamato proprio Gianicolo) diventerà soprattutto simbolo stesso dell’antinomia pace/guerra, come abbiamo appreso anche grazie al resoconto storico di Tito Livio:

“Roma era una città di recente fondazione, nata e cresciuta grazie alla forza delle armi: Numa, divenutone re nel modo che si è detto, si prepara a dotarla di un sistema giuridico e di un codice morale (fondamenti di cui fino a quel momento era stata priva). Ma rendendosi conto che chi passa la vita tra una guerra e l’altra non riesce ad abituarsi facilmente a queste cose perché l’atmosfera militare inselvatichisce i caratteri, pensò che fosse opportuno mitigare la ferocia del suo popolo disabituandolo all’uso delle armi. Per questo motivo fece costruire ai piedi dell’Argileto un tempio in onore di Giano elevandolo a simbolo della pace e della guerra: da aperto avrebbe indicato che la città era in stato di guerra, da chiuso che la pace regnava presso tutti i popoli dei dintorni…” [iii]

La sacralità di questo simbolismo – che vedeva aperte le porte del tempio di Giano solo in occasione dei conflitti bellici, mentre la loro chiusura sanciva lo stato di pax – era e resta molto interessante e ci invita ad una seria riflessione di fronte ai nuovi bellici che agitano i nostri tempi. Oggi, come allora, lo folle logica distruttrice della guerra va bloccata con fermezza, chiudendo a chiave le porte all’aggressività che diventa minaccia armata o, peggio, terrore nucleare. Un’esigenza già proclamata da Virgilio,che aveva definito ‘empio’ (cioè in contrasto con lo spirito religioso): il ‘furore’ di chi crede di risolvere le cose con la crudeltà della guerra: “…dirae ferro et compagibus artis claudentur Belli portae; Furor impius intus saeva sedens super arma”  cioé: “con duri chiavistelli di ferro saranno chiuse le porte della Guerra; l’empio Furore all’interno, seduto sulle armi crudeli …”  [iv]. Eppure noi continuiamo ad assistere impotenti alla sacrilega commistione tra ideologie di guerra e motivazioni pseudo-religiose, ma anche all’ottusa visione di chi continua a blaterare di ‘guerre giuste’ e, soprattutto, della necessità di difendere la pace con le armi. La nefasta dottrina romana del “si vis pacem para bellum” a quanto pare è dura a morire ed a poco sono serviti secoli di autorevoli appelli di pontefici e capi religiosi sull’inconciliabilità della guerra con qualsiasi fede che affermi la sacralità della vita e predichi la fratellanza.

Eppure, esattamente due anni fa, ci fu qualcuno che tentò d’inserire nelle celebrazioni in occasione della Festa di san Gennaro un concerto della banda della US Navy. Quel tentativo per fortuna fu vivacemente contrastato dal movimento napoletano per la pace ed opportunamente si decise di cancellare questo spettacolo. Come scrissi sarcasticamente sul blog in quell’occasione:

“Ma da quando il patrono di Napoli si chiama GenNato? Chi ha deciso che il vescovo che col suo martirio ha testimoniato la mitezza cristiana contrapposta all’arroganza imperialista, debba trasformarsi in un’icona della marina militare americana, una specie di San GenNavy? E, interrogativo ultimo ma non per importanza, la Chiesa di Papa Francesco e dei suoi predecessori – che ha lanciato ripetuti ed accorati moniti contro la follia della guerra, il mercato degli armamenti che l’alimenta e l’ingiustizia globalizzata che la causa – è la stessa che accetta, o quanto meno non contrasta, il vergognoso accostamento tra il santo che il sangue lo ha versato da martire ed una rappresentanza di quelle forze armate che invece stanno preparandosi a versare altro sangue in nome del complesso militare-industriale e d’un modello di sviluppo iniquo, violento e insostenibile?” [v]

tempio_di_gianoPerò, a quanto pare, questa strisciante e pericolosa tendenza a mescolare non solo sacro e profano, ma ciò che è pio con ciò che Virigilio chiamava empio, non si direbbe del tutto eliminata. Tra le celebrazioni che precedono la celebrazione del santo patrono di Napoli e della Campania, infatti, mi è capitato di leggere che l’Arcivescovo di Napoli ha presieduto questo 17 settembre una celebrazione eucaristica presso la base militare di Gricignano (Caserta) della U.S. Navy. [vi]   E ancora una volta mi sono chiesto ‘che ci azzecca’  il nostro venerato Patrono con fanfare stellette e fucili; soprattutto, perché si consenta non solo l’evidente commercializzazione della tradizionale festa religiosa (trasformata all’americana nel San Gennaro Day [vii]), ma perfino la sua militarizzazione. Due giorni dopo il ricordo di san Gennaro, il 21 settembre, ricorre la Giornata Internazionale della Pace [viii] – proclamata dall’ONU negli anni ’80 – ed in quello successivo è previsto a Napoli, nella sala Valeriano della Chiesa del Gesù Nuovo di Napoli [ix], un incontro sul disarmo nucleare organizzato dal M.I.R.(movimento Internazionale della Riconciliazione), che in questa città si riunisce dopo molti anni per la sua assemblea nazionale 2017.

E’ un’occasione di più per ribadire che bisogna chiudere le porte in faccia a tutte le guerre e sigillarle definitivamente per quelle nucleari, ma anche che non sono accettabili confusioni tra il sangue dei martiri per la fede e quello versato ‘per la patria’, ma di cui si sono cinicamente nutriti gli interessi dell’imperialismo e del sistema militare-industriale. La pace non è solo assenza di guerre, ma quel che è certo è che l’affermazione della nonviolenza passa per la cancellazione della logica bellica e la ricerca di metodi alternativi di difesa e di sviluppo. Ecco perché, citando Gianni Rodari in una sua candida ma efficace filastrocca: “Sarebbe una festa per tutta la terra / fare la pace prima della guerra!”[x]

NOTE —————————————————————————

[i]  Q.S.F Tertulliano, Apologeticum, 50,13

[ii] L. Malafronte, C. Maturo (a cura di), Urbs sanguinum, Napoli, Intra Moenia, 2008 >  http://www.urbs-sanguinum.freeservers.com/presentazione.html)

[iii] T. Livio, Storia di Roma. Libro I cap. 19  >  http://www.deltacomweb.it/storiaromana/titolivio_storia_di_roma.pdf  – sott. mie

[iv]  Virgilio, Eneide, libro I, vv. 294-96 >  http://web.ltt.it/www-latino/virgilio/index-virgilio.htm

[v]  Ermete Ferraro, “Operazione San GenNato” (16.09.2015) > https://ermetespeacebook.com/2015/09/16/operazione-san-gennato/

[vi] https://www.pressreader.com/italy/il-mattino-caserta/20170917/282668982527991

[vii]  http://www.napolitime.it/101447-san-gennaro-day-sul-sagrato-del-duomo-napoli.html

[viii] http://www.un.org/en/events/peaceday/

[ix]  https://www.facebook.com/events/1744099985892166/?active_tab=discussion

[x] Stefano Panzarasa (a cura di), L’orecchio verde di Gianni Rodari – L’ecopacifismo, la visionarietà, la pratica della fantasia e le canzoni ecologiste, Viterbo, Stampa Alternativa, 2011

Annunci

OPERAZIONE “SAN GENNATO”

totocolori6Eschiùsmi, noio volevàm savuàr…

Qualcuno , approfittando della diffusa devozione popolare per il santo Patrono di Napoli, ha voluto celebrarne la ricorrenza infilando maldestramente tra gli eventi previsti per l’occasione anche l’esibizione della banda militare della U.S. Naval Force Europe, la Marina Militare U.S.A. il cui Comando euro-africano ha sede a Napoli-Capodichino.  Nel programma dei festeggiamenti, il giorno 19 settembre – quello chiave della festa – troviamo in effetti un “Concerto dei Top Side, a cura della Band della Nato”, [1] ma è evidente che si tratta di un errore. Un’imprecisione peraltro comprensibile, perché a tanti capita di confondere le forze armate statunitensi con quelle della NATO, anche perché il loro Comandante per il Sud Europa e l’Africa, guarda caso, è lo stesso, l’Ammiraglio Ferguson della U.S. Navy.

Ormai – a 70 anni dalla fine della seconda guerra mondiale – ci siamo talmente assuefatti all’ingombrante ‘protezione’ degli Americani che li scambiamo con le Allied Forces di quel Patto Atlantico cui siamo rimasti fedeli, anche quando non c’era più il blocco militare da cui avremmo dovuto difenderci. Ma mentre Americani si nasce, noi Italiani non siamo nati‘Alleati’. Vero è che dopo la guerra qualcuno decise che dovevamo far parte della NATO, ovviamente per la nostra ‘sicurezza’. Ma poi qualcuno ha deciso, sempre a nome nostro, che dovevamo restare nell’Alleanza Nord-Atlantica anche quando, alla fine degli anni ’90, era diventata ben altro, grazie al “nuovo concetto strategico” che ne aveva profondamente modificato lo statuto.[2]

Lasciando da parte queste pur necessarie distinzioni e riflessioni, viene comunque da chiedersi: perché mai il nostro santo Patrono, martirizzato17 secoli fa dai Romani nell’antica Puteoli, dovrebbe essere celebrato da una banda musicale militare abituata ad eseguire marce inneggianti alle imprese belliche a stelle-e-strisce? Che razza di relazione può esserci fra il giovane pastore della comunità cristiana di Benevento, caduto nel 305 d.C sotto i colpi della ferocia di un potere imperialista ed intollerante, ed un’icona mediatica dell’attuale militarismo imperialista?

Fu l’allora governatore della Campania, Dragonzio, a far arrestare il Vescovo Gennaro (Januarius) che, insieme al diacono Festo ed al lettore Desiderio, si era recato in visita pastorale a Pozzuoli. Fatto sta che la sua condanna a farli sbranare dai leoni nell’anfiteatro Flavio, secondo la tradizione, non ebbe seguito perché le belve si sarebbero inchinate di fronte ai condannati. Per ordine di Dragonzio, a quel punto, Gennaro fu allora condotto nei pressi della Solfatara e lì decapitato, insieme al diacono puteolano Procolo e a due laici. Ma quel governatore non faceva altro che mettere in atto le norme di legge emanate dal divo Diocleziano, l’imperatore conservatore e superstizioso che fu il peggior persecutore d’una comunità cristiana in crescita e sempre più determinata. Fra il 303 ed il 304 d.C., infatti, egli aveva già emanato ben tre editti, privando i Cristiani di tutti i diritti civili, riducendoli in schiavitù, incarcerandoli ed prevedendone la tortura e la condanna a morte, a meno che non avessero abiurato pubblicamente la loro fede.

festa-di-san-gennaro-2015Ebbene, cosa c’è nella storia di questo martirio – e nella successiva tradizione legata alla conservazione e al prodigioso scioglimento periodico del sangue del santo vescovo Gennaro – che possa lontanamente essere celebrato da una formazione bandistica militare con marcette ed inni? Che ci azzecca, con tutto il rispetto, la Band della Marina degli Stati Uniti con una devozione antica e profonda del popolo napoletano, velata forse da una religiosità tradizionale ma sicuramente genuina e diffusa? A chi è venuta in mente un’idea così assurda e, per certi aspetti, irrispettosa nei confronti del Santo che il suo sangue lo ha versato per testimoniare la sue fede, e che ora si vede sponsorizzato dai militari del nuovo Impero con la scusa di un gemellaggio Napoli-New York? E poi, pur volendo ristabilire un legame ideale fra la tradizionale festa newyorkese di S. Gennaro e quella di Napoli, che c’entra questo connubio italo-americano con una trionfalistica esibizione di militari in alta uniforme? Noi vorremmo saperlo, ma a quanto pare nessuno vuol rispondere alle nostre domande…


San Gennato? Ma mi faccia il piacere!

Che c’è di tanto strano, potrebbe obiettare qualcuno. Cosa c’è di male se dei marinai americani eseguono pezzi bandistici davanti al Duomo di Napoli in occasione della Festa di San Gennaro, peraltro neanche per la prima volta, visto che due anni fa c’era già stata un analogo spettacolo? [3]

Tutti hanno visto come il grande Antonio de Curtis – ad esempio nei panni del M° Scannagatti di “Totò a colori” – ha più volte mostrato le sue pirotecniche capacità di “dirindere la banda”, facendo una divertente caricatura di quelle marziali esibizioni. [4]  Il fatto è che, come diceva lui, “il trombone è sempre un trombone”. Ecco perché non dobbiamo sottovalutare le mistificazioni del militarismo, che ha sempre ricorso alla spettacolarizzazione ed enfatizzazione retorica ai fini della propaganda di guerra, im modo da far apparire bello ciò che invece è solo è bellico…..

Tornando all’inopportuna esibizione della banda della US Navy ai festeggiamente 2015 per S. Gennaro, quei biondi musicanti in uniforme sono solo la vetrina delle forze armate più potenti del mondo e, dietro sventolii di bandiere e rulli di tamburi, c’è la dura realtà di un imperialismo che si fonda su (e si mantiene con) la guerra globale, grazie al micidiale complesso militare-industriale.

IMG01417-20150912-1011Gli allegri musicanti che eseguono“Stars and Stripes Forever”, infatti, sono l’accattivante biglietto da visita delle forze armate più potenti del mondo con 2.825.000 militari, 1.600 navi, 22.700 aerei,  7.200 testate nucleari capaci di armare duemila missili intercontinentali, 3.450 missili da sommergibile e 1.750 bombardieri. Quella stessa U.S. Navy, inoltre, costituisce il nerbo delle truppe ‘alleate’ schierate sul fianco sud-est dell’Europa, che hanno il loro centro strategico nel Comando Integrato NATO di Napoli-Lago Patria (JFC Naples) [5]. Lo stesso quartier-generale che coordinerà l’esercitazione militare“Trident Juncture 2015”, che fra qualche settimana schiererà più di 230 unità, appartenenti a 30 paesi alleati e partner della NATO, con circa 40.000 uomini, 60 navi, 140 aerei di guerra. Un costosissimo, pericolosissimo wargame che dovrebbe testare le capacità di “risposta rapida” ad un eventuale attacco proveniente dal fronte africano, mediorientale ed est-europeo, ma in effetti è l’assurda prova generale di un attacco bellico.[6]

Ma da quando il Patrono di Napoli si chiama GenNato? Chi ha deciso che il vescovo che col suo martirio ha testimoniato la mitezza cristiana, contrapposta all’arroganza imperialista, debba trasformarsi in un’icona della Marina militare americana: una specie di san GenNavy?

E, interrogativo ultimo ma non per importanza, la Chiesa di Papa Francesco e dei suoi predecessori – che ha lanciato ripetuti ed accorati moniti contro la follia della guerra, il mercato degli armamenti che l’alimenta e l’ingiustizia globalizzata che la causa – è la stessa che accetta, o quanto meno non contrasta, il vergognoso accostamento tra il santo che il sangue lo ha versato da martire ed una rappresentanza di quelle forze armate che invece stanno preparandosi a spargere altro sangue in nome del complesso militare-industriale e d’un modello di sviluppo iniquo, violento e insostenibile?

La gente di Napoli ha sicuramente problemi molto più seri e pressanti di questo, ma qualcuno spiega ai Napoletani perché si sta strumentalizzando il loro santo protettore, facendolo diventare il patrono della NATO?  Dovremo forse cambiare anche le espressioni popolari, coniandone di nuove come: “San Gennà, pienzace tu a ll’Alleanza!” o ” ‘A U. Navy t’accumpagna…! ?

“In guerra sono tutti in pericolo, tranne quelli che hanno voluto la guerra” – diceva il grande Totò, che in un’altra occasione aggiungeva amaramente: “La guerra non è mai finita, è solo sospesa”. [7] Però noi – comportandoci da uomini, non da caporali, faremo di tutto per smascherare la maldestra Operazione San GenNato, denunciando l’arroganza imperialista e guerrafondaia di un’Alleanza nella quale continuiamo a fare la parte dei servi sciocchi.

Non è certo un caso che Trident Juncture 2015 sarà seguita con grande attenzione dai principali fabbricanti d’armamenti. Ma la pace, la sicurezza e la convivenza fra popoli sono valori troppo importanti per svenderli ai mercanti di morte. E’ per questo che, per citare papa Francesco, non possiamo accettare che “il mondo sia sottomesso ai trafficanti d’armi” [8] ed agli “imprenditori di morte” [9].

Facciamo quindi appello a tutti quelli che sono contro questo sistema di distruzione e di morte, affinché manifestino il loro netto dissenso verso l’uso strumentale di san Gennaro e si dissoci dalla mistificazione di chi lo vuole trasformare nel “Neapolitan Protector” di manovre militari.

© 2015 Ermete Ferraro (https://ermeteferraro.wordpress.com )

NOTE ————————————————————————————

[1] http://sangennaro.eu/wp-content/uploads/2015/08/programma.pdf

[2] A tal proposito cfr. http://www.treccani.it/enciclopedia/la-nato-e-il-nuovo-concetto-strategico_(Atlante_Geopolitico)/  e http://www.difesa.it/InformazioniDellaDifesa/periodico/periodico_2013/Documents/R2_2013/28_37_R2_2013.pdf

[3] https://www.youtube.com/watch?v=OkKQ4R1Ultw

[4] https://www.youtube.com/watch?v=lWDOM6MZ_o8

[5] http://www.jfcnaples.nato.int/

[6]  Vedi in proposito: Ermete Ferraro, NATO per combattere ( https://ermeteferraro.wordpress.com/2015/07/28/nato-per-combattere/ ) e Ermete Ferraro, Un Tridente da spuntare https://ermeteferraro.wordpress.com/2015/08/06/un-tridente-da-spuntare/ )

[7] Tutte le citazioni di frasi di Antonio de Curtis sono tratte da.Totò, Parli come badi – a cura di M. Amorosi e L. de Curtis, Milano, Rizzoli, 1994

[8]http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/VATICANO/papa_francesco_urbi_et_orbi_mondo_sottomesso_trafficanti_armi/notizie/1280205.shtml

[9] http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-02-17/papa-francesco-basta-imprenditori-morte-che-vendono-armi-paesi-guerra-112847.shtml?uuid=ABi4B1vC&refresh_ce=1

SANCTUS JANUARIUS

San Gennaro martire

Ebbene sì: a Napoli, il 19 settembre, si continua a festeggiare san Gennaro, alla faccia del Governo e delle sue manovre “taglia-spesa”. Gennaro – hanno borbottato in parecchi – mica è un santo qualunque, la cui festa può essere spostata perché a qualcuno così gli gira, pur di risparmiare festività e d’aumentare le giornate lavorative. E poi, diciamolo: San Gennaro non è una statua o una reliquia da onorare, ma il sinonimo stesso di “miracolo”, visto che il suo sangue continua a liquefarsi da quel lontano 19 settembre del 305 d.C., l’anno del suo martirio, facendo esultare chi ne trae favorevoli auspici per una città che, in fatto di problemi, non si è fatta mancare mai nulla… Il ‘prodigio’ – come giustamente lo chiama la Chiesa – in effetti si ripete in almeno altre due circostanze, ma è comprensibile che la gente di Napoli voglia farsi scippare – oltre a industrie, banche e un sacco di posti di lavoro – anche la festività del suo patrono e protettore. Certo, a voler sottilizzare, bisogna riconoscere che, ai suoi tempi, Januarius era vescovo di Benevento e che la sua decapitazione – ad opera di un tal Dragonzio, governatore romano della Campania – avvenne a Pozzuoli. Fatto sta che, dal 430 circa, i resti mortali del martire furono traslati nelle catacombe napoletane di Capodimonte, da dove furono però trafugati quattro secoli dopo, per essere riportati nella cattedrale di Benevento. Eppure nemmeno lì rimasero a lungo, visto che, passati altri tre secoli, un re normanno le fece traslare nell’abbazia di Montevergine. Ci vollero ancora un bel po’ di anni e, nel 1497, le reliquie di Gennaro tornarono finalmente a Napoli, nel cui Duomo furono da allora esposte, prima in una cripta e poi nella celeberrima Cappella omonima. Ciò premesso, capite bene che, al solo sentire la parola “spostamento”, al santo martire, giustamente, gli….ribolle il sangue. E’ pur vero che si tratterebbe d’una differenza di pochi giorni ma, che diamine, è anche una questione di rispetto! Prima la sua festa viene declassata, poi qualcuno addirittura ha messo in discussione l’autenticità della liquefazione del suo sangue, e adesso vogliono ‘traslargli’ anche il giorno della festa… Per non parlare del fatto che c’è chi è andato a contestargli perfino il nome, osservando che Januarius dovrebbe probabilmente esserne il cognome, indicativo dell’appartenenza alla famiglia patrizia dei Januarii, probabilmente consacrata al dio bifronte Giano. Insomma: pare proprio che abbiano da ridire su tutto e che si divertano alle spalle del nostro amato san Gennaro, il cui nome, fra l’altro, è sempre meno frequente perfino a Napoli. Meno male che Gennari’ non sembra pigliarsela più di tanto e ha fatto il ‘miracolo’ anche quest’anno, circondato dall’affetto di un popolo che – è proprio il caso di dire – questo santo “ce l’ha nel sangue” e non ha nessuna intenzione di fargli sopportare altri sgarbi… Eppure – anche se molti non lo sanno e io stesso l’ho scoperto recentemente – sembra che a san Gennaro portasse rispetto perfino il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, uno che non si può certo definire un pensatore ‘devozionale’. In apertura del quarto capitolo del suo celebre libro “La Gaia Scienza” risalta infatti una breve poesia a rime alterne, pubblicata con la data di Gennaio 1882 e proprio col titolo“Sanctus Januarius”. Nella traduzione, essa suona più o meno così: “Tu che con lancia di fiamma / Spezzi il ghiaccio dell’anima mia, / Sì che scrosciando verso il mare / Della sua suprema speranza s’affretta: / Sempre più chiara e più salutare, / Libera nel suo più amorevole bisogno / Così essa celebra il tuo prodigio, / Bellissimo Gennaro! “ Francamente, non è molto chiaro il senso di questa originale invocazione e non è neanche del tutto certo che lo Schönster Januarius cui si riferisce Nietzsche sia proprio il patrono di Napoli e non una simbolica personalizzazione di Gennaio. Quel che importa è che questi versi fanno da preludio ad un passo molto importante de “La Gaia Scienza”, nel quale l’autore espone la sua nuova filosofia di vita. Si tratta di un sentimento cosmico che egli chiama “amor fati”e che si differenzia dalla “compassione” cristiana, in quanto si pone come condivisione della gioia più della sofferenza. Ecco, allora, che il filosofo – all’inizio dell’anno – formula un augurio a se stesso: da quel momento in poi cercherà nelle cose il necessario, la cosa più bella che è in loro. “ Amor fati: sia questo d’ora innanzi il mio amore! Non voglio far guerra al brutto. Non voglio accusare, non voglio nemmeno accusare gli accusatori. Distogliere lo sguardo sia la mia unica negazione! E, tutto sommato e in complesso: voglio un bel giorno essere solo uno che dice si!” (F. Nietzsche, Die fröhliche Wissenschaft, IV, 276). Beh, mi rendo conto che il tono di questa pagina è salito un po’ troppo, ma non si può negare che siamo di fronte a parole che meritano una riflessione anche in questo 19 settembre 2011. Un amore che voglia condividere con gli altri la gioia – diceva Nietzsche – non può essere fondato sull’accusa, sulla negazione e sulla guerra alle brutture che ci cadono davanti agli occhi. Forse, come raccontava anche un divertente film con Jim Carrey passato recentemente per televisione, è molto più salutare diventare uno “yes-man”o, come diceva il filosofo prussiano “ein Ja-sagender”. Personalmente, dubito che sia sufficiente “distogliere lo sguardo” da tutte le schifezze cui siamo costretti ad assistere quotidianamente nella città di san Gennaro e, anche se concordo che probabilmente non vale nemmeno più la pena di “far guerra al brutto” , mi riesce comunque difficile non denunciare ciò che va male e coloro che ne sono i responsabili. Il fatto è che forse io sono un po’ troppo cristiano per poter diventare un buon nietzschiano, visto che per me l’etica conta ancora più dell’estetica. Per esempio, chi sta di nuovo riprovando a mettere le mani sulla città, per trasformarla in un prodotto da commercializzare, oppure chi vorrebbe ostacolare il vero rinnovamento di Napoli, devo ammetterlo, non mi suggerisce pensieri né buoni né belli. Però questo è un altro discorso, per cui preferisco chiudere mutuando dall’autore de “La Gaia Scienza” la sua invocazione al “bellissimo Gennaro”. Lui che “con lancia di fiamma spezza il ghiaccio dell’anima” ci faccia il miracolo di rendere la nostra città meno attenta ai “prodigi” e più sensibile alla voce di chi vuole davvero renderla “sempre più chiara e salutare”. E così sia.
© 2011 Ermete Ferraro <!–