La ‘Cattiva Scuola’ di Guerra

  1. “Preparo alla vita e alle armi”

LACATTIVASCUOLAlogoE’ appena terminato l’anno scolastico e docenti e studenti, un po’ preoccupati, si chiedono già cos’altro li aspetti dopo le vacanze estive. Il nuovo governo lega-stellato confermerà la linea della c.d. Buona Scuola’ renziana o si cambierà musica? In attesa di risposte a questo dilemma, comunque, c’è chi da almeno tre anni è in attesa di altro e sgomita per assicurare all’Italia la sede per la ‘scuola militare europea’. Il colmo dell’onore, per lorsignori, sarebbe se questa scelta ricadesse su Napoli, che già da due secoli ospita la storica ‘Reale Accademia Militare’ della Nunziatella, fondata da Ferdinando IV di Borbone nel 1787,  il cui motto è appunto: “Preparo alla vita e alle armi”. In effetti nessuno dei media ne sta parlando, sia perché su tali argomenti è sempre difficile avere notizie, sia anche perché è un bel po’ che dall’Europa non giungono notizie nel merito. Le ultime dichiarazioni ufficiali del governo italiano risalgono a marzo dello scorso anno, quando l’allora Ministra della Difesa Pinotti, al termine della riunione di Bruxelles del Consiglio difesa ed esteri della U.E., dichiarò fra l’altro:

«Sul tema della formazione pensiamo che per andare avanti nella Difesa europea bisogna immaginare una scuola, noi pensiamo alla Nunziatella”, che diventi centro di formazione “non solo per i giovani e le giovani italiane, ma che possa diventare di ambito europeo». [i]

Si tratterebbe, per la precisione, di istituire una scuola di alta formazione per gli ufficiali delle forze armate della U.E., ha precisato a Napoli la Pinotti, affiancata dal Presidente della Repubblica, proprio in occasione del giuramento dei cadetti in Piazza del Plebiscito.

«Stiamo pensando per la grande Nunziatella un futuro che parla d’Europa: 23 Paesi hanno deciso di dare vita a una collaborazione rafforzata, e nei progetti per una difesa comune, tra le proposte dall’Italia, c’è un polo per la formazione per gli ufficiali provenienti dalle forze armate dei Paesi europei che abbia sede presso la scuola militare della Nunziatella». [ii]

Al citato vertice europeo dei ministri della difesa si era raggiunto l’accordo che prevedeva interventi per una comune difesa militare, individuando Napoli – già sede dei Comandi NATO e della U.S. Navy per il Sud Europa e l’Africa –  anche come ‘hub’ dei Comandi integrati per controllare il bacino del Mediterraneo.  Un mese dopo, l’11 dicembre 2017, al Consiglio europeo era stato siglato dai 25 paesi membri l’atto che istituiva la ‘cooperazione  strutturata permanente’  in materia di sicurezza e di difesa (PESCO).

« Art. 1 – E’ qui stabilita una Cooperazione Strutturata Permanente (PESCO), nell’ambito dell’Unione, tra quegli Stati membri le cui capacità militari adempiano i più elevati criteri dell’Art. 1 del Protocollo n. 10, e che si sono impegnati reciprocamente in questo settore, come riferito all’Art. 2 di tale Protocollo, in vista delle missioni più impegnative, e che contribuiscano al raggiungimento del livello di ambizione dell’Unione. […] Art. 4 punto 2 – Agendo in accordo con l’art. 46(6) del T.E.U., il Consiglio adotterà decisioni e raccomandazioni per: (a) fornire direzioni strategiche e guida per la PESCO; (f)  stabilire un insieme comune di regole di governance per i progetti, cui gli aderenti Stati membri, che partecipano ad un progetto individuale, potrebbero adattarsi in quanto necessario a tale progetto…». [iii]

Da allora, in apparenza, nulla si è mosso. Ma è davvero così ?

  1. Una scuola di guerra in una Città di Pace?

 Foto_Ufficiale_Capo_di_SMD_10x15_GenNotizie vere e proprie non ci sono (o quanto meno non sono state diffuse), ma alla storica Scuola Militare napoletana che da 230 anni domina l’altura di Pizzofalcone si continua strenuamente a sperare in un futuro europeo. Qualche segnale positivo per i vertici militari italiani c’era comunque  stato, sia pure indirettamente, visto che il 7 novembre 2017 il generale Claudio Graziano, il nostro attuale Capo di Stato Maggiore della Difesa, era stato nominato Presidente del Comitato Militare dell’Unione Europea (E.U.M.C.).

«Il Chairman of the European Union Military Committee, incarico che il generale Graziano assumerà dal mese di novembre del 2018, è la più alta autorità militare della UE e, come tale, è il consulente militare dell’Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Unione, ma ha anche il compito di presentare i pareri e le decisioni di natura militare, assunte dal Comitato militare, presso il Comitato politico e di sicurezza (PSC), nonché di fornire direttive e linee guida al Direttore generale dello European Union Military Staff (EUMS)». [iv]

In effetti il gen. Graziano ricoprirà la massima carica militare dell’U.E. solo a partire dal novembre 2018, cioè fra quattro mesi, ma non è difficile immaginare che questa ‘novità’ contribuirà non poco a sciogliere le immaginabili resistenze degli altri Paesi dell’Unione ad un progetto ‘formativo’ partito proprio dall’Italia e con destinazione finale Napoli.

Ma come – potrebbe prevedibilmente chiedersi qualcuno – vogliono piazzare una scuola di alti studi militari proprio nella città guidata da un Sindaco palesemente pacifista come Luigi de Magistris?  Quella Napoli nel cui Statuto, per sua iniziativa, è stata inserita la denominazione di “città di Pace e Giustizia” in quanto “convinta che il disarmo, lo sviluppo umano e la cooperazione internazionale sono indispensabili per il rispetto dei principi della giustizia sociale  e dell’interdipendenza e indivisibilità di tutti i diritti umani: economici, sociali, civili, politici, culturali” ? [v]   Una scuola di guerra proprio nella Città la cui Giunta nel 2015  ha dichiarato il suo porto “Area denuclearizzata” ? [vi]  Un’accademia per formare alti ufficiali europei giusto nel Comune sulla cui sede istituzionale di piazza Municipio spicca un vistoso drappo arcobaleno della pace?

Ebbene sì. A dispetto di tutte queste lodevoli iniziative, va detto che la decisione di far di Napoli la sede della scuola militare europea prossima ventura non si è affatto abbattuta a tradimento sul capo di Luigi de Magistris e della sua Amministrazione, a causa di oscuri maneggi dei vertici di governo, ma è stata piuttosto accettata – e perfino caldeggiata – dal multiforme  Sindaco della rivoluzione arancione.  Risale infatti a tre anni fa la delibera di Giunta n. 461 del 13 luglio 2015, con la quale si proponeva al Consiglio Comunale di approvare un atto il cui oggetto era apparentemente un altro, molto più insignificante. Si trattava infatti di autorizzare quella che era banalmente definita una ‘permuta’ tra un immobile di proprietà comunale (la Caserma ‘Nino Bixio’ in via Monte di Dio 31, sede del IV reparto mobile della Polizia di Stato, un bene storico tutelato dal punto di vista ambientale e monumentale)  con un immobile di proprietà statale, sito nella non lontana via Egiziaca a Pizzofalcone n. 35. In buona sostanza, uno ‘scambio alla pari’ tra Comune e Stato, dichiaratamente “finalizzato all’ampliamento e potenziamento infrastrutturale della Scuola Militare ‘Nunziatella’ “, in riferimento al protocollo d’intesa già sottoscritto il 15 novembre 2014 dallo stesso Sindaco de Magistris e dai responsabili di Agenzia del Demanio, Ministero dell’Interno e Ministero della Difesa. Ma si trattava davvero di uno scambio ‘alla pari’ come più volte ribadito nell’atto deliberativo?

  1. Uno scambio alla pari? Ma ci faccia il piacere !…

 cd3cde9dNella parte narrativa della delibera di Giunta 461/2015 si precisava a tal proposito:

«In esito ai lavori del tavolo tecnico di cui al Protocollo di Intesa, la competente commissione per la verifica di congruità delle valutazioni tecniche-economiche-estimative […] ha effettuato la congruità del valore dei due immobili sopra individuati […] per un importo pari ad euro 22.900.000,00 (in cifra tonda); la permuta immobiliare tra gli immobili suddetti si chiude pertanto alla pari, senza esborso da parte del Comune, ovvero dello Stato di ulteriori corrispettivi in denaro a pareggiare le eventuali differenze di valore dei due beni e, pertanto, si configura come una ‘permuta pura’ ossia una diversa allocazione delle poste patrimoniali afferenti i beni immobili e perciò come operazioneneutra’ in termini economici». [vii]

Al di là del solito burocratese, si percepisce l’insistenza dell’A.C. nel dichiarare  che trattasi di mero scambio, supportato peraltro da una verifica di ‘congruità’ del valore dei due immobili, e quindi che si era di fronte ad una pura e semplice ‘permuta’, chiusa ‘alla pari’ ed in modo del tutto ‘neutro’.  Giaà allora, però, non era dello stesso parere il Segretario Generale del Comune di Napoli che – inascoltato – aveva allora espresso abbastanza chiaramente le sue perplessità nel merito.

«Le motivazioni che supportano la permuta alla pari, da una parte la cessione dall’altra l’acquisizione, appaiono non completamente simmetriche. Invero, riguardo all’acquisizione dell’immobile di via Egiziaca a Pizzofalcone – inserito al punto 4 della deliberato nel piano delle dismissioni immobiliari, senza esplicitare se in compensazione con il bene in cessione – gli elementi motivazionali appaiono desumibili solo di riflesso[…] La permuta, vale qui ricordarlo, è definita dall’art. 1552 del codice civile quale ‘ contratto che ha per oggetto il reciproco trasferimento della proprietà di cose, o di altri diritti, da un contraente all’altro’. […] Si tratta quindi di un contratto a titolo oneroso che, laddove vi sia un’equivalenza qualitativa e quantitativa dei beni scambiati, può essere strutturato in modo da non comportare movimentazioni finanziarie, se non limitatamente agli oneri accessori. Tuttavia si sottolinea che tra i principi o postulati di cui all’art. 162 c. 1 del TUEL c’è quello di integrità, per il quale nel bilancio di previsione e nel conto del bilancio non devono esserci compensazioni di partite, anche in riferimento ai valori economici ed alle grandezze patrimoniali». [viii]

Le osservazioni, sebbene un po’ criptiche per i non addetti ai lavori, fanno presente  che un’attenta valutazione avrebbe dovuto tener conto di vari elementi utili alla valorizzazione dei bene, fra cui “la loro piena disponibilità, la loro condizione di fatto, la loro redditività, l’assenza di abusi edilizi, ovvero la loro condonabilità, ecc.)” [ix]  Certo, non si dubita esplicitamente della valutazione addotta dall’A.C., ma si avverte la preoccupazione per un’operazione che, sia pur degradata a semplice permuta immobiliare, presentava comunque molte insidie di natura giuridica e finanziaria. Nel suo “parere di regolarità contabile” della delibera di Giunta, anche il Direttore dei Servizi Finanziari, pur dando in conclusione parere favorevole, esprimeva perplessità sull’atto deliberativo. Al di là della congruità della  valutazione dei due immobili (circa 23 milioni di euro), si faceva presente che dalla proprietà della caserma Bixio il Comune aveva finora introitato un canone annuo di circa 450 mila euro,  “mentre alcun importo viene riportato in merito alla locazione delle 80 unità immobiliari costituenti l’edificio in via Egiziaca a Pizzofalcone di proprietà del Ministero”. [x] Bell’affare davvero,  visto che lo stabile deve essere ancora ristrutturato e, a quanto pare, è già stato occupato abusivamente da alcune famiglie!

  1. Operazione “Bastardi di Pizzofalcone”

Nel mese di marzo 2017 il quotidiano napoletano IL MATTINO diede in modo trionfalistico la notizia del progetto ‘grande Nunziatella’ e della Scuola militare che si ipotizzava di ospitare al suo interno.

«Ancora da definire i dettagli del centro di formazione militare europeo. Molto probabilmente di tratterà di una scuola interforze […] e potrebbe formare in un’ottica comune giovani ufficiali che solitamente frequentano quelle che un tempo si chiamavano ‘scuole di guerra’ nei singoli stati. Oppure potrebbe aprire alla formazione di ufficiali di grado intermedio o elevato con attività simili a quelle, già aperte agli stranieri, che si tengono al Centro Alti Sudi della Difesa a Roma nell’ambito dei corsi ISMI e IADD. Le opzioni da valutare certo non mancano e trasformerebbero Napoli, già punto di riferimento nevralgico in ambito NATO, nella capitale della formazione militare di un’Europa che appare sempre più orientata a darsi finalmente concretezza in termini di difesa e sicurezza». [xi]

nunzia-veduta-aereaOra, pur considerando che l’autore del pezzo, Gianandrea Gaiani, dirige il periodico ‘Analisi difesa’ e collabora con vari istituti di formazione militare, queste considerazioni lasciano trapelare una soddisfazione che va ben oltre la semplice cronaca. Ma bisogna ammettere che su questa subdola operazione (non a caso da me intitolata ‘Bastardi di Pizzofalcone’…) non si è ancora sentita una voce critica o, comunque, un commento che manifestasse dubbi sia sulla sua discutibile legittimità, sia sulla sua preoccupante valenza politica. Unica eccezione è stato un articolo apparso il 20 novembre 2017 su ‘Contropiano’ , nel quale si stigmatizzava il comportamento ambiguo dell’Amministrazione Comunale, manifestando anche una legittima ansietà per le prevedibili conseguenze dell’escalation militarista della città di Napoli.

«Preoccupante è…l’atteggiamento dell’amministrazione comunale di Napoli. Non solo non si è opposta a questa operazione di natura bellica ma addirittura nei mesi scorsi presentava questa come una vittoria. Rivendicava insomma di avere contribuito con la sua mediazione a questo ”importante risultato”. Provincialismo d’accatto che mal si sposa con la reale natura di una accademia militare e che fa a pugni con il concetto di Napoli città di pace tanto cara al sindaco e alla sua giunta. Dalle notizie che trapelano dall’accordo di Bruxelles sembra che nello specifico l’hub formativo di Napoli si specializzerà sugli attacchi a distanza ovvero la guerra coi droni. Wargames . E’ evidente che ciò esporrà la città di Napoli a pericoli finora sconosciuti. Se la base Nato è ubicata presso il lago Patria e lontana da centri abitati, l’accademia della Nunziatella ha sede invece a Pizzofalcone ovvero nel cuore di Napoli». [xii]

Fatto sta, però, che non soltanto i fedelissimi dei Sindaco, ma anche le forze della sedicente sinistra presente nell’Assise Comunale,  non hanno fatto una piega di fronte all’ipotesi che Napoli, Città di Pace, si ritrovi così ad ospitare una vera e propria scuola di guerra. Basti pensare che la delibera di giunta fu adottata su proposta dell’allora Assessore al Patrimonio Alessandro Fucito (già consigliere di Rifondazione Comunista, rieletto poi con la lista ‘Napoli in Comune a Sinistra’ ed attuale Presidente del Consiglio Comunale) e che la successiva delibera consiliare n. 46 del 6 agosto 2015, di cui era relatore lo stesso Fucito, è stata plebiscitariamente approvata all’unanimità.

Tutto bene dunque? Non direi proprio. Non sappiamo se e quando questo progetto troverà attuazione, ma non è giusto tacere di fronte all’enormità di un’operazione che, oltre che economicamente svantaggiosa per un Comune in pre-dissesto, ha manifestato un cinismo politico che nessun drappo arcobaleno su Palazzo S. Giacomo può tacitare. Non bastano certo i toni rivoluzionari ed anticonformisti per rendere davvero alternativa un’amministrazione comunale. La triste verità è che Napoli – intesa anche come Città Metropolitana, di cui lo stesso de Magistris è Presidente – è da decenni una delle città più militarizzate del mondo, grazie al degradante rapporto di vassallaggio che dal dopoguerra ha reso l’Italia una colonia assoggettata a servitù militare da parte dei nostri  c.d.‘Alleati’, sottraendo sovranità sia allo Stato centrale sia agli Enti locali e mettendo a serio rischio la pace, la sicurezza e la salute dei cittadini della Campania.

  1. A Napoli per imparare le ‘arti oscure’ della guerra

CoA_mil_ITA_nunziatella.svg  Appare evidente che  ‘ospitare’ già il Comando euro-africano della NATO e quello della VI Flotta statunitense non è sembrato sufficiente a chi ci (s)governa. Già in un mio articolo del 2013 mi ero soffermato sulla pesante coltre grigioverde calata su tutta la Campania, ed in particolare sull’area compresa fra Napoli e Caserta.

«La“Campania Felix” dei Romani ha subito una mostruosa mutazione genetica, trasformandosi in un vero e proprio “pentagono della guerra”,  una delle succursali ‘globali’ del Pentagono di Washington[…] Se disegniamo una rudimentale figura, che abbia come lati: (i) Bagnoli – Licola (20 km); (ii) Licola – Gricignano  (35 km); (iii) Gricignano – Lago Patria (35 km); (iv) Lago Patria – Capodichino (30 km); (v) Capodichino – Bagnoli  (15 km), il  perimetro del nostro “Pentagono” campano misura 135 chilometri. Trattandosi d’un pentagono irregolare, la misura della relativa superficie andrebbe ricavata diversamente, ma ipotizzando un lato medio di 27 km (135:5) ed applicando la formula relativa, scopriamo che l’area circoscritta dal perimetro di questa occupazione militare è di circa 1.254 kmq, ossia la decima parte dell’intero territorio regionale». [xiii]

Ciononondimeno – o forse proprio per questo… – qualcuno ha pensato che Napoli sarebbe stata la sede ideale per ospitare anche il quartier-generale dei ‘wargames’  di una difesa integrata europea e perfino un prestigiosa accademia tipo Hogwarts, dove gli ufficiali europei imparino a padroneggiare le ‘arti oscure’ della guerra. Immagino che i nostri vertici militari avranno gonfiato il petto per l’orgoglio di poter contare quanto prima sulla creazione d’una struttura ‘formativa’ del genere. Forse qualcuno di loro vede già sventolare sul “Rosso Maniero” di Pizzofalcone  [xiv] lo stendardo della nuova “Nunziatelworts School of Warmongery”, dove s’impartiscano insegnamenti e si promuovano ‘competenze’ che non sono esattamente quelle della già discutibile ‘Buona Scuola’, ma attengono piuttosto alle tecniche belliche più avanzate. Basti pensare alla guerra psicologica [xv], al cyber-controllo, all’antiterrorismo, alle operazioni con uso di armi nucleari ed a tante altre istruttive ‘materie’, come quelle studiate nei corsi intensivi alla NATO School che ha sede nella cittadina tedesca di Oberammergau [xvi] oppure, in modo più sistematico, nelle 10 più prestigiose accademie militari del mondo [xvii].  Il generale Claudio Graziano – dal prossimo novembre nuovo Presidente del Comitato Militare dell’Unione Europea [xviii]– si è già espresso entusiasticamente nei confronti del progetto e, con la sua autorità, non mancherà di adoperarsi perché esso diventi realtà.s-l300

« E’ un’iniziativa – ha spiegato il generale Graziano – che la Difesa sta perseguendo con forte determinazione e che porrebbe le Forze Armate all’avanguardia nel campo della formazione necessaria all’Europa per consolidare il suo crescente ruolo di global provider di difesa e sicurezza sugli scenari euro-atlantici […] La cooperazione internazionale è sempre più necessaria per affrontare in modo unitario e sinergico le sfide alla sicurezza. Ma per poter cooperare un Paese deve essere credibile a livello internazionale e deve essere competitivo in tutti i settori e non ultimo in quello della formazione». [xix]

Che dire? Non ci resta che attendere per vedere come andrà a finire questa inquietante (ma assai poco conosciuta) vicenda, che trasformerebbe di fatto la Napoli delle Quattro Giornate, la Città della Pace che guarda con apertura costruttiva ed interculturale al bacino del Mediterraneo, nella capitale del Warfare, gestito a mezzadria dai vertici della NATO e da quelli della EU. Davvero una bella prospettiva!

© 2018 Ermete Ferraro

N O T E ———————————————————————————————–

[i] Alfonso Bianchi, “L’Italia vuole a Napoli la scuola militare europea”,  Eunews , 06.03.2017 > http://www.eunews.it/2017/03/06/litalia-vuole-napoli-la-scuola-militare-europea/79458

[ii] “Nunziatella, c’è il giuramento degli allievi: a Napoli Mattarella e Pinotti”,  ildenaro.it , 17.11.2017 > https://www.ildenaro.it/nunziatella-ce-giuramento-degli-allievi-napoli-mattarella-pinotti/

[iii] Council of European Union, COUNCIL DECISION (CFSP) 2017/of establishing Permanent Structured Cooperation (PESCO) and determining the list of Participating Member States  (08.12.2017) > http://www.consilium.europa.eu/media/32000/st14866en17.pdf

[iv] “Il generale Graziano nominato presidente Comitato militare dell’Unione europea”, Il Sole24ore (07.11.2017) > http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-11-07/il-gen-graziano-nominato-presidente-comitato-militare-dell-unione-europea-175017.shtml?uuid=AEkIQ35C&refresh_ce=1

[v] Statuto del Comune di Napoli, art. 3, comma 4 > www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeAttachment.php/L/IT/D/…/P/…/pdf

[vi] Comune di Napoli, Deliberazione della Giunta Comunale n. 609 del 15.09.2015 ad oggetto: “Dichiarazione di Area Denuclearizzata del Porto di Napoli” > http://www.pacedisarmo.org/pacedisarmo/docs/143.pdf

[vii] Comune di Napoli, Deliberazione della Giunta Comunale n. 461 del 13.07.2015 ad oggetto: “Approvazione ed autorizzazione della permuta dell’immobile di proprietà statale sito in via Egiziaca a Pizzofalcone con l’immobile….”  ( il documento non è disponibile su Internet).

[viii] “Osservazioni del Segretario Generali” alla D.G.C. 461/2015, ibidem

[ix] Ibidem

[x]  Ibidem

[xi] Gianandrea Gaiani, “Nasce il primo comando, la Nunziatella formerà gli ufficiali europei”, Il Mattino (07.03.2017) , pp. 1-3

[xii]  Redazione Napoli, “Dalla Nunziatella spirano venti di guerra su Napoli” (20.11.2017) , Contropiano > http://contropiano.org/news/politica-news/2017/11/20/dalla-nunziatella-spirano-venti-guerra-napoli-097908

[xiii] Ermete Ferraro, “Campania Bellatrix” (24.03.2013), Contropiano > http://contropiano.org/interventi/2013/03/24/campania-bellatrix-015404

[xiv]  “Rosso Maniero” , oltre ad essere il ‘soprannome’ dell’accademia militare sorta nel XVIII secolo sull’area conventuale di Pizzofalcone per volontà di Ferdinando IV di Borbone, è anche il titolo dell’organo ufficiale della Associazione Nazionale Ex Allievi della Nunziatella > http://www.nunziatella.it/rosso-maniero/

[xv] Su tale aspetto mi sono già soffermato sei anni fa in un articolo per il mio blog:  Ermete Ferraro, “SPY…OPS! Quando la guerra si fa con le parole” (04.02.2012), Ermete’s Peacebook > https://ermetespeacebook.com/2012/02/04/psy-ops-quando-la-guerra-si-fa-con-le-parole/

[xvi] Visita il sito: https://www.natoschool.nato.int/Academics/Resident-Courses/Course-Catalogue

[xvii] Cfr. A. Abuwala, “10 Best Military Academies From Around the World” (25.04.2017),  WorldAtlas >  https://www.worldatlas.com/articles/10-best-military-academies-from-around-the-world.html  e: Lee Standberry,  “Top 10 International Military Schools” (08.10.2012), Toptenz.net > https://www.toptenz.net/top-10-international-military-schools.php

[xviii] Visita il sito dell’ E.U.M.C. > https://eeas.europa.eu/headquarters/headquarters-homepage/5428/european-union-military-committee-eumc_en

[xix] “Il generale Graziano: ‘La Nunziatella diventerà polo formativo europeo” (18.11.2017), la Repubblica , ed. Napoli > http://napoli.repubblica.it/cronaca/2017/11/18/news/il_generale_graziano_la_nunziatella_diventera_polo_formativo_europeo_-181428074/

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Biodiversità: che cosa se ne sa ?

logo biodiversità1 – Indagine su un problema al di sopra di ogni sospetto

E’ stata recentemente resa nota un’interessante ricerca svolta da Eurobarometro, dal titolo “Atteggiamenti degli Europei nei confronti della biodiversità” ,[i] delle cui risultanze – pubblicate sul Portale open data dell’Unione Europea – hanno però dato notizia solo alcuni siti specializzati su questioni riguardanti l’ambiente, fra cui quello dell’associazione V.A.S (Verdi ambiente e Società) [ii].   Viceversa, nessun quotidiano nazionale sembra interessato ad un problema di rilevanza mondiale, di cui anche chi ne parla tende generalmente a sottolineare soprattutto gli aspetti economici. Eppure si tratta dell’aggiornamento di un’importante indagine statistica, che ha interessato 27.718 cittadini dell’Unione Europea –  di cui 1.040 Italiani – che sono stati sottoposti a tale intervista, che constava di una dozzina di domande a risposta chiusa. Esse toccavano i seguenti punti chiave: 1) importanza della biodiversità e del fatto di arrestarne la perdita; 2)  percezione delle minacce alla biodiversità; 3) sforzi personali utili a tutelare la biodioversità; 4) conoscenza delle aree protette e delle reti associative che se ne occupano; 5) misure che la U.E. dovrebbe adottare per preservare la biodiversità; 6) riduzione dell’impatto europeo sulla biodiversità globale.

Ebbene, la prima considerazione che mi viene spontanea, scorrendo i dati forniti dall’inchiesta, è che c’è ancora molto da fare per accrescere il livello di comprensione di un concetto che, sebbene strettamente legato a principi scientifici che in buona sostanza si dovrebbero imparare già a scuola, non sempre risulta chiaro. E’ quindi il caso di riportare la sintetica definizione che apre il documento citato, nel quale si precisa che: “ La biodiversità –l’unica rete della vita sulla Terra – è vitale per la nostra sopravvivenza e qualità della vita. Essa ci fornisce gratuitamente  innumerevoli servizi, producendo l’ossigeno che respiriamo, ripulendo la nostra acqua e procurandoci cibo, materie prime e medicine. Ma la biodiversità ed i servizi a livello di ecosistema non sono solo sottoposti a minaccia; stanno per essere perduti e degradati in proporzioni che non hanno precedenti nella storia umana…” [iii] . Si tratta di un’impostazione che resta in un’ottica antropocentrica, ma possiamo comunque assumere tale spiegazione sul piano divulgativo, come impulso a sviluppare quanto meno una consapevolezza della sua importanza vitale per ciascuno di noi. Una definizione sicuramente più scientifica e corretta è quella ufficiale, secondo la quale la biodiversità è: “la variabilità degli organismi viventi di ogni origine, compresi inter alia gli ecosistemi terrestri, marini ed altri ecosistemi acquatici e i complessi ecologici di cui fanno parte; ciò include la diversità nell’ambito delle specie e tra le specie e la diversità degli ecosistemi” [iv]. Anche in questo caso, però, resta molto da spiegare sulle ragioni per cui la diversità biologica svolge un ruolo fondamentale nel mantenimento degli equilibri che garantiscono la sopravvivenza sulla Terra, non solo in riferimento a noi uomini ma nei confronti di tutti gli esseri viventi.

E’ perciò una piacevole sorpresa apprendere che, sebbene solitamente i media ne parlino assai poco e gli stessi ambientalisti non sempre riescano ad accrescere la consapevolezza delle persone in materia con adeguate informazioni, i cittadini europei risultano in maggioranza già coscienti dei pericoli connessi alla progressiva perdita di biodiversità a livello globale e locale, per la loro salute ma anche per la salvaguardia dell’ambiente più in generale. La responsabilità personale e collettiva degli esseri umani a tal proposito, inoltre, risulta evidente a tre quarti degli Europei e gli Italiani sono nella media rispetto alla consapevolezza delle cause antropiche di tale grave fenomeno, in particolar modo l’inquinamento a vari livelli ed i disastri ambientali. Anche se i media – quando pure parlano dei rischi connessi alla perdita di biodiversità –  si soffermano prevalentemente sulle conseguenze economiche del problema (che in effetti costa all’U.E. il 3% del P.I.L., pari a 350 miliardi di euro ogni anno [v] ),  mi sembra comunque una buona notizia che la percezione di esso e delle sue cause sia finalmente più chiara e diffusa. Il Commissario europeo per l’Ambiente,  il maltese Kermenu Vella, ha dichiarato a tal proposito: “ Abbiamo compiuto progressi e ci sono esempi validi da seguire, ma resta tanto da fare per colmare le lacune e raggiungere gli obiettivi in materia di biodiversità all’orizzonte 2020. Perdere biodiversità significa perdere il nostro sistema di sostegno alla vita. Non possiamo permettercelo.[vi]  E’ una giusta osservazione su cui dovremmo riflettere, in quanto ci ricorda che stiamo parlando di una questione che riguarda la ‘vita’ e la complessa rete di relazioni che la garantiscono. Nessuno quindi dovrebbe disinteressarsene e, nel momento in cui siamo diventati più consapevoli delle nostre gravi responsabilità, niente più di questo dovrebbe farci sentire compartecipi di un’effettiva inversione di rotta, adottando un modello di sviluppo e stili di vita radicalmente alternativi a quelli che, viceversa, sono causa della perdita di biodiversità.

2 – Biodiversità: quali risposte ai sei quesiti chiave?

Proviamo allora a fare qualche considerazione rispetto alla sintesi dei risultati relativi ai sei punti-chiave dell’inchiesta, così come riferiti dallo stesso Eurobarometro nel suo ‘summary’  [vii].

“Almeno otto Europei su dieci considerano una questione seria i vari effetti della perdita di biodiversità. Più della metà pensano che saranno interessati personalmente dalla perdita di biodiversità.”  In effetti la percentuale di Italiani che si esprimono in tal senso è un po’ inferiore (intorno al 65%), ma l’elemento comune è che la perdita di biodiversità non risulta più un problema estraneo alla vita quotidiana, bensì un serio pericolo per ciascuno di noi. Addirittura il 33% degli intervistati italiani (3 punti in più della media europea) si dichiara preoccupato per la possibile estinzione di specie ed ecosistemi nel nostro Paese, e questo è un dato sicuramente significativo. Un altro elemento interessante è che gli Italiani sono preoccupati più degli altri Europei della perdita di biodiversità a livello di ambiente urbano (50% contro il 42%), in quanto i moderni stili di vita sono fonte di ‘alienazione dalla natura’. Una buona ragione per ripensare seriamente l’assetto urbanistico delle nostre città in chiave di recupero delle aree verdi e di realizzazione di ‘green belts’ che le circondino, migliorandone la vivibilità ed arginando l’urbanizzazione selvaggia.

“Inquinamento e disastri causati dall’uomo sono considerate le più grandi minacce per la biodiversità.”  Circa la percezione delle minacce alla biodiversità da parte degli Europei, gli intervistati italiani si direbbero più allarmati degli altri Europei da fenomeni come inquinamento e disastri ambientali (mediamente 5 punti percentuali in più), mentre sembrerebbero minimizzare i rischi derivanti da “agricoltura, silvicoltura e pesca intensive”. Mi sembra che ciò indichi una consapevolezza diffusa delle cause più evidenti (inquinamento, modificazioni climatiche, perdita di spazi naturali a vantaggio di quelli costruiti), ma una parallela sottovalutazione di alcune modalità produttive di tipo intensivo e monoculturale, che invece rivestono un ruolo notevole nella perdita di biodiversità a livello locale e globale.

 “Più di tre quarti degli Europei (76%) credono che l’umanità ha la responsabilità di prendersi cura della natura e che ciò è importante per arrestare la perdita di biodiversità, mentre più di due su tre (67%) sono totalmente d’accordo che curare la natura è essenziale per affrontare il cambiamento climatico e sei su 10 (60%) sono del tutto d’accordo che la nostra salute e il benessere si basano sulla natura e la biodiversità.”  Questo punto è di grande importanza, perché dimostra che 3 cittadini su 4 dell’U.E. sono coscienti che non si esce dal problema senza operare delle scelte collettive ma anche personali. Ciò detto, un’analisi più dettagliata delle risposte ai quesiti posti dall’inchiesta mostra gli Italiani generalmente meno consapevoli del proprio ruolo nella risoluzione del problema (ad esempio come utenti delle aree protette, come consumatori re come soggetti di cambiamenti nello stile di vita). Viceversa, i nostri connazionali danno più peso degli altri al ruolo del volontariato ambientale (15% contro la media dell’11%), confermando indirettamente, però, che la soluzione a questo genere di problemi non è in mano a tutti, ma va delegata ad alcuni soggetti più motivati.

earthday “Più di nove Europei su dieci (93%) ritengono che l’U.E. dovrebbe informare meglio i cittadini circa l’importanza della biodiversità.”  Su questo punto sembrano quasi tutti d’accordo, per cui il sondaggio di Eurobarometro non fa che confermare l’esigenza di un’informazione più seria e diffusa in materia ambientale. Si tratta di un’importante acquisizione, ma bisogna anche stare attenti alla sottovalutazione delle azioni concrete dell’Europa per cambiare rotta. L’informazione è sì fondamentale ai fini di una vera democrazia, ma è evidente che non basta, se non vengono adottate politiche economiche, prima ancora che ambientali, che diano impulso ad uno sviluppo alternativo. Gli Italiani, in particolare, danno un peso ridotto a provvedimenti legislativi (50%), alle verifiche sull’utilizzo ecosostenibile dei sussidi comunitari (48%) ed ai finanziamenti destinati alla tutela del patrimonio naturalistico ((44-45%). Si conferma quindi una tendenza un po’ illuminista a ritenere che la consapevolezza dei problemi sia sufficiente di per sé a risolverli, a prescindere da rinforzi di tipo premiale (finanziamenti) o punitivi (sanzioni) che promuovano i cambiamenti necessari.

 “Quasi due terzi degli intervistati (65%) ritengono che stanno facendo uno sforzo personale per proteggere la biodiversità e la natura.”  Si tratta di un dato che rivela una soddisfacente consapevolezza degli intervistati sul ruolo che ogni persona può e deve avere nella promozione di un ambiente più naturale e vitale. Come già ho osservato prima, però, gli Italiani sono mediamente un po’ meno sensibili degli altri cittadini europei a questo coinvolgimento diretto e personale (ad es. interagendo correttamente con l’ambiente naturale, acquistando prodotti locali ed ecosostenibili e scegliendo stili di vita più sobri), mentre si dichiarano più motivati a compiere percorsi specifici di tipo volontario. Il guaio è che l’evidente crisi dell’associazionismo ambientalista non sembra confermare questa aspirazione ‘volontaristica’, che resta troppo spesso solo teorica…

 “Circa un quarto degli intervistati (26%) hanno sentito parlare della rete Natura 2000, di cui 16% di coloro che dicono di aver sentito parlare ma non sanno di cosa si tratta. La maggioranza (73%) non ne ha mai sentito parlare.”  Su questo punto i dati sono abbastanza simili. Solo 7 Italiani intervistati su 100 si dichiarano informati in proposito, mentre la stragrande maggioranza di essi (7 su 10) non ha mai sentito parlare di questa ‘rete’ e dei suoi siti protetti. Dalle risposte raccolte, comunque, affiora una evidente tendenza a considerare l’ambientalismo prevalentemente in chiave protezionistica (quasi il 70% la vede come strumento per “proteggere anmali e piante in pericolo” ). E’ però interessante che il 54% del campione d’Italiani ritengano che le aree protette  migliorano anche la qualità della vita della popolazione locale e che quasi la metà pensi che, ad esempio, ci possa anche essere un turismo eco-sostenibile.

 “La maggior parte degli Europei ha sentito parlare del termine “biodiversità” (60%), ma meno di un terzo (30%) sa che cosa significa. Inoltre, la maggior parte non si sentono informati sulla perdita di biodiversità (66%).” Dall’insieme dell’inchiesta emerge che la questione della salvaguardia della biodiversità non è più riservata a pochi ‘addetti ai lavori’ ma sta diventando oggetto di una preoccupazione sempre più diffusa. E’ pur vero che solo 1 intervistato su 3 si è dichiarato effettivamente consapevole del significato di questo concetto e che 2 su 3 sono soddisfatti delle informazioni ricevute. Il 40% delle risposte, inoltre, richiedono maggiori informazioni per  i consumatori della U.E. . Più della metà degli Italiani coinvolti, infine, reclamano requisiti obbligatori per le merci importate, percependo evidentemente questi prodotti come meno garantiti rispetto a quelli a marchio U.E.

3 –  Biodiversità: da preoccupazione a punto nodale di un vero cambiamento ecologico

E’ difficile non tener conto degli orientamenti emersi da questa indagine europea se si vuole davvero cambiare direzione. Le tendenze e le opinioni degli Europei – ed in particolare degli Italiani – in materia di salvaguardia della biodiversità sono abbastanza chiare e per intervenire efficacemente nel merito credo che bisogna partire da questa accresciuta consapevolezza dei cittadini, ma anche dalla loro manifesta esigenza di capire di più e di essere maggiormente informati e coinvolti.  Il fatto che a parlare di “biodiversità” non siano solo gli ambientalisti ma anche le persone comuni è un grosso passo avanti. E’ però indispensabile che il questo fondamentale concetto non rimanga vago o confinato ad un ambito puramente ‘naturalistico’, ma cominci davvero a diventare una preoccupazione di ogni persona responsabile, e quindi la molla per una  ‘conversione’ ecologica autentica e fattiva.   Come ho ricordato in un mio recente articolo [viii] , in questo come in altri ambiti è più che mai valida l’esortazione gandhiana “Sii il cambiamento che vorresti vedere nel mondo” e questo non certamente per sminuire il peso dei fattori strutturali sui problemi ambientali, bensì per indurre tutti a svolgere un ruolo in prima persona, qui e ora, nell’auspicato processo di cambiamento.

Non mi sembra il caso di citare qualche contributo che ho già dato in precedenza alla definizione del concetto di biodiversità [ix] , ma non posso fare a meno di ricordare quanto ha scritto ed ha fatto un grande maestro dell’ecologismo come Antonio D’Acunto – scomparso circa un anno fa – che della ‘biodiversità’ aveva fatto la bandiera stessa della sua proposta alternativa, volta a costruire dal basso la “Civiltà del Sole”. [x]  Concludo quindi questa mia analisi dei risultati dell’inchiesta citando uno dei suoi scritti, che risale a 5 anni fa e che suona come una specie di inno ad un principio vitale.

“Per la gran parte della Terra siamo dunque in una fase avanzata di un processo di cancellazione – per opera di una parte dominante, non solo economicamente ma anche culturalmente, della specie umana – del pensiero universale e delle finalità proprie della Natura, con la totale scomparsa dei suoi habitat e delle sue infinite manifestazioni e forme di viantonio 4ta, dall’immensa bellezza e ricchezza di suoni, voci, forme, espressioni, luci, colori, valori, realizzate in un tempo infinito dalla sua arte, dalla sua architettura, dalla sua ingegneria, dalla sua tecnica, dalla sua economia. Eppure non ne abbiamo coscienza, o almeno non nella misura necessaria; perché se così non fosse, non potremmo, almeno per quella parte cosciente, non agire per arrestare ed invertire tale processo. Perché non ne abbiamo coscienza? Non siamo indotti ad avere tale coscienza dal pensare il nostro essere quale essere estraneo al mondo della Natura e della Biodiversità: un’identità anzi con loro in conflitto permanente, in una guerra di conquista, di rapina, di spoliazione. Più Natura e Biodiversità si dissolvono, paradossalmente più cresce l’estraneità e la guerra di conquista alle ultime ‘risorse comuni’ di tutte le forme e specie viventi del Pianeta. Lo stesso, naturalmente importantissimo, crescente allarme del rischio di catastrofe per l’intero Pianeta per l’effetto serra ed i mutamenti climatici, nasce dalla preoccupazione della vita e del mantenimento dell’ ‘Economia’ di tale parte dominante dell’Umanità. Se la guerra contro la Natura e la Biodiversit
à non avesse la contraddizione della possibile ricaduta mortale sull’Umanità e la sua parte dominante, tutto potrebbe continuare fino a fare della Terra il pianeta ad una sola dimensione, quella dell’Uomo e della sua economia dominante e contestualmente della sua infinita solitudine e tristezza.
Il Sole allora donerebbe inutilmente i suoi raggi al nostro Pianeta, perché non verrebbero più da esso raccolti per trasformarli in vita con la meraviglia della sintesi clorofilliana: il verde non ci sarebbe più.

Manca, è vero, una coscienza globale della Biodiversità perduta e di quella a rischio, ma nel mondo infiniti sono sensibilità ed amore verso di essa e verso la Natura, fondamenti del passaggio a tale coscienza. Riflettere e contribuire sul come attuare questo passaggio assume decisiva valenza: la ricerca e la diffusione del quadro globale delle infinite aggressioni che la Biodiversità e la Natura ad essa connessa hanno subito e stanno subendo nel mondo rendono l’immagine diretta e la dimensione della violenza globale fatta alla Terra e, rapportata al passato ed al futuro, l’accelerazione fortemente in atto di tale violenza: sicuramente la mancata conoscenza della violenza globale che la Terra subisce è tra le ragioni dell’assenza di una coscienza globale della catastrofe in atto per la Biodiversità e la Natura. Quanto da me ricercato e riportato in questo contributo è un’infinitesima parte della violenza in atto, e l’impatto con tante immagini incontrate nella piccola ricerca è semplicemente sconvolgente. La realizzazione di quanti più possibili luoghi della Civiltà del Sole e della Biodiversità, con le mappe della violenza che la Biodiversità e la Natura subiscono o sono a rischio di subire localmente e in ogni parte del mondo, è sicuramente un passaggio fondamentale per una coscienza globale che agisca per arrestare la catastrofe in atto. Il Sole irradia la Biodiversità, la Biodiversità vive dell’infinito dono che il Sole le dà; l’Uomo nella Civiltà del Sole e della Biodiversità vive anch’egli di questo infinito dono.” [xi].
Alla spiritualità laica dell’ambientalista D’Acunto fanno significativamente eco, le autorevoli parole di uno dei passi dell’Enciclica “Laudato si’”, in cui Papa Francesco scrive:

“Ma non basta pensare alle diverse specie solo come eventuali ‘risorse’ sfruttabili, dimenticando che hanno un valore in se stesse. Ogni anno scompaiono migliaia di specie vegetali e animali che non potremo più conoscere, che i nostri figli non potranno vedere, perse per sempre […] La cura degli ecosistemi richiede uno sguardo che vada aldilà dell’immediato, perché quando si cerca solo un profitto economico rapido e facile, a nessuno interessa veramente la loro preservazione […] L’ambiente umano e l’ambiente naturale si degradano insieme, e non potremo affrontare adeguatamente il degrado ambientale se non prestiamo attenzione alle cause che hanno attinenza con il degrado umano e sociale…” [xii]

Fermarci all’informazione ed alla consapevolezza della necessità di tutelare la biodiversità è pertanto insufficiente, se non ci decidiamo ad affrontiamo il problema nella sua globalità, ma anche se non riusciamo a percepirlo come un invito a fare scelte personali e collettive che vadano nella direzione giusta.

© 2015 Ermete Ferraro (https://ermeteferraro.wordpress.com )

NOTE –———————————————————————-

[i] Special Eurobarometer 436, Attitudes of Europeans towards biodiversity, 10.05.2015 >  https://open-data.europa.eu/it/data/dataset/S2091_83_4_436_ENG

[ii] VAS, Opinioni degli Europei nei confronti della biodiversità > http://www.vasonlus.it/?p=20726

[iii] Eurobarometer 436, Introduzione al documento cit. (trad. mia)

[iv]  Si tratta dell’art. 2 della Convenzione sulla diversità biologica, come riportata dal sito della C.B.D. > https://www.cbd.int/convention/articles/default.shtml?a=cbd-02

[v] Fra gli altri articoli, vedi: http://www.greenews.info/rubriche/la-perdita-della-biodiversita-costa-all%E2%80%99ue-450-miliardi-di-euro-20151012/

[vi] Protezione della natura in Europa: dobbiamo fissare obiettivi più ambiziosi per arrestare la perdita di biodiversità entro il 2020 – comunicato stampa della Commissione Europea > http://europa.eu/rapid/press-release_IP-15-5746_it.htm

[vii]  Cfr. :  ec.europa.eu/COMMFrontOffice/…/index…/68204

[viii]  Ermete Ferraro, Una fine settimana particolare…  > https://ermeteferraro.wordpress.com/2015/10/26/una-fine-settimana-particolare/

[ix]  Per scorrere i titoli dei miei precedenti articoli in materia, già pubblicati sul mio blog Ermete’s Peacebook , cfr.: https://ermeteferraro.wordpress.com/page/3/?s=biodiversit%C3%A0&submit=Cerca – Vedi, in particolare >  https://ermeteferraro.wordpress.com/2013/07/10/biodiver-citta-un-approccio-ecosociale/

[x]   A tal proposito visita il sito della Rete Campana per la Civiltà del Sole e della Biodiversità > http://www.laciviltadelsole.org

[xi] Antonio D’Acunto, Amare e ritrovare la perduta biodiversità (07.11.2010) > http://www.terraacquaariafuoco.it/index.php/amare-e-ritrovare-la-perduta-biodiversita/79-amare-e-ritrovare-la-perduta-biodiversita

[xii] Papa Francesco, Laudato si’ – Lettera enciclica sulla cura della casa comune (nn. 33…36 … 48), 2015 > http://w2.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html

CTR+ALT+CANC (Esercitare il controllo + Creare alternative +Cancellare la guerra)

CTR ALT CANCLo scorso 26 aprile si è svolta a Bruxelles una “giornata di preparazione ed azione” contro  la vendita di armi ed ‘lobbismo’ dei fabbricanti di armamenti sugli organi dell’Unione Europea. La campagna – denominata “CTR+ALT+EU” – è stata organizzata dall’organizzazione pacifista belga Agir pour la Paix per denunciare ad un’opinione pubblica, da sempre poco informata su questi temi, che : “ I fabbricanti di armi ed i loro lobbisti sono molto vicini alle istituzioni europee, in quanto le aiutano a definire le loro leggi, a vendere le loro armi ed a beneficiare delle sovvenzioni europee, sotto il ‘coperchio’ dell’aiuto allo sviluppo delle nuove tecnologie’…”.[1]

Lasciando stare l’iniziativa belga e tornando a noi, il silenzio dei media su questi temi risulta invece davvero assordante. Siamo appena usciti dalla tornata elettorale per l’elezione del nuovo Parlamento Europeo ma, per caso, ricordate che qualcuno dei candidati italiani – di qualsiasi partito – si sia soffermato almeno un po’ su una questione così importante per la sicurezza e la pace dei cittadini della vecchia Europa? In questa campagna si è parlato poco, in generale, delle politiche dell’Unione, dal momento che l’unica preoccupazione sembrava essere quella di coltivare il proprio orticello e le proprie alleanze a livello interno, ma soprattutto si è evitato accuratamente di affrontare questioni scottanti come quella della difesa e degli equilibri internazionali.

Solo qualche forza politica, come la Lista Tsipras, ha accennato – nell’ultimo punto del suo programma – alla “abolizione degli accordi economici e militari”[2] . Il Partito Democratico si è premurato d’inserire nel suo programma elettorale l’affermazione che:  “L’Europa deve unire le proprie risorse in tema di difesa, sviluppo, commercio e diplomazia, per massimizzare gli effetti positivi della sua politica estera…”[3], mentre nel programma del Partito Socialista Europeo (cui il PD aderisce), non si trova neppure questo vago riferimento.[4]

Altrettanto ambigua – ma più prevedibilmente – è la posizione del Partito Popolare Europeo, nel cui Manifesto è stata inserita quest’affermazione: “L’unione Europea deve…potenziare ed accrescere l’efficienza della sua politica estera. Guadagniamo forza attraverso un’azione coordinata. à Il PPE intende potenziare le prerogative dell’Europa in materia di affari esteri, sicurezza e difesa, rafforzando la sua capacità di agire nel mondo.” [5]

Nessun riferimento alle questioni della pace e del disarmo è possibile reperire nei sintetici 7  punti del programma per l’Europa del Movimento 5 Stelle , mentre qualcosa di più dettagliato lo troviamo nel programma elettorale dei Verdi Europei: “ Grazie ai Verdi , una parte più importante del bilancio dell’UE sta per essere consacrata alla prevenzione dei conflitti attraverso lo Strumento di stabilità e di pace. Noi abbiamo sostenuto anche l’idea di un Corpo della pace dell’UE e di un Istituto europeo per la pace. Noi siamo contrari al finanziamento della ricerca militare da parte del bilancio europeo [… ]Il commercio europeo delle armi, comprese le tecnologie di sorveglianza, esporta insicurezza nelle regioni come il Medio ed Estremo Oriente. I Verdi vogliono ridurre questo commercio ed impedire l’esportazione di armi, che può essere utilizzata contro i movimenti di liberazione e di protesta civica”. [6]

La triste e scomoda verità – come ha messo in luce la Campagna Europea di Banche Armate – è che: “L’Unione Europea (UE) assicura un quarto delle esportazioni mondiali di armi. Alcuni Stati sono particolarmente coinvolti: la Francia e la Gran Bretagna si disputano da anni la terza posizione a livello mondiale dietro la Russia e gli Stati Uniti; altri paesi, tra cui la Germania, la Spagna e l’Italia occupano a loro volta una collocazione rilevante in questo commercio.” [7]

A tal proposito, Giorgio Beretta, scrivendo per il portale Unimondo, sottolineava che, dopo il calo del 2010, gli ordinativi ai paesi dell’Unione Europea per esportazioni di sistemi militari nel 2011sono addirittura aumentati del 18,3% , superando i 37,5 miliardi di euro. Alcuni Stati europei non hanno reso noti i dati richiesti, mentre l’allora governo ‘tecnico’ di Monti: “…forse per adeguarsi allo standard tedesco […] ha pensato di manipolare un po’ le cifre. A fronte degli oltre 2,6 miliardi di consegne riportate nella Relazione governativa nazionale, i funzionari governativi hanno riferito all’UE solo poco più di 1 miliardo…” [8]

Insomma, sembrerebbe proprio che il ruolo dei mercanti d’armi (e quindi di morte) all’interno dell’Europa sia l’ultimo dei problemi. Si direbbe che ben pochi si preoccupino che la nostra Unione – presentata trionfalisticamente negli spot televisivi come la realtà che ha garantito la pace negli ultimi 60 anni –  appaia sì priva di una politica comune di difesa, ma comunque molto solidale nel difendere gli interessi di chi produce ed esporta strumenti per fare le guerre. Del resto, non è certo un caso che Papa Francesco abbia recentemente affermato, con la consueta chiarezza evangelica: Tutti parlano di pace, tutti dichiarano di volerla, ma purtroppo il proliferare di armamenti di ogni genere conduce in senso contrario. Il commercio delle armi ha l’effetto di complicare e allontanare la soluzione dei conflitti, tanto più perché esso si sviluppa e si attua in larga parte al di fuori della legalità…” [9]  Lo stesso Pontefice, il 15 maggio, è tornato sull’argomento, auspicando: ‘…che la comunita’ internazionale dia luogo ad una nuova stagione di impegno concertato e coraggioso contro la crescita degli armamenti e per la loro riduzione”.[10]

Control-Arms-80-governi-partecipano-alla-consultazione-sostegno-di-Ban-Ki-Moon1_mediumIn Italia, comunque, le campagne contro lo strapotere degli armivendoli ci sono da anni, anche se ben pochi ne parlano, come è facile immaginare. Oltre quella denominata Banche Armate – promossa da Missione Oggi, Mosaico di Pace e Nigrizia [11] – c’è infatti ControllArmi , promossa dalla Rete Italiana per il Disarmo[12]  e ci sono anche le puntuali ricerche condotte da Archivio Disarmo, che il 14 maggio scorso ha organizzato un importante convegno a Roma, sul tema: “Italia/Europa: politica di difesa e prospettive di pace”[13].

Questo però non significa che gli Italiani siano consapevoli dello scandalo dei miliardi che il nostro Paese spende per le armi e di quelli che guadagna vendendole, all’interno di un quadro istituzionale europeo dove, in teoria, esisterebbero già trattati e convenzioni.

“Resta il fatto che a 14 anni dall’entrata in vigore del Codice di Condotta (aggiornato nel 2008 dalla Posizione Comune sulle esportazioni di sistemi militari) non si è ancora in grado di conoscere con certezza dalla Relazione UE né i paesi destinatari né la precisa tipologia dei sistemi d’arma esportati dai singoli stati membri. E’ una questione non irrilevante per la sicurezza comune e che andrebbe sollevata sia nei parlamenti nazionali che al parlamento europeo: soprattutto ora che è entrata in vigore la direttiva comunitaria che “semplifica l’interscambio di materiali d’armamento all’interno dell’UE” che rischia di ridurre ulteriormente le informazioni e la trasparenza in materia di esportazioni di armi.” [14]

Date queste premesse, risulta un’enorme contraddizione non solo che il premio Nobel per la pace sia stato recentemente attribuito all’U.E. ma, soprattutto, che si sia continuato anche di recente a sbandierare l’immagine dell’Europa come garanzia di pace e di sicurezza.

Da un altro interessante articolo [15] apprendiamo, ad esempio, che il 90% dei ‘consulenti’esterni al Parlamento Europeo proviene dal mondo delle industrie, molte delle quali sono, guarda caso, legate alla produzione di armamenti. Li chiamano advisory groups ma il loro ruolo, più che  ‘consigliare’ gli europarlamentari, pare proprio sia quello di fare lobbying, influenzando pesantemente le decisioni comunitarie.

Certo, l’Europa si è già data strumenti legislativi di controllo, come la Decisione 2010/336 del Consiglio, nella quale si prevede che debbano: “…incoraggiare gli Stati membri dell’ONU a sviluppare e migliorare competenze nazionali e regionali per attuare controlli efficaci sul trasferimento di armi, al fine di assicurare che il futuro ATT, quando entrerà in vigore, sia quanto più possibile efficace.”[16].  Per conseguire tale risultato, questo atto normativo prevede che il progetto di ‘seminari regionali’ sia finanziato con un milione e mezzo di euro, anche se – a dire il vero –  nessuno sembra essersi finora accorto della loro effettiva funzione…

E’ il caso di sottolineare poi che l’Unione Europea, sebbene sia allineata alle normative internazionali e si avvalga della normativa internazionale e degli esperti dell’ONU (UNIDIR), paradossalmente non è stata a lungo in grado di ratificare direttamente il Trattato sul Commercio delle Armi (Arms Trade Treaty – ATT) [17], in quanto non è ufficialmente membro delle Nazioni Unite, ragion per cui ha dovuto seguire un percorso piuttosto contorto per adeguarvisi, come nota Gianluca Farsetti in un suo articolo dello scorso febbraio.[18]

Anche nella mia Napoli sono state svolte alcune iniziative pubbliche, per diffondere la campagna contro l’intreccio perverso tra politica e commercio di armi, promossa dal tenace missionario comboniano padre Alex Zanotelli. Egli infatti ha lo sempre denunciato con forza, rilanciando recentemente una petizione per chiedere trasparenza su una questione così grave, che sembra aver registrato non solo ‘pressioni’ lobbistiche, ma vere e proprie tangenti ai partiti (cfr. il mio precedente articolo: https://ermeteferraro.wordpress.com/2013/12/08/noli-me-tangere/).

“Dobbiamo sostenere la Procura di Napoli ,di Busto Arsizio e di Roma perché possano continuare la loro indagine per permetterci di capire gli intrecci tra il commercio delle armi e la politica. Noi cittadini abbiamo il diritto di sapere la verità su questo misterioso intreccio. E’ in gioco la nostra stessa democrazia. Soprattutto ora che l’Italia sta investendo somme astronomiche in armi. […] Noi cittadini italiani abbiamo il diritto di sapere se quella pratica è continuata in questi ultimi 20 anni. In questi anni l’industria bellica italiana è cresciuta enormemente. Abbiamo venduto armi, violando tutte le leggi, a paesi in guerra come Iraq e Iran e a feroci dittature da Mobutu a Gheddafi, che hanno usato le nostre armi per reprimere la loro gente….”[19]

Per concludere, su questa sconcertante vicenda occorre davvero che Italia ed Europa “cambino verso” – per prendere in prestito lo slogan del PD alle ultime elezioni – in modo da assicurare trasparenza e coerenza nelle scelte.  Continuando a citare alcune frasi ricorse in quest’ultima, brutta, campagna per il Parlamento Europeo, potremmo dire allora che: “Ce lo chiedono i nostri figli”, proprio perché – come recita uno slogan della Sinistra tedesca –  “L’Europa può essere diversa: sociale, pacifica, democratica”.

E’ inutile nasconderselo: il quadro politico emerso da queste elezioni europee non è certo incoraggiante, presentando un primato dei partiti popolari moderati ed una forte crescita delle forze politiche di destra e populiste. Ecco perché, come ho sintetizzato nel titolo, credo che sia arrivato il momento di azionare i tre fatidici tasti del computer della politica: CTR (esercitare il controllo); ALT (promuovere alternative) e, soprattutto, CANC (cancellare la guerra). E’ ora d’iniziare anche noi, fin da subito, la nostra lobbying dal basso – in nome del disarmo e della pace – nei confronti di coloro che abbiamo contribuito ad eleggere europarlamentari.

Ce lo chiedono i nostri figli.

© 2014 Ermete Ferraro (https://ermeteferraro.wordpress.com )

NOTE :

[1]  http://agirpourlapaix.be/26-04-journee-de-preparation-daction-crtlalteu/

[2] http://www.oltremedianews.com/rubriche/lista-tsipras-ecco-il-programma

[3]https://s3.amazonaws.com/PDS3/allegati/programma%20pd%20europa_DEF_Layout%201_1.pdf

[4] http://www.europaquotidiano.it/wp-content/uploads/2014/05/europee_programmaPse1.pdf

[5] http://dublin2014.epp.eu/wp-content/uploads/2014/03/Manifesto-with-cover-IT.pdf

[6] http://europeangreens.eu/sites/europeangreens.eu/files/Manifeste%20Commun%202014_0.pdf

[7] http://www.banchearmate.it/CampagnaEuropea.rtf

[8] https://www.facebook.com/notes/stop-the-war/sempre-pi%C3%B9-armi-europee-nel-mondo-litalia-cosa-fa/10151372841614404

[9]http://www.sanfrancescopatronoditalia.it/30461_Papa_Francesco__Commercio_armi_e_migrazioni_forzate_mettono_a_rischio_la_pace.php#.U4nMXXLV9cQ

[10]http://www.asca.it/news-Papa__condanno_proliferazione_e_commercio_armi__Pace_bene_globale-1388034.html

[11] http://www.banchearmate.it/home.htm

[12] http://www.disarmo.org/rete/index.html

[13]http://www.archiviodisarmo.it/images/Programma%20seminario%2014%20maggio%202014.pdf

[14] https://www.facebook.com/notes/stop-the-war/sempre-pi%C3%B9-armi-europee-nel-mondo-litalia-cosa-fa/10151372841614404 (cit.)

[15] http://www.lettera43.it/politica/lobby-nell-unione-europea-gli-advisory-group-danno-la-linea_43675124988.htm

[16] http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/ALL/;jsessionid=YPQsTKFWG7v492g0RDrpvDQy4QR2pyxGWdKXc89s97BNVYhQ9RBk!-1548291755?uri=CELEX:32010D0336   Altra documentazione sulla regolamentazione europea del controllo delle armi è reperibile all’indirizzo internet: http://europa.eu/legislation_summaries/foreign_and_security_policy/cfsp_and_esdp_implementation/ps0012_it.htm

[17] Cfr. http://www.un.org/disarmament/ATT/

[18]http://www.rivistaeuropae.eu/esteri/esterni/lunione-europea-e-larms-trade-treaty-att/

[19] http://www.ildialogo.org/appelli/MaleOscuro_1369771177.htm